l’apatia emotiva e l’incapacità di capire l’amore…

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Sara Moi Piselli, in attesa di Matilde, autunno 2010

L’ascolto pedagogico del disagio degli adulti rappresenta una parte del mio lavoro, quella in cui evidenzio una maggiore immaturità nella capacità di riconoscere un sentimento e di gestire le emozioni dell’amore, a causa di una forte spinta autoreferenziale che rasenta l’egoismo difensivo, tale perchè mai cresciuti nelle emozioni profonde che uniscono la reciprocità dei sentimenti.

Coppie di adulti, anche genitori, che trasferiscono ai figli adolescenti una forma di apatia emotiva che coltiva sostanzialmente un circuito di autarchia del sentimento domiciliare fino ad impedire il riconoscimento dell’altro da se come un soggetto autonomo ma solo come una sorta di strumentale oggetto nel commercio dei sentimenti, quello della compravendita delle emozioni per timore della solitudine.

Osservo la feroce carenza dell’importanza dell’amore come desiderio di stare insieme, al contrario della percezione del dover restare insieme per mantenere delle convenienze o delle convenzioni sociali utili a scudare la responsabilità di una vera e consapevole scelta autonoma.

Gli adolescenti di oggi sono il frutto della incapacità degli adulti di superare le proprie difese, di raggiungere quella opportunità offerta dalla maturità di elaborare le sofferenze che hanno spinto sempre più lontano per non affrontarle.

Ascolto i colloqui degli adulti che sono caratterizzati da un gergo adolescenziale, fatto di gestualità e di un rituale intercalare, con una economia del linguaggio utile a banalizzarne il significato per ridurne ogni stimolo di confronto che possa, finalmente, accendere il fuoco della conoscenza per capire e quindi riconoscere la realtà della propria vita (qui e adesso) e non solo e sempre ciò che avrebbe dovuto essere e quello che non è stato.

Manca completamente la capacità di porsi e porre in discussione, sostituita da un rancore camuffato da “orgoglioso carattere” per illudersi di avere una personalità oltre la mera personificazione degli eventi (io, io, io…).

Osservo uomini e donne apparentemente sereni e realizzati nella professione o sotto il profilo della consistenza economica, amarsi attraverso gli oggetti che si regalano, dalle belle macchine ai vari accessori del benessere, senza riuscire a filtrare quel commercio dei sentimenti col quale si mercifica una emozione simulandola col solo investimento emotivo a breve termine.

Osservo giovani adolescenti aver imparato la gestione del proprio corpo in modo maggiore del riconoscimento delle emozioni, confusi fra la sessualizzazione delle emozioni e l’idealizzazione dei sentimenti.

Ascolto delle madri incapaci di dire un secco “NO!” ad un figlio, osservo dei padri zerbino incapaci di esprimere quella autorità emotiva che guida le esigenze interne nella evoluzione dei figli.

Nel mio lavoro sono spesso una sorta di testimone passiva dei conflitti relazionali nei quali proprio il sentimento e le emozioni dell’amore sembrano essere assenti da ogni confronto, invece radicato al “devi” ed ai tanti “ti conviene”.

Fortunatamente vi sono numerose risorse nelle persone sulle quali investire, per estrarle e porle in condizioni di essere rese un concreto strumento per migliorare la vita di chi soffre, ripetutamente soffre, un sentimento nel quale è incapace di gestire le emozioni.

Amare richiede il coraggio delle emozioni, che tutti abbiamo, basta solo capirne la natura ed iniziare ad esprimerlo…

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dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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