i frequenti errori dei padri separati…

Un padre separato, diversamente dalla ex moglie, è separato anche dai figli i quali raramente ottengono la residenza prevalente presso l’abitazione paterna, per cui è un padre a scartamento ridotto costretto a concentrare la relazione coi figli nel fine settimana e costretto altresì ad ottemperare ai termini di separazione, quasi sempre basati sul solo sostentamento economico.

Ho conosciuto fin troppi padri dormire in macchina o tornare dai genitori per riuscire a sopravvivere, generalmente uomini docili cosiddetti “regolari” che si sono svegliati al mattino per leggere un post it sulla tazzina vuota del caffè, prendendo così atto che la moglie se ne è andata; ritrovandosi ad affrontare una realtà fino ad allora negata, perchè incapaci di porre in discussione una situazione familiare stagnante, dalla quale alla fine la moglie ha deciso di staccarsi, forse in autonomia o forse con lo stimolo di un nuovo compagno tenuto clandestino.

Ho conosciuto anche padri arroganti a tal punto da pretendere di controllare la vita della ex moglie tramite la relazione coi figli, uomini che non solo hanno annullato e mortificato la moglie per anni ma che non accettano di aver perso il “possesso” della donna ed il controllo sui figli, manifestando le classiche dinamiche dell’intolleranza alla frustrazione, fra ingerenze asfissianti e talvolta episodi di violenza feroci, oltre al “normale” linguaggio comunicativo caratterizzato dalla denigrazione e dalla mortificazione nei confronti della ex moglie anche in presenza dei figli.

Un padre separato non è solo un genitore costretto a rimodulare la propria vita, è anche un uomo che si trova di fronte alla propria debolezza emotiva, costretto a piangere accettando le ragioni di un divorzio oltre il semplice darsi del “cornuto” ed agire lo strumento dell’odio che tutto compensa.

Per ogni marito “cornuto” vi sono centinaia di padri separati colpevoli di non aver investito nulla nel rapporto con la moglie e coi figli se non il proprio “io” non inteso in senso psicologico ma esclusivamente autoreferenziale, egoistico e che non riescono a superare, ritrovandosi prigionieri di un “ero” e di quel “non posso più essere” che rappresenta la miscela esplosiva di una vita futura fatta di solo rancore e desiderio di “far pagare” alla ex moglie la propria frustrazione.

La percentuale di separazioni e divorzi conflittuali è purtroppo ben maggiore dei casi nei quali si riesce a trovare il giusto equilibrio nel rispetto delle esclusive esigenze dei figli.

Un padre separato, divorziato, ha il dovere di ottimizzare il poco tempo che può trascorrere coi figli ma commette spesso l’errore di “comprarsi” la benevolenza dei figli, ben diversa dall’affetto e, quasi sempre, in contrapposizione al nuovo compagno della madre o in rivalsa alla ex moglie invece sola che tiene al guinzaglio con l’assegno di mantenimento.

L’errore comune è anche quello di inserire la nuova compagna nella relazione coi figli, magari anch’essa proveniente da un divorzio e con prole, credendo di dar vita ad una famiglia allargata senza capire che si crea solo un ammassamento di figli confusi, costretti a piacersi per compiacere i genitori finalmente apparentemente felici.

Un padre separato merita, a mio avviso, un sostegno maggiore di quanto si possa credere perchè maggiore è il rischio di una secondaria vulnerabilità in termini di depressione camuffata da una finta forza e col rischio delle complicanze dell’intolleranza, per questo quando ascolto dei padri separati che per lavoro usano le armi tendo sempre ad invitarli ad un sostengo psicologico di più ampio respiro ove ne colgo i segnali in tal senso.

Un altro comune errore commesso dai padri separati oltre i cinquanta anni è il recupero delle memorie di gioventù, tornando a vestirsi da giovanotto ed investendo in diete vegane e palestre per ritrovare una buona forma fisica, col rischio di assistere ad ingegneri vestiti come Magnum P.I. e fieramente accompagnati dalla ventenne dell’est Europa incontrata il giovedì al parco cittadino; più o meno come facevano i militari in libera uscita ai tempi di mio padre quando andavano in cerca delle giovani venete giunte nella più grande città come donne di servizio, che proprio il giovedì avevano il giorno libero.

La separazione, il divorzio, il conseguente distacco potrebbe essere una opportunità di crescita e di migliorare una situazione conflittuale o emotivamente apatica in danno dei figli minori, occorre però la piena consapevolezza del significato (per i figli) del trauma che vivono nel momento in cui si rompe la famiglia, anche solo apparentemente tale.

Il resto dipende dalla intelligenza, dal carattere e dalla cultura del padre che, affrontando la propria solitudine ed il distacco, dovrà fare i conti con la debolezza che impatta sulla sua emotività, alla quale reagire con gli strumenti della ragione e della tolleranza non sempre disponibili per tutti.

Il matrimonio non è un concorso statale e merita un investimento quotidiano in termini di condivisione, ascolto, accoglienza e volontà di comprendere la propria moglie, la madre dei propri figli, senza pretendere la soddisfazione delle esigenze di chi crede che il solo essere marito e padre sia una poltrona dalla quale dirigere la famiglia.

Un padre è un educatore, non un addestratore e, forse, proprio questo impatta sulla nuova realtà di chi si ritrova solo a fare i conti con la propria frustrazione.

L’amore è una cosa seria e non uno strumento di compensazione di solitudini condivise, per questo è opportuno porre in discussione la qualità del proprio rapporto, prima di credere che la nascita dei figli possa essere un elemento saldante di un rapporto mai cresciuto.

Un padre separato ha il dovere di restare compatto con la propria realtà, attuale, non quella che avrebbe potuto o dovuto essere…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
Sara Moi Piselli, pedagogista

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