los tres amigos, come rinforzare il senso del gruppo tra fratelli…

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“los tres amigos” i fratelli Piselli, febbraio 2017

La nostra è una Famiglia che non passa inosservata quando camminiamo tutti insieme, coi tre fratelli che stanno a due passi avanti a noi e si danno la mano per proteggere la sorellina Edda, forse anche perchè non abbiamo mai usato il passeggino ed i bambini hanno avuto l’abitudine ad indossare il proprio zainetto, di quelli tecnici ma a loro misura che li trasformano in dei piccoli globetrotters.

Siamo coscienti di essere dei “personaggi” in tal senso rispetto al normale nucleo familiare italiano, oltre a quei momenti in cui osservo dei bambini di cinque anni  con gli occhi tristi perchè impiccati alle proprie ginocchia seduti da sempre sul passeggino pur indossando il “43” di scarpe, per cui cari genitori sarebbe giunta l’ora di permettergli quella sana autonomia di cui hanno bisogno.

In qualche modo questo è stato da sempre ed è il nostro biglietto da visita di una Famiglia che viaggia spesso e certamente desideriamo caratterizzarci in tal senso, restando noi stessi ma se debbo comprare uno zaino invece di quelli alla moda, preferisco uno più tecnico utile sia per viaggiare che per andare a scuola e resistente alle intemperie e, appunto, contro la scadenza per il passaggio alla nuova moda.

Allo stesso modo viaggiare spesso a piedi necessita di una organizzazione idonea per garantire la sicurezza dei bambini e la serenità di tutti.

E’ capitato durante i nostri viaggi di incontrare altre famiglie di viaggiatori con dei bambini al seguito, ricordo dei fantastici americani che giravano il mondo con tanti figli a bordo di una macchina vintage, come ben ricordo quella madre che insieme alla nonna paterna dei figli mi avvicinarono mentre stavamo giocando in un parco avventura e, quasi imbarazzate, mi chiesero dei consigli.

Sia ben chiaro, ci marcio, nel senso che il mio lavoro è anche quello di dare dei consigli da madre che “per caso” è anche una pedagogista in modo che dopo qualche consiglio erogato pro bono, riesco a fidelizzare un seguito di richieste invece compensate ed anche questo Blog rappresenta il bacino di quel seguito.

Avevo un amico che si metteva a mangiare la pizza appena sfornata alle panchine dei giardinetti sedendosi accanto alle persone intorno all’ora di pranzo e, dopo averle inondate di buon profumo gli consigliava la pizzeria a due passi, di sua moglie. Ho così imparato molto sul marketing spontaneo.

Infatti questa mamma e questa nonna mi chiesero quale fosse la “ricetta” con cui riuscivo ad ottenere una così forte coesione tra i fratelli, dopo che li avevano osservati a lungo nei loro giochi e nel relazionarsi fra loro, attivando quel brutto confronto coi loro bambini meno uniti e certamente meno spontanei nella loro giusta necessità di esprimere la propria energia.

Bambini tipicamente condizionati dai tanti divieti, dalla paura della mamma e della nonna, dallo stare attenti a non sporcare il giubbino nuovo molto delicato (poco indicato per il parco avventura) ed infine da quella pessima abitudine di schermagliare fra mamma e suocera che inevitabilmente riduce l’attenzione verso le esigenze dei bambini.

In realtà oltre a qualche competenza tecnica, alle nostre caratteristiche personali e caratteriali, l’unica ricetta che conosco si chiama amore, si chiama sereno stress, si chiama serena fatica sommata ai giusti sacrifici da parte di due genitori che hanno scelto di esserlo, coscienti proprio per formazione tecnica dei meccanismi e delle dinamiche di tutti bambini e dei nostri figli in particolare.

Essere dei genitori non significa solo “diventarlo” per inseminazione più o meno consapevole e per avvenuta gravidanza, significa sapere di esserlo e del peso rappresentato da questo sapere sulla vita individuale e di coppia dei genitori, specialmente in quelli come noi che non delegano a terzi la “gestione” dei figli.

Ritengo importantissimo investire sui primi cinque anni di vita dei figli, perchè tutti i sacrifici e la fatica, tanta, che questo investimento richiede sarà ammortizzata nel corso della loro futura evoluzione ed i risultati con mio marito Fabio li stiamo vedendo giorno dopo giorno ora che Matilde ha 7 anni e massimo 6, mentre Edda ne ha ancora 2 e mezzo.

Certamente qualche trucchetto professionale, la maturità e l’esperienza ci consentono di  enfatizzare dei loro aspetti e di ridurne altri ma debbo dire che non c’è quella presunzione di “sapere” essere dei genitori, motivo per cui ci poniamo in discussione tutti le sere, come una sorta di momento di scarico dello stress della giornata e di confronto sulla nostra Famiglia.

