pedagogia della famiglia, il coraggio di cambiare e la paura delle certezze…

La nostra è una società basata principalmente sulla paura, una società familiare tendenzialmente ansiogena, raramente stimolante verso un cambiamento perchè spesso considerato un salto nel buio rispetto a quelle certezze materiali rincorse e cercate, senza capire che vi è il rischio di chiudersi dentro un prigione emotiva, nella quale proprio i sentimenti cercheranno di evadere nei modi meno felici.

Siamo una Famiglia ordinaria ma con una caratteristica ormai riconosciuta in tutti questi anni in viaggio, quella del coraggio di cambiare anche abbandonando quelle certezze materiali che in alcune occasioni ci hanno posto di fronte al commercio dei sentimenti, al baratto delle emozioni ed a quel ricatto morale che mai abbiamo voluto subire ne tanto meno agire nei confronti di nessuno.

Siamo quindi una Famiglia che riesce a cambiare, a darsi una ulteriore possibilità, talvolta scambiata per una famiglia “inquieta” altre volte sopravvalutata invece come un esempio che non abbiamo chiesto di essere, oltre il confronto che desideriamo offrire e ricevere anche tramite questo Blog.

Nel tempo la domanda che ho più volte ricevuto è stata quella se avessi o meno paura di perdere una certezza acquisita col rischio di quel salto nel buio che, con tre figli, equivale ad un lancio senza paracadute.

Certo che ho paura, certo che mio marito ha paura e certo che proprio la paura è quel sensore con cui ci misuriamo costantemente prima di giungere al coraggio di una scelta di cambiamento, che non vuol dire abbandono o distacco ma proseguimento, continuità con l’evoluzione delle emozioni che ci caratterizzano nel rapporto fra noi e con gli altri da noi; altrimenti sarebbe solo una costante fuga, un girotondo del nulla per poi trovare esattamente ciò da cui fuggire.

Andare oltre le proprie paure non è un segnale di spavaldo ardimento o di un coraggio utile a camuffare una inquietudine bensì la concretizzazione delle emozioni che, ognuno di noi, avverte come una spinta verso la felicità, la quale non sempre necessita di un radicamento alla sua fonte ma proprio nella sua evoluzione incontra la crescita delle emozioni, dei sentimenti, delle intelligenze.

Nel nostro stile di vita occorre la capacità di compattare le esperienze dei cambiamenti, di porsi in discussione per capire quando è il momento di fermarsi e quando quello di partire, momenti che non possono essere riferiti alle sole sensazioni di “benessere” o di “malessere” spesso confuse con una felicità a breve scadenza, bensì debbono riconoscersi nelle emozioni, ivi compresa la paura, anche di fronte alle cose materiali come un badget familiare da saper ben gestire o una schiena malconcia che rappresenta una variabile di rischio fino ai segnali che ci inviano i bambini senza strumentalizzarli come un disagio o come un rinforzo.

I nostri figli non sono una bandiera al vento delle scelte ma rappresentano la ragione di scegliere, perchè vogliamo offrirgli una Famiglia degna di quel sentimento che, nel nostro caso e per la nostra storia di vita, proprio nella autonomia emotiva e nel sereno confronto con gli altri da noi trova terreno fertile, non nel piantare radici in qualcosa che offre solo delle certezze materiali.

Ieri mi sono fermata per qualche secondo ad osservare la mia Famiglia nei momenti peggiori, con i tre figli febbricitanti e pieni di punti rossi per una sospetta scarlattina e con il marito le cui vertebre sono andate in vacanza pasquale.

Non nego adesso che una vita “ordinaria” in questi giorni mi farebbe comodo, fra nonne e zie a due passi da casa pronte a raggiungermi per aiutarmi, poi ripenso che questo è il prezzo da pagare per il tipo di scelta compiuta e, sinceramente, ne vale comunque la pena.

Ogni scelta di libertà ha infatti il suo costo in termine di ridotta libertà rappresentata dagli imprevisti e dalle previste emergenze, come una malattia esantematica tipica dei bambini da mettere sempre in conto o il rischio fin troppo scontato che mio marito Fabio possa “bloccarsi” di tanto in tanto.

Ridotta libertà che non significa libertà limitata ma un invito a calcolare le modalità di lavoro e di gestione del tempo, perchè come sempre le cose avvengono nel momento più sbagliato.

Un’altro quesito che ricevo spesso mi porta a valutare cosa fare nel caso dovessi essere io stessa a dover affrontare una emergenza che mi possa portare lontano dai figli per qualche giorno, ancora piccoli e specialmente Edda che, per quanto il marito sia capace e competente, sarebbe un’assenza che sentirebbe in modo maggiore rispetto a Matilde ed a Fabio Massimo.

Risposte che trovano solo ipotesi “operative” e speranze “neganti” ma non sono diversa dal resto delle donne e delle madri, per cui debbo appunto saper organizzare una pronta risposta quando, e se, questo avverrà.

Il coraggio di cambiare risiede anche nella intelligenza di dosarne i tempi ed i modi, la paura delle certezze è invece sempre e solo radicata al timore di uscire dai propri schemi mentali, quelli in cui, non sempre ma spesso, in molti si sentono prigionieri…

Sara Moi Piselli, pedagogista


e.mail: sara.piselli@lafamigliapiselli.com

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