Una Mamma in viaggio, fra tre gravidanze, la capacità (e la paura) di affrontare gli imprevisti…

La prima volta che restai sola durante il nostro lungo viaggio fu nella primavera del 2010, eravamo giunti in Corsica col primo furgone-camper, ero in attesa che tornasse mio marito da un incarico di lavoro che si sarebbe protratto fino a notte e ben ricordo la differenza fra averlo accanto e le sensazioni di quelle ore, durante le quali presi coscienza che non solo avevo scelto uno stile di vita diverso ma che mi ci stavo confrontando direttamente.

La sosta camper la facemmo di fronte ad un supermercato a Calvi, credo fosse il super U, stavo sistemando il furgone quando giunsero dei legionari con le loro mogli, degli amici di Fabio per i quali aveva appena cucinato in un locale nei pressi di Avenue Napoleon in realtà non molto distante ma in Corsica col camper occorre seguire delle ferree regole, erano passati a salutarmi proprio per offrirmi una maggiore sicurezza e portarmi una buona pizza; il luogo era noto per la sosta camper ma eravamo fuori stagione turistica e non c’era nessuno oltre me quella sera e, debbo dire, che il mio primo incontro con la mitica Legione Straniera fu di una cortesia estrema rispetto alle leggende che avevo sentito.

Uomini del 2eme REP che con Fabio avevano varcato insieme le porte di Aubagne nel 1989, coi quali si era ritrovato ad avere delle esperienze comuni nei primi anni novanta anche se Fabio aveva lasciato la Legione dalla stessa Aubagne per entrare nelle società private di sicurezza, mente loro erano giunti in quel reparto di azione; gente seria ed adulta con le proprie mogli che qualche giorno dopo potei meglio conoscere quando abbiamo trascorso una bella domenica insieme a Saint Florent anche coi loro figli e che, di tanto in tanto, quando torniamo in Corsica passiamo a trovare coi nostri (progressivi) figli.

Viaggiare è una esperienza meravigliosamente faticosa per una donna che proprio durante il percorso sceglie di diventare madre per ben tre volte, ove viaggiare non significa “toccata e fuga” da una località all’altra bensì fermarsi per il tempo necessario per vivere il posto e la situazione di quel momento, sopratutto se si ha il pancione a termine.

Mio marito ha per le note esperienze sempre attivato tutti i sistemi di sicurezza e di localizzazione possibili, per cui mi sono ritrovata con gps e telecamere in più occasioni e nei momenti in cui ero sola coi bambini sono state molto utili, specialmente quando Fabio ha dovuto subire un ricovero ospedaliero per una emergenza e mi sono così confrontata coi tanti “se” che avevo lasciato in sospeso.

Viaggiare liberi non significa nulla se si è schiavi della paura e della insicurezza, per questo occorre pianificare ogni tappa, breve o lunga che sia, con tutte le analisi possibili e le informazioni sul campo e non solo raggiungibili in rete; soprattutto in ragione delle esigenze dei bambini, da quelle più pratiche ad ogni eventuale emergenza sanitaria.

Dal 2010 non ci siamo fatti mancare nulla in termini di imprevisti, come di seguito descrivo ho dovuto applicare in fretta tutte quelle manovre che mio marito mi ha e ci ha incessantemente insegnato, tutti i giorni, proprio per saper gestire una emergenza senza panico.

Ero quasi al termine della gravidanza del mio secondo figlio, con Matilde ancora piccolissima quando rimasi bloccata due giorni dalla nevicata straordinaria che colpì l’area di Chiusdino (SI) nel 2012 e ritrovarmi in una frazione di campagna a bruciare sedie e pezzi di armadio nel camino fu una esperienza formativa importante; con gli altri pochi abitanti di quel borgo ci aiutammo fino a quando Fabio rientrato apposta da Nizza riuscì a raggiungermi dopo aver “rubato” una ruspa con la quale si fece spazio nella neve, ruspa che nessuno diceva di avere l’autorizzazione “di competenza” per poterla usare ed avere un marito “d’azione” a volte conviene.