La famiglia è un gruppo che, diversamente dal gruppo sociale, ha delle dinamiche diverse e ben più complicate perchè richiedono, come spesso ripeto, la consapevolezza della differenza fra essere un genitore che educa o un istruttore che addestra l’infanzia.

Sarebbe fin troppo facile attivare gli stessi meccanismi di “formazione” del gruppo come avviene negli insiemi in generale, fra elementi alfa ed elementi zeta da strumentalizzare per ottenere una uniforme comportamentale e prassica compatibile con la natura e l’origine del gruppo.

Le dinamiche del gruppo-famiglia si basano tutte sugli elementi alfa perchè è un insieme formato da delle autonome unità che rappresentano il valore di se stesse e non si miscelano fra loro, se non nella relazione affettiva e comportamentale.

Utilizzare Matilde come “vetrina” per la sorella Edda sarebbe l’errore più grande da compiere ma anche il metodo più conveniente per meglio gestire la giornata dei e coi figli e, proprio il termine conveniente, è quello che uso quando offro un confronto a delle altri madri, anche se accompagnate dalla suocera col classico sguardo di traverso che tutto dice sul loro rapporto e soprattutto quando meravigliosamente l’anziana suocera ripete…”vedi, ha ragione, non devi fare quel che conviene a voi genitori ma ciò che è utile alla crescita dei figli, dovresti ricordartelo quando mi molli i nipoti per andare con le tue amiche”.

Essere dei genitori non è affatto facile e non è per nulla conveniente ma per quanto mi riguarda dona una felicità immensa, anche quando le cose vanno meno bene o addirittura male.

Riuscire a creare la coesione tra fratelli non è perciò solo un “biglietto da visita” ma una opportunità che si rivela utile sia nel corso della normale giornata che nei momenti brutti, durante i quali è necessaria la compattezza e l’immediato ascolto con la comprensione del suo contenuto, non con una gridata imposizione.

Il gruppo-fratelli è formato da tre autonome entità sotto una stessa guida.

Guida (noi genitori) che propone un “sistema” educativo individuale rispetto alle caratteristiche del mondo interno di ognuno di loro, proprio questo richiede grande fatica e attenzione, per poi meglio gestire il confronto condiviso fra loro con il mondo esterno e con le regole sociali che il vivere in una collettività urbanizzata richiede ove, noi Piselli, pur nella nostra organizzata anarchia abbiamo scelto l’educazione, il rispetto degli altri da noi e la “umile debita distanza” come strumento di relazione e di interazione.

Sostanzialmente se un genitore riesce a mantenere elevato il rispetto delle dinamiche del “mondo interno” di ogni singolo bambino, consente ai figli di non confondersi fra questo ed il mondo esterno col quale si confrontano tutti i giorni e dal quale ricevono numerose fonti confusive che, proprio i genitori, debbono saper filtrare e non adeguare alle loro esigenze negli aspetti che gli convengono.

L’autonomia interna ed esterna dei figli è il principale obiettivo della loro evoluzione, naturalmente nel rispetto delle progressive tappe cronologiche e della capacità di espressione delle loro emozioni.

Ricordatevi questi termini per riuscire a meglio sviluppare il rapporto coi vostri figli e fra loro se ne avete più di uno, ovvero “autonomia” e “espressione delle loro emozioni”.

Non amo “vendere” dei metodi o dei pacchetti educativi perchè credo molto nelle risorse di ogni singolo genitore che deve rendere concrete, come il linguaggio comunicativo usato in ogni singola famiglia nella quale la mimica gestuale talvolta ha un significato più incisivo di mille parole in base alla regione di provenienza.

E’ necessario soprattutto ridurre il conflitto fra i figli, laddove ve ne è uno che “gratifica” ed uno che “imbarazza” perchè il rinforzo di uno contro la mortificazione dell’altro crea solo il senso di “seduzione” e di “ribellione” che non porta a nulla.

Relativamente ai bambini abilmente diversi, portatori di una disabilità fisico motoria, sensoriale o intellettiva, ne parlerò con un successivo articolo perchè il mondo del cosiddetto “handicap” ha il potere di unire o di distruggere una famiglia e questo richiede un approfondimento meglio articolato.

Concludo dicendo che i figli non sono una prolunga dei genitori o una coda degli stessi, non debbono replicare l’andazzo genitoriale ma esprimere un proprio comportamento che nel corso della crescita e degli esempi educativi genitoriali si modulerà spontaneamente verso il riferimento costante all’educazione, al rispetto, alla condivisione ed alla ricerca della soluzione di un problema, non della colpa da attribuire a qualcuno.

Se i miei figli fanno qualche danno non ne indichiamo il responsabile principale fra loro, perchè non serve a nulla, preferiamo suggerire a tutti e tre una soluzione e capire la natura emotiva di quel danno se particolarmente caratterizzante un momento di crescita o di disagio di uno di loro.

Questo richiede tempo, attenzione, capacità di analisi a lungo periodo e soprattutto la volontà dei genitori di risolvere il problema dei figli, non il proprio fastidio…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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