come spiegare ai figli piccoli la paura della morte del Papà…

I bambini nel corso della loro evoluzione giungono a quella fase di crescita in cui iniziano a prendere coscienza della morte, parola che hanno sentito ed ascoltano spesso anche solo nei cartoni animati, da Simba agli altri, in cui qualcuno muore ma non sanno esattamente cosa significa.

Allo stesso modo possono ascoltare il racconto di un compagno di scuola o di giochi che parla del suo babbo “andato in cielo”, oppure quando per esempio i miei tre figli mi chiedono le ragioni per le quali non hanno i nonni mentre gli altri bambini si.

Sono infatti giunta in quella fase nella quale specialmente Matilde mi pone molte domanda sulla salute di mio marito, negli ultimi due anni spesso “imbustato” a causa di un problema alle vertebre e lei stessa ha assistito ad un incidente con l’intervento dell’ambulanza che, per quanto Fabio ne avesse fatto un gioco, le è rimasto nella memoria.

Nel corso del mio lavoro ho potuto assistere alcune famiglie nell’accompagnare un proprio  caro verso il termine della vita, portato a casa dalle cure palliative per spegnersi circondato dagli affetti e, in un paio di occasioni, ho dovuto supportare una madre nello spiegare ai propri figli la morte del loro papà.

Diversamente dalla elaborazione di un lutto, già avvenuto, l’imminente morte è invece un evento che richiede molta attenzione quando un bambino ti guarda e cerca di capire perchè il padre non è ancora tornato a casa, evento che affronto con un approccio pedagogico e utilizzando gli strumenti del bambino con tutti i suoi tempi.

In questi ultimi giorni mio marito è di nuovo bloccato per quella schiena che sembra non dargli tregua, si muove lentamente e quando va o torna dal lavoro per quanto tenti di dissimulare il dolore i figli lo vedono, specialmente quando non possono saltargli addosso come generalmente fanno.

E’ accaduto quindi che Matilde e Fabio Massimo mi hanno chiamata e dolcissimi mi hanno chiesto alcune cose, ho scoperto così che alcuni giorni fa hanno ascoltato una telefonata del padre con un ex collega nella quale parlavano della biopsia che Fabio avrebbe dovuto fare ove hanno parlato anche di un lungo elenco di quegli ex colleghi dei tempi della carriera militare già morti per una grave malattia.

Mio marito è generalmente attento ma questa volta i due piccoli “zerozerobeppe” hanno capito che dalla finestra che specchia nel giardino esterno si può sentire quel che diciamo dalla camera, la casa che abbiamo affittato è piccola ed è al terreno di fronte ad un prato nel quale i figli giocano.

Non sanno certamente il significato di una biopsia come poco comprendono il resto ma hanno capito la drammatizzazione di quel colloquio, specialmente ove il papà sempre ridanciano aveva invece assunto un tono serio nell’ascoltare l’elenco di chi non c’era più.

Mi hanno quindi chiesto se Papà stesse per morire, una domanda simile l’avevano già espressa in passato ma più blanda, mentre in questo preciso momento ho deciso di inserirli nella tavola dei bambini più grandi, ovvero abbiamo superato quella fase dell’infanzia pura e che siamo giunti ad uno stadio di crescita maggiore.

Colgo quindi l’occasione e questa esperienza per offrirla a confronto pedagogico per i lettori, anche per chi vive un momento ben peggiore del nostro e deve affrontare un evento simile.

Ho preso per mano Matilde e Fabio Massimo chiedendo a mio marito di prendersi cura della sorellina Edda, siamo andati verso il vicino mare e li ho ascoltati a lungo, certa come sono che il miglior modo per parlare coi figli sia quello di ascoltarli, anche nei loro silenzi.

Ho tutti i sacramenti ma non amo raccontare ai bambini la storia degli angeli e dell’andare in cielo, come non apprezzo il camuffamento di un evento naturale come quello della morte trasformato in qualcosa di tragico per quando avverrà.

Per questo affronto questo argomento con la stessa serenità ed enfasi di ogni altro discorso che faccio coi miei figli, senza fargli avvertire quella drammatizzazione che involontariamente mio marito ha espresso in quella telefonata il cui significato hanno captato Matilde e Fabio Massimo.

