la Pisellanza biologica e l’esperienza dei bambini a contatto con la natura…

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“Babbo Pisu” con la Pisellanza nelle Marche, luglio 2016

Nell’estate del 2016 ci spostammo per un periodo da Nizza verso una località delle Marche ove Fabio aveva trovato una collaborazione in un agriturismo sperimentale biologico, utile sia a mantenere un flusso di entrate ed allo stesso tempo a consentirci di staccare per qualche tempo da una situazione stressante.

Abbiamo quindi vissuto per qualche settimana completamente immersi nella natura, lontano dai grandi centri abitati e circondati da delle belle persone.

Fabio si alzava presto al mattino per andare sui campi mentre coi figli restavo nella casa in cui eravamo ospitati, di quelle tipiche di campagna di un tempo. Poi al suo ritorno usavamo prendere il furgoncino ed esplorare i dintorni scoprendo degli angoli unici per storia e bellezza, oltre all’ottimo cibo.

In realtà Matilde e Fabio Massimo sono sempre stati immersi nella natura in ogni luogo in cui hanno vissuto prima di questa esperienza, la cui differenza era data dalla capacità di viverla appieno ora che erano più grandi e dalla presenza di Edda che aveva poco meno di un anno.

Quando è nato il figlio maschio vivevamo nei pressi di Siena e Fabio lavorava in un agriturismo tipicamente toscano, eravamo diventati parte di quelle colline la cui natura ha accompagnato la gravidanza e la nascita di Fabio Massimo.

Vederli infatti adesso comprendere appieno il valore di un campo di grano, osservare l’importanza relazionale con loro padre mentre gli  spiegava la filiera di coltivazione delle fragole composta buca per buca fatta con una vanga modificata era una gioia, oltre naturalmente a quel senso di profonda libertà che proprio la natura ci ha sempre donato.

Educare i figli ai pericoli dei campi o del bosco è stato un gioco divertente, vederne le espressioni felici quando la loro fragola era pronta per essere colta oppure quel misto fra gioco e paura quando i topini di campagna trovavano spazio nella stanza da letto e, senza panico, iniziava quella guerra psicologica fatta di attese e di fughe, ha rappresentato quelle settimane trascorse nelle Marche prima di tornare a Nizza, in quella Francia colpita da un atto terroristico feroce.

La natura, il vento, gli odori, gli animali e gli insetti, i colori ed i tempi di coltivazione naturale dei suoi prodotti è stata la scuola nella quale i nostri figli hanno saputo riconoscere ed esprimere quelle emozioni che hanno poi mantenuto anche una volta tornati in un contesto urbano più classico.

Come è stata una ottima scuola l’aver compreso il perchè il padre si alzava presto per andare sui campi, riconoscendone così la differenza fra il loro gioco ed il suo lavoro, fra il divertimento ed il produrre una fonte di sostentamento.

Hanno capito che proprio la natura ci insegna la calma e talvolta la inevitabilità degli eventi, ci è stato infatti più facile una volta rientrati a Nizza riuscire a spiegargli la morte delle vittime dell’attentato atteso il forte dolore ancora percepibile che, per i bambini, ha significato un elemento di drammatizzazione da dovergli far ben comprendere.

Sono state delle settimane importanti e non posso che ringraziare la natura per l’aiuto che ha saputo darmi, la stessa che anche adesso che viviamo a Latte, al confine con la Francia, torno ad esplorare durante le passeggiate nei pressi dei Giardini Hanbury o lungo la costa di Capo Mortola fino a quando riusciamo ad avere il tempo di esplorare la Provenza ove Fabio ha contratto delle temporanee collaborazioni con degli agriturismi tipici nei pressi di Gordes e di L’Isle sur la Sorgue nel dipartimento della Vaucluse.

Nel corso di questo otto anni “nello zaino” abbiamo vissuto anche nelle città più grandi, come a Roma per qualche mese nel 2014 per esempio, riconoscendo così l’attitudine dei nostri figli verso l’aria aperta ed il rapporto diretto con una natura senza filtri rispetto che quelle dinamiche tipicamente urbanizzate.

Quando dei genitori mi chiedono dei consigli per risolvere un periodo difficile coi figli, indico sempre il trascorrere qualche giorno immersi nella natura come una opportunità di filtrare le fonti di stress, per meglio confrontarsi coi temi che caratterizzano il disagio e, non di rado, mi hanno risposto che è bastato proprio regalare una esperienza del genere ai bambini per ritrovare la serenità di un rapporto reso difficile proprio dallo stress dei tempi obbligati.

La natura ci insegna infatti l’obbligo del rispetto dei suoi tempi, non dei tempi obbligati.

Esattamente come i bambini hanno bisogno del rispetto dei loro tempi per capire ed elaborare gli eventi della loro progressiva evoluzione e, non, del tempo preteso dai genitori per soddisfare il proprio bisogno di certezze…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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