Dottoressa, perchè le maestre degli asili picchiano così brutalmente i bambini?

Mi ha chiesto recentemente la nonna di un bambino che di tanto in tanto gioca insieme alla mia ultima figlia, Edda.

Le ho risposto con parole semplici come sono abituata a fare con gente semplice, senza vestirmi del ruolo e senza usare quel “dottoressa” come pulpito dal quale fare la predica.

E’ un titolo che mi sono faticosamente guadagnata dal quale sono partita anni or sono per imparare a fare ed essere una pedagogista giorno per giorno, non un traguardo da imporre in fattura.

Perchè le maestre degli asili picchiano così brutalmente i bambini?

Stress ed opportunità d’ambiente, tutto qua.

Nessuna appartenenza a sette sataniche, nessuna particolare condotta criminogena, nessuna evidenza nei precedenti di vita ma solo e purtroppo sempre più frequentemente quella incapacità di tollerare lo stress con le conseguenti espressioni della violenza in danno della fonte di stress, in questo caso i bambini.

La de-umanizzazione del bambino che ne consegue, ovvero la ferocia verbale e la cattiveria fisica manifestata nelle azioni di violenza, rappresentano il primo meccanismo di difesa per fuggire dalle loro stesse azioni ed il fatto che più colleghe compiono degli atti simili si spiega nelle dinamiche di gruppo, nella autoreferenziale giustificazione dell’evento.

Questo fino a quando è sempre una collega terza che denuncia i fatti o che comunque non tollera il restarne una passiva spettatrice, confidandosi con qualche madre o meglio ancora col padre poliziotto o carabiniere di uno dei bambini dell’asilo.

Sembro cinica e non lo sono, è così nella maggior parte dei casi, che non sono pochi.

Poi vi sono anche degli interessanti aspetti individuali sia sotto il profilo criminogeno che esoterico ma si tratta di caratteristiche personali delle attrici la violenza contro i bambini ma sono complementari all’atto e non scatenanti i fatti in questione.

Lavorare coi bambini di quella fascia di età è “terribile” per chi non solo non ha la passione per farlo ma soprattutto per chi è a rischio esaurimento nervoso, perchè richiede delle competenze professionali spesso non pari alle qualifiche delle incaricate o raggiunte con meri corsi ad ore e strutturate in associazioni o cooperative nelle quali si possono trovare solo nella dirigenza tutti i requisiti professionali e meno nella manovalanza.

La cultura adulto-centrica della nostra società aggrava poi queste situazioni, in forza della quale si pretende che sia il bambino a dover soddisfare o adeguarsi alle esigenze degli adulti e non il contrario.

Per cui si mette insieme una miscela esplosiva pericolosa quando permettiamo ad una persona mediamente formata di lavorare coi bambini, già stressata nella propria vita non necessariamente felice e non pregna di emozioni positive, già demotivata per una busta paga scadente e turni difficili, già vincolata alla sudditanza nella speranza di essere riconfermata, infastidita dal vedere che gli altri bambini o gli altri genitori possono permettersi quel che lei o i suoi figli non hanno, tutto questo sommato alla difficoltà di gestire dei bambini così piccoli quando piangono o quando fanno i capricci ed ecco esprimersi all’ennesima potenza ciò che presumibilmente compiono coi propri figli, ovvero la sculacciata, lo sfogo verbale, la mortificazione.

La pedagogia dovrebbe aiutare a formare gli educatori, per questo qualche volta appaio antipatica nei confronti di chi dopo aver superato il corso ad ore presso enti parificati e veicolati da associazioni politicizzate per diventare “educatrice” (termine fin troppo abusato) perchè ritengo che coi bambini così piccoli debbono lavorarci persone altamente qualificate, ben più brave delle insegnanti dei bambini più grandi, mentre nel nostro strano paese le colleghe che lavorano con la prima infanzia o coi disabili sono considerate “minori” rispetto al resto del corpo docente.

Se la violenza alla quale sempre più spesso assistiamo non stimola una riflessione credo che la prossima volta che potremmo affrontare questo tema sarà di fronte ad una delle trasmissioni che si occupano di casi di cronaca, perchè prima o poi lo sbattere la testa di un bambino o “scecherarlo” come un pupazzo porterà alla sua morte e solo allora, forse, ci renderemo conto che nel nostro paese gli asili sono considerati solo dei parcheggi sui quali non conviene investire…

Sara Moi Piselli, pedagogista


e.mail: sara.piselli@lafamigliapiselli.com

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