del viaggiare con un neonato…

Il nostro non è un paese a misura di infanzia, non lo è mai stato e salvo qualche rara eccezione probabilmente non lo sarà mai.

Per questo viaggiare coi mezzi e nei luoghi pubblici insieme ad uno o più bambini, tre nel mio caso, non è cosa facile soprattutto per la ragione che non c’è una sensibilità per le esigenze (di viaggio) tipiche dei neonati, basta vedere lo stato dei bagni pubblici in gran parte dei luoghi di passaggio ove accessibili e,  soprattutto, mancano gli strumenti idonei per la “gestione” di un neonato come invece all’estero sono presenti nel rispetto della igiene e delle cose; rispetto scadente alle nostre latitudini ove ormai proprio il rischio igienico rappresenta il motivo per il quale si approccia al bagno pubblico come un operatore dei RIS su una scena del crimine.

La nostra esperienza di Famiglia nello zaino in questi quasi otto anni in viaggio non dedica delle medaglie di eccellenza in tal senso, al contrario, abbiamo dovuto sostanzialmente inventarci una soluzione da adottare in special modo durante lo spostamento in treno, ove abbiamo incontrato le maggiori difficoltà.

Fabio, mio marito, da buon ex militare ha saputo ritrovare le “buste da missione” ovvero quegli accessori operativi dei militari in missione di lungo periodo in zone ostili, sacchetti speciali capaci di contenere di tutto senza il rischio di perdita o di odori particolari, che sono stati utilissimi durante quelle esperienze di impellenti emergenze in luoghi in cui la scelta fra l’approcciarsi al bagno o il farsela addosso ha significato capire quale fra le due fosse quella più pulita.

No, non è affatto facile viaggiare serenamente con un neonato al seguito, nel nostro caso leggeri senza passeggini o seggioloni ma con lo zaino che diventa tale e con un materassino tecnico e polivalente, utile sia durante il viaggio che negli ostelli oppure negli appartamenti che di volta in volta abbiamo affittato per brevi, medi o più lunghi periodi oltre alla spiaggia naturalmente.

All’estero abbiamo avuto molte meno difficoltà, ad iniziare dall’essere visti come un normale nucleo familiare in viaggio, cinque persone con degli zaini, ricevendo dei piccoli accenni di saluto o di benevolenza verso i figli e non come un “qualcosa” di straordinario perchè non avevamo una macchina o perchè i bambini non erano su un passeggino ma addirittura già camminavano, oltre le mille mani addosso ai bambini associate ai mille consigli non richiesti dati da chi ha creduto di “imporre” la propria esperienza di mamma o di nonna ad una mamma di tre bambini.

Vi hanno sfrattato vero, mi chiese una signora nemmeno tanto anziana quando ci vide in attesa del cambio treno nella stazione di Firenze che fra uno sciopero e l’altro ci costrinse a restare alcune ore nella sala di attesa mentre fuori pioveva a dirotto. Come se per le persone “normali” osservare una Famiglia in viaggio fosse un qualcosa di straordinario o causato appunto da un evento traumatico come uno sfratto.

Certamente sono cosciente che proprio il vedere il nostro nucleo può essere impattante e può stimolare la giusta curiosità in chi ci osserva, infatti ci siamo sentiti “famosi” quando alcuni anni fa ci hanno richiesto di fare delle foto perchè colpiti dal vedere Matilde e Fabio Massimo coi loro piccoli zaini camminare mano nella mano,  quando per la media italiana troviamo dei bambini anche di cinque anni ancora cementati al passeggino con le ginocchia al mento e questo solo ed esclusivamente per le esigenze dei genitori.

Nei momenti di viaggio nei quali abbiamo avuto il camper o la monovolume siamo stati certamente avvantaggiati rispetto al treno o agli aerei, per le comprensibili ragioni di libertà di movimento e di comodità, salvo quei terribili seggiolini per l’infanzia che ti obbligano a chiamare un geometra per farne stare tre insieme dentro l’auto.

Rimane, nelle nostre esperienze di viaggio durante gli spostamenti da una località all’altra, quella forte coesione fra tutti i componenti della nostra Famiglia, quel senso di attenzione reciproca associato ad una condivisione di sguardi utili per non dover gridare dei divieti ai bambini perchè sono abituata a non farlo ed anche questo è sembrato essere un evento “straordinario” in un paese nel quale le dita puntate ed il tono di voce alto sembra essere ormai un normale linguaggio comunicativo anche verso i figli più piccoli.

Rimane in noi il saperci sempre uniti in una “avventura” di viaggio talvolta resa difficile dalle emergenze che abbiamo incontrato, non solo per i frequenti scioperi ma anche per le condizioni meteo o per chi ha scelto di suicidarsi utilizzando il treno come arma e non posso per questo non ricordare quel sensibile passeggero che invece di offrire un rispettoso silenzio verso la vittima, preferì imprecargli contro maledicendolo per aver scelto proprio la tratta del “suo” treno per terminare la sua vita.

Tratta dei vari treni sui quali abbiamo viaggiato, ove il bagno era occupato da chi non aveva il biglietto, da chi vi fumava dentro oppure era del tutto inaccessibile senza alcun avviso alla porta come spesso è accaduto.

La grande difficoltà di viaggiare coi bambini piccoli prende forma nelle lacune, nelle carenze, nella trascuratezza delle esigenze di viaggio dei grandi e dei piccini, specialmente nella indimenticabile tratta delle Cinque Terre, in cui lo spazio vitale fra i passeggeri talmente ammassati insieme era pari agli ultimi tre colpi del cuore prima di morire soffocati e per questo scendemmo, regalandoci un bel pomeriggio in quel piccolo paradiso naturale, sfregiato da uno strumentale turismo delle crociere per il quale si sono dimenticati che non puoi far entrare su dei piccoli treni lo stesso numero di persone presenti a bordo di una enorme nave da crociera.

Il nostro è uno strano paese, nel quale alla fine dei conti scegli di rinunciare a viaggiare in treno perchè il rischio di incappare in qualche problema è elevato, oltre a talune presenze che certamente non invitano a farlo ed in alcune occasioni è stato difficile spiegare ai miei figli il basso indice di educazione e di rispetto per le cose e per le persone manifestato da chi, su alcuni treni, ripropone le proprie abitudini non sempre compatibile con il concetto di sana umanità.

Per questo abbiamo rinunciato al viaggiare sui treni insieme ai nostri figli, preferendo scegliere altre risorse e dovendo rimodulare costi ed investimenti  in tal senso.

L’Italia è un paese meraviglioso fatto di arte, di paesaggi di cultura e di scarsa comprensione delle sue ricchezze da parte di noi italiani, che persistiamo a fare di tutto per apparire agli occhi dei turisti stranieri più evoluti come un mondo a parte, trascurante e lacunoso in quelle pratiche per le quali basterebbe veramente poco per fare la differenza fra la civiltà ed il suo contrario…

Sara Moi Piselli, pedagogista


e.mail: sara.piselli@lafamigliapiselli.com

Facebook: (vai all’account)


Nota per i lettori: il Blog della Famiglia Piselli è un prodotto delle attività letterarie, tutelato dalle normative vigenti in materia di diritti di autore. I lettori sono autorizzati a copiare l’articolo e a ri-pubblicarlo altrove con la preghiera di non farne oggetto di lucro, di non cambiarne il significato e la struttura originale e di citare cortesemente la fonte.


torna alla home page del Blog