consigli ai genitori incompetenti, fra teoria e pratica…

Sono una pedagogista madre di tre bambini piccoli, debbo perciò sempre ricordarmi di essere una madre quando faccio la pedagogista e di essere una pedagogista diventata mamma quando i miei figli hanno “una crisi”.

Non ho mai amato dire ad un genitore che mi chiede consiglio quel che dovrebbe fare o meno, preferisco porlo a confronto con il “mondo interno” dei bambini, quasi sempre nella fascia di età compresa fra gli zero ed i cinque anni, periodo del pianto da stanchezza, dei capricci, delle crisi da iper attività e di quelle dinamiche che talvolta pongono a dura prova la pazienza dei genitori; col rischio di ritrovarsi in mano un bambino con più fratture da scuotimento dopo la crisi di nervi che coglierà il genitore esasperato dall’incessante pianto e dalle grida, il quale “scuote” il bambino urlando a sua volta quel “basta” fino a rischiare appunto di uccidere il figlio e, non pochi, sono i casi nel mondo in tal senso.

Diventare genitori è una scelta, esserlo è un cammino giorno per giorno, fare il genitore è più facile e per questo è importante capire sin d’ora che il miglior modo per educare un bambino è capire di chi è figlio, frase tipica che si ascolta dai vecchi di paese quando ti chiedono “di chi sei figlia?” Ma che ha un significato importante.

Il mondo interno del bambino è strettamente collegato all’interazione coi genitori mentre non sempre i genitori sanno comprendere quel “dentro” i figli oltre i propri occhi e, purtroppo, anche nei genitori più giovani agisce sempre quella terribile cultura adulto-centrica che impone sostanzialmente ai bambini di adeguarsi alle esigenze degli adulti e non il contrario.

Chi legge questo Blog ha compreso che preferisco usare un linguaggio edibile anche ai genitori non necessariamente acculturati, per questo tendo a non esprimere tecnicismi o complicate teorie pedagogiche, concentrandomi sul senso e sul buon senso del significato immediatamente applicabile, utile a supportare il genitore in tempi brevi per mediare una situazione difficile, per poi eventualmente approfondirne i contenuti.

Se i bambini hanno delle dinamiche comuni sono le competenze genitoriali che mutano in base al contesto sociale e culturale, al territorio, alla struttura della coppia, alla capacità di elaborazione di un contenuto e soprattutto alla tolleranza alla frustrazione che rappresenta la prova più importante di fronte alla crisi di un bambino che non si riesce a calmare.

Per questo è del tutto inutile offrire delle teorie pedagogiche da salotto buono, perchè per quanto condivisibili trovano una scarsa concretizzazione in quelle realtà sociali fatte di toni di voce alti, di dita puntate e di sculacciate oppure di premi compensatori “basta che stai zitto” per poi assistere al bambino di tre anni impalato allo schermo del computer per ore, mentre la mamma guarda i programmi televisivi del pomeriggio chattando col cellulare e fumandosi la sigaretta, credendosi finalmente in pace perchè il figlio “non disturba”.

Non ci sono esami per diventare dei genitori e non è scritto da nessuna parte che un genitore ha il dovere di essere intelligente, per questo è arduo il lavoro della pedagogista quando provo a consigliare di non fumare in presenza dei figli, di non far trascorrere ore allo schermo, di interagire coi figli per le loro esigenze evolutive e soprattutto di impegnarsi per crescere come genitore senza imporre alla crescita dei figli dei genitori sostanzialmente immaturi.

L’immaturità genitoriale è un male comune, genera l’arte delle delega, riduce i  tempi di relazione coi figli concentrandoli solo sui momenti buoni e cosiddetti d’immagine sociale, dalla poppata alla passeggiata fino agli eventi conviviali dove “mostrare” i figli senza accorgersi che si evidenzia altresì la propria incompetenza genitoriale allo stesso tempo.

“Dottoressa, guardi, mio figlio somiglia a Maradona, gli ho fatto lo stesso orecchino” mi disse la tifosissima assistita partenopea orgogliosa di mostrarmi “Thiago” che effettivamente ricordava il calciatore argentino, verso la quale ho offerto lo stesso impegno del mio lavoro ma con misure diverse, perchè è del tutto inutile imporre il peso della pedagogia in chi vive leggero, per questo la mediazione consente di giungere ad un linguaggio comunicativo comune per raggiungere lo scopo e debbo dire che ho potuto migliorare la mia conoscenza in campo calcistico.

Come fare quindi a “educare i genitori incompetenti” verso il rispetto delle esclusive esigenze dei figli minori?

Se ne accetta il risultato minimo, il male minore, ovvero una sconfitta vera e propria di una società adulto-centrica che investe nella ignoranza invece che stimolare la crescita, col risultato che le prossime generazioni saranno formate da scimmie che comunicano tramite gli emoticon, mi si permetta il sarcastico sfogo.

E’ una lotta difficile per una pedagogista ma non demordo e persisto nel mio lavoro nella parte che riguarda il rinforzo delle competenze genitoriali, offrendo alle altre madri l’umile confronto idoneo per ridurre i danni e, fortunatamente, il fatto che sono una madre semplice mi consente quell’alleanza con chi invece di chiamarmi “dottoressa” mi chiama semplicemente Sara, felice di non sentirsi inferiore come mai deve credere di essere perchè ho conosciuto fin troppe madri da salotto buono con l’erre moscia ma con la capoccia dura, la cui sola fortuna è avere l’alibi sociale che scuda la propria incompetenza genitoriale ma alla fine poco cambia, anche se invece che “Thiago” il figlio si chiama “Luigino Carlo Alberto”.

Le competenze genitoriali non dipendono dal contesto socio economico ma dalle risorse interne di una madre e di un padre, sulle quali investire per estrarne gli aspetti migliori.

Certamente, un contesto sociale pregno di una mentalità spicciola non aiuta il confronto e di conseguenza le opportunità di crescere, piuttosto adegua e uniforma la mentalità ed è per questa ragione che talvolta stimolo dei genitori potenzialmente meravigliosi a valutare l’idea di emigrare da un territorio nel quale la parola “rispetto” è riferita solo a chi manifesta un elevato indice di prepotenza.

Il mondo interno dei bambini necessita di rinforzo e mai di mortificazione, di ascolto e mai di doveri, di accoglienza e mai di intolleranza ma soprattutto necessita della coscienza dei genitori di essere tali, non di ritrovarsi uno sperato futuro campione di calcio per comprarsi finalmente il collanone d’oro per poi pretendere “rispetto”…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

Sara Moi Piselli, pedagogista


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