I bambini (tutti) non sono “minus” ma solo dei minori, hanno tutte le facoltà per capire ma non necessariamente per conoscere e riconoscere il contenuto di un evento o di un confronto anche serio come quello sulla morte; per questa ragione è necessario adottare una misura da bambini in base alla loro età cronologica e livello evolutivo e non imporre loro il nostro metodo da adulti perchè più conveniente per noi o perchè crediamo che tanto non sono in grado di capire e, per questo, tiriamo fuori angeli e spiriti di ogni religione per acquietare il loro bisogno di sapere cosa sia questa morte che tutto porta via.

L’intelligenza emotiva dei bambini è ciò su cui agisco, anche sulla capacità di esprimere le loro emozioni ed anche la proprietà di interpretare quelle altrui, è questo il riferimento che mi consente di veicolare il significato di un evento così importante come la vita e come la morte.

Non esiste infatti un metodo standard, le scuole psicologiche ci offrono delle linee guida ma come pedagogista e come madre preferisco investire nelle risorse di chi ho di fronte, in questo caso i miei figli, dei quali naturalmente conosco tutti i meccanismi e le dinamiche, per cui è stato da un lato facile ma dall’altro molto faticoso perchè ho dovuto anche io stessa considerare l’ipotesi della morte di mio marito.

La morte di un padre, ove imminente o prossima per una grave malattia, per un bambino non deve essere un distacco traumatico psicologicamente effrattivo ma un accompagnamento verso la comprensione delle emozioni del distacco e della gestione di queste emozioni proprio tramite l’intelligenza che ogni bambino possiede, senza riferimenti all’adulto-centrico modo di vivere la morte da parte di noi grandi.

La loro paura è corretta e non deve essere compensata o camuffata con l’intercessione religiosa del significato post mortem, i bambini necessitano del “qui e ora” senza troppe elucubrazioni mentali, specialmente quando il timore che vivono è riferito a qualcosa di immediato e non di ipotetico.

Il rinforzo, solo questo, è utile qui e adesso, niente altro.

Rinforzo che propongo con la verità, senza fantasie o credo di sorta ma con la semplice verità relativamente alle dinamiche della morte che, nel caso dei miei figli, ho descritto con l’aiuto della natura sotto il profilo fisico e delle emozioni invece sulle quali mi sono concentrata per permettere loro di capire quanto Babbo faccia parte della loro essenza.

Emozioni che percepiscono tramite quella spinta verso il sorriso, verso l’interesse per ciò che li circonda, verso il desiderio di apprendere e di sperimentare; questa è la vita e questo è Papà che è parte di loro in ogni sorriso, in ogni interesse, in ogni azione.

Il distacco fisico è il dolore materiale col quale fare i conti e lo affronteremo a tempo debito, con tutti i metodi della elaborazione del lutto (fisico) di cui sarò capace ed in base alla loro età quando questo avverrà.

Matilde e Fabio Massimo hanno così “seppellito” la paura della morte del Babbo e si sono messi serenamente a giocare esprimendo quella loro meravigliosa energia di bambini.

Mio marito è un uomo emotivamente intelligente, ha già pianificato la sua eventuale dipartenza ponendo la Famiglia in condizioni di serenità quando questa avverrà per ogni buona ragione che la morte voglia proporre ma, come dice sempre Fabio, la morte quando arriverà lo troverà vivo.

I miei figli tornando a casa hanno chiamato la sorella Edda e l’hanno coinvolta nei loro giochi, sono andati al vicino albero dei pompelmi ed hanno colto quelli dai rami ed anche un da terra più vecchio, dicendole “Edda, questo è papà”…

 

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

Sara Moi Piselli, pedagogista


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  1. […] Il divertimento a casa non manca con la piccola Edda che prende in giro il Padre mentre misura il peso dei passi, insieme alla sorella Matilde ed al fratello Fabio Massimo ai quali non facciamo mancare il gioco o la relazione, specialmente nel gestire la loro paura che il Padre possa “andar via” come ho già descritto in questo articolo (leggi). […]

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  2. […] E’ stato un bel viaggio a bordo dei nostri timori, non solo di coppia che si ama ma anche e soprattutto come genitori di tre figli ancora piccoli ai quali abbiamo progressivamente spiegato il senso degli eventi che stiamo affrontando appieno dal luglio del 2017, come ho già descritto in questo articolo (leggi). […]

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