“Dottoressa mi aiuti, mio figlio è malato di omosessualità”…

Ricordo ancora le parole che disse quel padre romano, che naturalmente ho edulcorato nel titolo, ad esempio di ciò che vive il genitore italiano medio alla presa di coscienza che il figlio è omosessuale.

Mi raccontò che il figlio adolescente gli aveva confessato di essere gay e di aver avuto dei rapporti sessuali con un ragazzo poco più grande, motivo per cui dopo aver girovagato fra medici, psicologi, preti ed esorcisti fu inviato a me che in quel periodo vivevo a Roma.

“Era malato di omosessualità” anche se la parola corretta fu di “frociaggine” perchè il buon puro ignorante padre era veramente convinto che l’omosessualità fosse una sorta di infezione trasmessa da altri “froci” durante il rapporto fra “invertiti”.

Un uomo nemmeno anziano ma radicato ad una mentalità rupestre tale da impedirgli di porre in discussione pensieri e cose, un gran lavoratore che non faceva mancare nulla a casa e dopo aver accompagnato l’altra giovane figlia all’altare per sposare un bravo giovane carabiniere, sperava nella vincita del concorso nell’arma anche per il figlio maschio.

Spiegargli le cose come stanno non fu facile e probabilmente le ha capite ma non accettate ma almeno riuscimmo a riportare la calma in casa, specialmente dopo che scoprì la piena conoscenza della moglie rispetto all’indirizzo sessuale del figlio ed il segreto che questa aveva mantenuto fino al “coming out” del giovane ragazzo.

Parlai col figlio dopo qualche giorno di convalescenza per le botte che prese dal padre, ma le aveva messe in conto come contava sul fatto che quell’uomo lo amava profondamente ma non sapeva fare i conti con le proprie emozioni e, alla fine, è stato sostanzialmente il ragazzo ad educare il padre.

L’ho risentito recentemente, cresciuto, vive a Berlino col suo ragazzo felice e sereno; il padre purtroppo è morto ma non di crepacuore bensì per un brutto male, tanto che il ragazzo mi ha raccontato che pian piano è riuscito a vederlo felice fino al chiudergli gli occhi con serenità.

Questo mi rinforza ma allo stesso tempo sono cosciente delle difficoltà che, nel nostro paese, un giovane o una giovane omosessuale, incontrano non solo nel capire l’omosessualità stessa quanto nel viverla appieno senza che questa si trasformi in una sorta di condanna sociale oppure in uno strumentale simbolo di un conflitto genitoriale.

Gli adolescenti si approcciano al sesso con quel normale interesse evolutivo ma anche coi condizionamenti generazionali, al passo coi tempi, oggi accellerati dalla possibilità di una rete internet in cui trovare di tutto e paradossalmente lenti laddove occorre invece la calma necessaria per una società bacchettona per giungere alla conoscenza del significato di omosessualità ed accettare così anche un figlio o una figlia gay o lesbica, oppure indirizzati verso un libertinaggio sessuale di più ampio respiro.

Un figlio o una figlia omosessuale non sono e non debbono essere una vergogna oppure una sconfitta genitoriale perchè nulla c’entra lo spessore educativo rispetto ad un indirizzo sessuale, diversamente dal metodo “addestrativo” che alcuni padri adottano, convinti così di forgiare un figlio maschio “con le palle” con le quali potrà avere dei problemi nella fase adolescenziale.

Un giovane ragazzo o più spesso una ragazza possono approcciare una esperienza omosessuale non necessariamente perchè siano gay o lesbica ma per mille diverse altre variabili, ad iniziare dal conflitto materno o paterno fino alla più semplice occasione d’ambiente, fra amici o perchè convinti a provare ma se solo si togliesse il “peso morale” tutto resterebbe nei limiti della volontaria sperimentazione oppure nella immaturità relazionale.

La nostra italica società è pronta ad accettare orde di prostitute schiavizzate sulle strade, alcune anche troppo giovani ma non sembra essere in grado di condividere un indirizzo sessuale “diverso” da quello previsto dai canoni morali o dall’istituto del pregiudizio.

Non è vero che l’omosessualità transita nella pedofilia come non è affatto vero che una ragazza lesbica non possa amare un uomo ed allo stesso modo un gay possa amare anche una donna.

Occorre sempre scindere la proprietà delle emozioni rispetto alla emotività dei sensi, sia per capire appieno il sentimento, verso se stessi in particolare, rispetto al piacere di vivere una sessualità libera e priva di filtri culturali.

Per anni ho professionalmente studiato il fenomeno della pedofilia, spesso confuso con la pederastia, ove quest’ultima ha certamente nel nostro paese sin dal dopoguerra rappresentato lo specchio dell’uomo adulto omosessuale che cercava la compagnia del giovane adolescente, da “predare” per le sue istintive curiosità oppure più semplicemente da affittare ai tempi dei ragazzi di strada.

Il pedofilo cerca sempre il minore pre-pubere, non l’adolescente ma sulla classificazione della cultura pedofilica ho scritto una sorta di libro che mi accingo a pubblicare sul Blog entro breve.

La paura e la confusione manifestata da molti genitori risiede proprio nella esperienza o nel ricordo del pederasta che gravitava negli ambienti parrocchiali, scolastici, ai giardini, nei pressi delle stazioni o nei bagni dei cinema, col quale fugare un veloce rapporto orale o masturbatorio sia per curiosità che in cambio di qualche spicciolo.

Poi c’erano i classici personaggi noti, dall’esibizionista da parco fino a “Mario lo stoppone” un livornese del quale mio marito mi ha raccontato ma è meglio non ripetere su questo Blog i vizi che “lo stoppone” coltivava, ad esempio di un periodo che incuteva timore e classificava le persone in base alla “condotta morale”.

Anche per questo si sono sviluppati quegli alibi sociali idonei ad offrire una facciata rispettabile per poi segretamente porre in essere gli stessi agiti, alibi diventati purtroppo anche dei segreti circuiti pedofilici in quegli ambienti ove tuttora regna l’omertà o vince sempre l’abito indossato, fra un abuso e l’altro.

Un adolescente che serenamente esprime la sua curiosità nei confronti dei genitori rispetto al tema della omosessualità non merita di essere mortificato per questo, nemmeno laddove confessi di aver vissuto degli approcci, al contrario prima che finisca su youporn o dal prete sbagliato forse è meglio affrontare serenamente il suo interesse e capirne i contenuti.

Il mio lavoro è anche questo, accompagnare i genitori verso la comprensione della realtà dei figli, in ogni loro espressione evolutiva, relazionale e sessuale.

Mi auguro di non incontrare più chi si dispera per la “malattia della frociaggine” e sono certa che i tempi sono maturi anche per ridurre quel gap culturale ancora esistente fra le diverse generazioni rispetto alla sessualità in ogni suo indirizzo e genere…

 

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

Sara Moi Piselli, pedagogista


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