Gli imprevisti nel nostro strano paese sono tali nella misura in cui molto spesso non riusciamo a far nulla per prevederli in tempo, per questo il buon marito mi ha sempre posto in condizioni di utilizzare quello che lui definisce essere “lo zaino dei momenti brutti” nel quale trovare ogni cosa immediatamente utile per affrontare la gamma delle emergenze note e della sopravvivenza quasi estrema. L’ho sempre preso in giro per questa sua (pesante) abitudine da ex militare ma non posso che ringraziarlo proprio perchè grazie a quello zaino siamo riusciti a superare qualche momento brutto.

Il momento peggiore in assoluto è stato l’attentato di Nizza del 2016, che i bambini hanno percepito nella sua drammatizzazione, dopo il quale staccammo per un mesetto dalla Francia per poi tornare a passeggiare sul viale degli Inglesi insieme ai figli, in una sorta di esorcizzazione della paura.

Il viaggio è tale quando si raggiungono le tappe del coraggio delle emozioni e la piena consapevolezza di essere riusciti ad affrontare e superare qualcosa fino ad allora creduto impossibile, è un viaggio dentro se stessi e consente di avere un panorama bellissimo durante la salita della paura e quando si supera la vetta del panico, per poi riconoscere questo percorso come il necessario sensore per restare in equilibrio fra lo stupido fanatismo e la serena capacità di gestire lo stress nelle situazioni di emergenza.

Viaggiare come stile di vita non rappresenta un nomadismo anarchico bensì una gestita opportunità di vivere una esperienza non comune, da saper organizzare bene per non ritrovarci senza soluzione ad un problema prevedibile o imprevisto.

L’assicurazione sanitaria internazionale è l’unico serio investimento che occorre fare, perchè gli italiani all’estero pagano tutto per poi sperare di essere rimborsati coi moduli “team”. E’ importante portare con se sempre ed in ogni occasione un qualche accessorio cartaceo o elettronico  di immediato riconoscimento idoneo per informare in più lingue del nostro quadro clinico generale e le eventuali allergie o patologie perchè in caso di emergenza (ICE) i soccorritori avranno delle indicazioni importanti laddove non siamo coscienti o in condizione di parlare.

I miei figli sono stati educati, forse anche ludicamente “addestrati”, ad un modello di comportamento fisico e verbale per affrontare più situazioni di emergenza, dall’incidente stradale al malore di un genitore, fino (purtroppo) alla esperienza di Nizza dell’estate del 2016.

Noi genitori abbiamo per esperienze professionali già fatto i corsi di primo soccorso e le varie successive competenze in tal senso, meglio però essere sempre protesi ad acquisire ogni “specializzazione” per non dipendere da nessuno perchè come abbiamo potuto esperire ci sono momenti in cui, proprio per il tipo di emergenza, non sempre vi è la capacità di rispondervi in modo appropriato.

Quando mi confronto con le altre madri che mi chiedono “come faccio a” rispetto alle comodità di una casa, rispondo che in una casa ci viviamo perchè l’affittiamo per il tempo in cui restiamo in una località, sempre nel nostro “less is more” ma non in modo stoltamente problematico perchè sono ben cosciente delle esigenze dei miei figli.

Molte persone vorrebbero vivere una esperienza simile ma spesso proprio la paura degli imprevisti riduce il desiderio di farlo, rispondo che è una scelta personale e che ritengo inutile stimolare da parte mia in un senso o nell’altro; la cosa più importante è capire che un bel viaggio lo si può fare anche dal divano alla cucina se nel percorso vi è tutto l’amore e la serenità della scelta compiuta, non serve globotrottare per trovare se stessi in realtà, il viaggio arricchisce ed apre la mente, supera i confini del pregiudizio ma non risolve nulla se si parte appesantiti dalla incapacità di porsi in discussione.

Nella primavera del 2018 e nel giorno del mio compleanno mi sono regalata uno sguardo di primo mattino ai miei tre figli ancora a letto ed a quel marito che tanto amo, osservandone le buffe espressioni nel sonno e quel busto che ingessa Fabio per la sua storica malridotta schiena, ove i bambini parlottano fra un sogno e l’altro ed il buon marito impreca le sue avventure giovanili fra lanci col paracadute, immersioni ed arrampicate ma che sarebbe pronto a rifare domani stesso se il medico gli ridarà prima o poi la idoneità, anche per portarmi a fare un salto in tandem a Calvi…

Sara Moi Piselli, pedagogista


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