“Dottoressa mi aiuti, mio marito è un pedofilo” ovvero come tutelare un minore dalle false accuse di una madre in fase di separazione conflittuale…

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Sara Moi Piselli, Roma 2009

Sono passati diversi anni da quando una donna chiese il mio parere relativamente al racconto che suo dire le fece la figlia, rispetto ad uno scenario che sembrava disegnare un avvenuto abuso sessuale in suo danno.

Fu anche la prima volta che decisi di non credere ad una donna che appariva come protesa a tutelare la propria figlia, mai prima di allora avevo dubitato della buona fede di una madre che si prendeva una responsabilità del genere, indipendentemente dalla verità dei fatti esposti in querela, ho sempre comunque evidenziato una interpretazione pura nel credere ai racconti della figlia o del figlio di una donna alla quale ho poi dovuto spiegare le ragioni dell’assenza di una realtà così traumatica.

Ascoltare invece quella donna nei suoi racconti della raccolta delle memorie di abuso espressi dalla figlia, mi ha immediatamente ricordato una consulenza prestata qualche tempo prima; il C.T.P. in quel caso era mio marito Fabio, nominato dagli avvocati difensori che tutelavano gli interessi di un adulto, padre, accusato dalla ex moglie di aver posto in essere degli abusi sessuali in danno della figlia di cinque anni.

Prima di allora ho sempre visto il nostro lavoro come fornito in esclusivo favore del minore presunta vittima di abusi e non nei confronti dell’adulto sospettato di esserne il persecutore mentre, in quel caso e per la prima volta, ho preferito assistere alla consulenza prestata da mio marito per la difesa di un presunto pedofilo.

Questo uomo era un ufficiale della Marina Militare con molti anni di carriera, accusato dalla ex moglie di aver agito degli abusi durante la permanenza della figlia minore presso l’abitazione del padre, nel corso dei giorni di visita organizzati nei termini di affidamento, ove, a dire della donna, la bambina le avrebbe poi raccontato di aver subito il toccamento dei genitali ed altre forme di abuso fisico, senza penetrazione alcuna.

Al termine delle varie udienze, fino alla sentenza di assoluzione, fu dura da parte mia prendere progressivamente coscienza della facilità con la quale una donna, in fase di separazione conflittuale, ha usato lo strumento della denuncia per abusi sessuali in danno della figlia al fine di sconfiggere l’ex marito, usando di fatto la bambina stessa.

L’uomo fu scagionato dopo essere stato impedito dal vedere sua figlia per oltre un anno e, quando ha potuto farlo, ha dovuto essere monitorato oppure con Fabio che lo accompagnava nel percorso di ri-costruzione del rapporto padre-figlia dopo un simile evento.

Bambina nel frattempo sottoposta a delle incessanti perizie, agli interrogatori mediati dagli psicologi forensi, ai troppi momenti giudiziari che rappresentano comunque una effrazione nella vita di una minore di cinque anni.

Smontare le accuse non è stato difficile, senza nulla togliere alla polizia giudiziaria procedente che ha di fatto adottato un protocollo classico, ovvero le tipiche raccolte delle varie SIT (sommarie informazioni testimoniali) e le considerazioni espresse dai consulenti del P.M. sulla capacità della minore di rendere testimonianza, atteso che fortunatamente non vi era alcuna certificazione sanitaria attestante una violenza sessuale.

Bambina che, lo ricordo sempre, è stata allo stesso tempo costretta a coprire più ruoli all’interno di quella indagine, ovvero parte offesa del reato, oggetto del reato e testimone del reato che avrebbe patito.

Un ruolo tipico e caratterizzante le denunce per pedofilia intra-familiare.

Non è stato difficile produrre tutti gli elementi probatori nel corso del dibattimento durante il quale anche la consulenza di parte ha potuto offrire alla Corte quelle conoscenze ed indicazioni utili a capire le dinamiche di una falsa accusa del genere, accusa che rappresenta già una condanna sociale, perchè le voci girano ed i tempi che intercorrono fra l’accusa e l’assoluzione sono lunghi e proprio quel gap concretizza la vera condanna umana che patisce l’accusato, ingiustamente accusato.

Ho vissuto quindi, per la prima volta, l’altra parte della barricata, quei famosi ex mariti irriducibili che troppo spesso uccidono o commettono delle gravi violenze, riconoscendo invece un uomo mite, sofferente e dignitosamente silente proprio per tutelare la figlia in ogni caso.

Siamo infine riusciti a sviluppare un bellissimo programma di ri-unione della famiglia, ivi compresa la donna accusatrice che ha fatto della calunnia la sua arma, ma proprio per tutelare la figlia minore il padre ha scelto di non agire penalmente nei suoi confronti ed il procedimento acceso di ufficio ha trovato una serie di ostacoli fino alla sua conclusione minore rispetto alla entità dell’atto, penalmente rilevante nella sua gravità.

Donna che, una volta preso coscienza della sua azione ha saputo porre in discussione i suoi agiti ed ha intrapreso un serio sostegno psicologico tale da ridurre le ragioni del conflitto ed essere indirizzata, meglio accompagnata, verso il rispetto delle esclusive esigenze evolutive della figlia.

Debbo dire che purtroppo ben pochi sono gli uomini innocenti ma sempre troppe le donne che strumentalizzano i propri figli per costruire una falsa accusa del genere, all’interno di quelle interminabili guerre fra ex che mietono la vita dei figli come vittime collaterali di una guerra intestina.

Quando un giornalista chiese a mio marito le ragioni per le quali aveva scelto di assistere la difesa di un pedofilo, Fabio rispose che un minore lo si tutela anche dalle false accuse di una madre in fase di separazione, non solo dalle grinfie di un persecutore, marito o ex marito che sia.

Ci ho messo del tempo ma riflettendoci ho sposato questa sua tesi che, nella pratica, di tanto in tanto incontra la realtà, ovvero il malizioso suggerimento che qualcuno offre ad una donna mediocre e pregna di rancore di denunciare in tal senso l’ex marito, convinta di ottenerne l’immediato allontanamento come avviene in quasi tutti i casi, proprio per la tutela del minore.

Minori, bambini pre-puberi, che avranno la loro infanzia segnata da una esperienza del genere, purtroppo raramente basata su una falsa accusa o su delle false memorie di abuso.

Fabio mi aveva raccontato che a Livorno vi era stato un caso di un padre, finito male, accusato falsamente di aver violentato la figlia, prima che qualcuno si accorgesse che purtroppo la bambina aveva una seria patologia ai genitali. Evento che è rimasto nella sua memoria perchè con quell’uomo si è confrontato, raccogliendo una sofferenza enorme, incontenibile che nessuna futura sentenza di assoluzione potrà mai ridurre.

Sono sempre pronta, nel mio lavoro di pedagogista, ad ascoltare i timori di una donna che sospetta degli abusi in danno della figlia, per questo seguo dei precisi protocolli idonei a filtrarne le notizie fino ad accompagnare la vittima presso le istituzioni per la sua giusta tutela, senza sposare cause di separazioni conflittuali nelle quali, dopo una attenta lettura, emergono molti segnali di valutazione che non riducono la gravità delle accuse ma suggeriscono di attivare anche quel protocollo idoneo a porre una ex moglie mendace di fronte alle proprie calunnie…

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dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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