i frequenti errori delle madri divorziate…

Ascolto donne separate da anni ed ascolto sostanzialmente le stesse cose dette da donne diverse, per cultura, latitudine, intelligenza e capacità di porsi in discussione ma ciò nonostante ne rilevo degli errori comuni, soprattutto in danno dei figli minori.

La relazione con l’ex marito non termina in realtà con la separazione ed il divorzio o con il solo vivere un nuovo amore, esiste infatti quel rapporto fantasma che persiste nel condizionare la vita della donna e della madre anche dopo ed oltre le carte bollate e non solo nel vincolo delle visite programmate ai figli o dei periodi di distacco presso il padre.

Uno dei quesiti che sovente somministro alle mie assistite indirizza proprio a chiedersi se il rapporto con l’ex sia stato o meno “elaborato” perchè ne evidenzio il riferimento costante in gran parte dei pensieri e delle scelte da compiere, diverso da un ex marito ingerente o asfissiante ma relativo alla gestione delle emozioni e, talvolta, all’essere gestite dalle emozioni conflittuali che superano il mero rancore o il senso di rivalsa.

Uno degli errori classici è quello di proiettare sui figli la propria angoscia oppure nel trasformarli da soggetti in uno strumento oggettuale di relazione con l’ex anche nella massima buona fede e desiderio di tutela, ma se la raccontano, come si suol dire in parole spicciole.

Se la raccontano perchè i figli sono così trasformati in un linguaggio comunicativo fra gli ex coniugi ma ancora genitori, linguaggio che non meritano di essere perchè privi di strumenti cognitivi per sostenerlo ed esposti ai rischi di una periodica regressione che potrebbe condizionare il loro già condizionato processo evolutivo, perchè per un bambino la separazione dei genitori è sempre un trauma.

Ascolto così spesso il dire “io” che non sempre riesco a nascondere il disagio che provo e ben lo manifesto verso quelle madri che proprio dicendo “io” contribuiscono a quel muro di “io” già eretto dall’ex marito, ora diventato controparte. Lo manifesto come confronto per richiamare la loro attenzione verso le esclusive esigenze dei figli, che superano l’importanza di quell’ “io” invece così prevalente in ogni epigrafe verbale.

Di fronte al dolore emotivo anche lo spessore dell’intelligenza si riduce e prende sopravvento lo stomaco, il bisogno di rivalsa, la compensazione del rancore provato verso un ex marito finalmente lasciato dopo aver sopportato tante angherie, oppure fuggito con la badante dell’anziana nonna.

Anche nelle coppie più serene o degne di capacità di confronto è difficile raggiungere la reale elaborazione del distacco, talvolta vissuto come perdita, perchè proprio l’intelligenza consente di fuggire elegantemente dal confronto stesso ma almeno si riduce il danno per i figli meglio gestito e più serenamente accompagnati alla separazione dei genitori.

Il nuovo compagno poi si trasforma spesso nel surrogato del “come avrebbe dovuto essere stato l’ex marito” e, non di rado, il povero nuovo amore diventa lo zerbino della rivalsa della ex moglie finalmente padrona della relazione.

Poi ci sono le donne che dopo aver vissuto una relazione castrante per anni danno sfogo alla propria femminilità e, finalmente con un pò di ritardo, ringraziano il classico idraulico da poter salutare al mattino senza grandi legami, tutto ben lontano dai figli ed in quella riservata vita privata che tale dovrebbe essere.

Ci scherzo ma non ne riduco la serietà perchè serio è il problema che accompagnerà i figli nella loro crescita, soprattutto emotiva, ove si ritrovano accanto dei progressivi compagni della mamma non necessariamente a lungo termine.

Questa è la grande responsabilità della madre divorziata, con la quale i figli convivono in modo prevalente, ovvero quella di saper scegliere sia lo spessore della nuova relazione che il modo col quale vivere il nuovo amore, altrimenti dopo essersi lasciata coi vari nuovi ex ed aver superato l’evento con qualche lacrima, i figli impiegheranno invece anni per comprendere che il difficile rapporto con le loro emozioni ha una ragione ben precisa.

Una madre divorziata ha una sofferenza che si rinnova ogni giorno, soprattutto quando deve compensare le lacune di un padre non presente o marpionamente proteso a vincere quella guerra relazionale utilizzando i figli come armi di distruzione di quella serenità faticosamente raggiunta dalla ex dopo anni di lacrime.

Una madre sola ha un peso che non può gestire in solitudine, si riduce in questo modo quello specchio utile al confronto che potrebbe consentire di prevenire quegli errori parte della separazione, contro i quali è opportuno capire che non c’è colpa ma si attiva un meccanismo tipico del divorzio e quelle dinamiche della paura di non farcela, soprattutto quando i figli si trasformano in alleati del padre.

Una madre sola ha il dovere e deve trovare la forza di non diventare essa stessa una madre zerbino per timore di perdere, non i figli, ma la guerriglia col padre, nella quale proprio i figli sono le armi.

La solitudine monacale o la iper-protezione non sono mai una giusta risposta, occorre equilibrio ma con la consapevolezza che la risposta non potrà giungere da chi è incapace di farsi delle domande e porsi in discussione.

Una madre sola è un soggetto emotivamente vulnerabile ma forte abbastanza da riuscire comunque a donare ai figli una crescita serena, ricordandosi che non occorre nascondere loro la sofferenza patita come non serve coinvolgerli nel proprio dolore, perchè i bambini hanno quella intelligenza emotiva sulla quale investire per accompagnarli nella loro vita di figli separati.

La stessa intelligenza emotiva che una madre separata sembra aver dimenticato di possedere, forse perchè troppo identificata in tal senso, col rischio di separarsi anche da se stessa…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

Sara Moi Piselli, pedagogista


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