il peso del viaggio coi figli ed i benefici del viaggiare per i bambini…

Da quando abbiamo avuto la nostra prima figlia Matilde nel gennaio del 2011 ci siamo sentiti dire che la scelta di viaggiare avrebbe causato un sacco di problemi ai bambini.

Figlia desiderata e concepita durante il viaggio già intrapreso l’anno precedente, per le ragioni che prima o poi descriverò appieno, quando il buon cane Lucky annusando la mia pancia si mise a scodinzolare come un pazzo e, voglio (magicamente) credere, che abbia sentito per primo l’arrivo di Matilde rispetto al test di gravidanza, nascita che purtroppo non ha fatto in tempo a vedere.

Viaggiare equivale a creare dei problemi ai bambini?

Niente di più sbagliato e di più radicato alle paure di chi non sfida le proprie certezze, per capire se sono fortezze o, invece, delle prigioni.

Nel corso degli ultimi otto anni nello zaino, i nostri figli sono nati in tre diverse città, durante il viaggio e non solo viaggiando, perchè ci siamo fermati per alcuni mesi nelle varie località che abbiamo percorso fino al settembre scorso quando i primi due figli hanno iniziato la scuola nel paese di Latte di Ventimiglia, al confine con la Francia, ove abbiamo preso in affitto un piccolo appartamento.

Affrontare un viaggio coi figli è certamente faticoso, viaggiare a lungo con loro al seguito è difficile ma non impossibile e non ha tutti quegli svantaggi che in molti si affrettano a raccontarsi, soprattutto per restare vincolati a ciò da cui paradossalmente vorrebbero fuggire.

Noi non siamo fuggiti e non stiamo fuggendo, abbiamo scelto di vivere un periodo della nostra vita percorrendo le esperienze del viaggiare ed il confronto del viaggio stesso, grazie al quale capire le misure corrette fra la vita reale ed il  “volo pindarico”.

Abbiamo cresciuto tre figli nel confronto ed in piena socializzazione coi bambini di ogni razza lingua e colore, osservandone i tantissimi benefici sia sotto il profilo umano che evolutivo.

Di contro ha avuto peso la mancanza di una loro stanza, sempre e solo quella, alla quale radicarsi ma non ha rappresentato un serio problema e niente che, adesso, non si possa compensare, specialmente ora che vanno a scuola.

Non siamo una Famiglia ricca e quindi abbiamo lavorato viaggiando, nel rispetto della nostra filosofia ispirata al “less is more” trovando nei bambini quella serenità del non chiedere e di ringraziare per ogni piccolo dono, sviluppando sorrisi e felicità anche di fronte ad una asina quando abbiamo gestito per qualche mese un agriturismo rurale.

Quel che serve è una buona assicurazione per affrontare ogni eventuale emergenza sanitaria anche nei paesi europei, perche il TEAM da solo non basta e si rischia di dover anticipare i costi per poi sperare di essere rimborsati dalla propria regione.

Matilde, Fabio Massimo e la piccola Edda ci hanno insegnato a viaggiare, a gestire i pesi e le fatiche, a capirne i segnali della stanchezza ed a comprenderne i benefici emotivi, relazionali ed anche fisici che sono tanti e maggiori rispetto alle complicanze del vivere “senza dimora fissa”. Che non equivale ad essere degli zingari come invece i ben-pensanti ritengono laddove si sceglie di non avere una casa propria.

La nostra non è una lotta fra l’avere e l’essere, assolutamente, bensì una scelta compiuta fra le varie opzioni più compatibili con il nostro modo di esprimere e vivere le emozioni e non è detto che debba durare per sempre, nulla ci vieta di fermarci in un posto per tutto il tempo che desideriamo.

Abbiamo offerto ai nostri figli la natura, i paesaggi, la cultura di ogni località che abbiamo visitato o i luoghi in cui abbiamo vissuto, fra i quali anche le nostre città di origine perchè non c’è niente di più emozionante di indicare ad un figlio il proprio prato dei giochi di bambino.

Abbiamo anche affrontato dei momenti brutti, sia per il maltempo che in più occasioni ci ha costretto a “bivaccare” nei centri allestiti dalla protezione civile o in stazione che durante l’attentato di Nizza del 2016, qualche giorno dopo il quale Matilde e Fabio Massimo hanno camminato lungo il viale da poco ripulito dal sangue delle vittime e, questo, forse rappresenta il senso del viaggiare, la pace e la capacità dei bambini di elaborare la drammatizzazione di ciò che non comprendono appieno ma hanno capito essere una sofferenza per noi adulti.

In fondo il senso del viaggiare è tutto qua, nel coraggio delle emozioni, sul quale facciamo affidamento come genitori, come educatori e come passeggeri di una vita nella quale percorrere sempre quella strada chiamata domani…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

Sara Moi Piselli, pedagogista


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