dalla puzza della carne alla puzza sotto il naso, intossicazioni alimentari e “Latte” andato a male…

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Fabio Piselli, “capo in cucina” Francia 2016


Nelle settimane scorse durante la somministrazione del pasto della mensa nella scuola frequentata dai miei figli, è stato rilevato da gran parte degli alunni e da alcune insegnanti che in particolare la carne emanava un puzzo non certamente gradevole che ha scoraggiato molti a mangiarla mentre chi lo ha fatto ha poi avuto dei malori fra vomito e diarrea.

Le segnalazioni di ufficio e quelle dei genitori hanno dato spessore al “caso” che si è creato anche nei altri plessi scolastici di Ventimiglia e non solo in quello di Latte, tanto che ne hanno parlato i giornali e proprio oggi è giunta questa notizia come si può leggere sul sito on line di questo quotidiano (clicca per leggere).

Ho vissuto ( con mio marito) personalmente gli eventi, ad iniziare dall’ascoltare dai nostri figli il loro rifiuto a mangiare la carne proprio perchè puzzava e ad osservare i loro compagni che si sono sentiti male nei tipici sintomi di una sospetta intossicazione alimentare.

Sono abituata per cultura e per formazione a non seguire il flusso delle voci, ad accertarne la fonte originale ed a riscontrarne gli elementi di prova, con mio marito non siamo due soggetti particolarmente condizionabili o facili dall’essere suggestionati, ci siamo quindi basati su ciò che abbiamo visto, ascoltato, riscontrato personalmente nei fatti in questione.

Abbiamo quindi preso atto delle attività di analisi e di verifica sugli alimenti e sulla grande cooperativa che gestisce la mensa che hanno rappresentato il classico obbligato seguito delle segnalazioni e dei timori dei genitori.

Leggere oggi che “il cibo è buono et abbondante” che “tutto è in ordine” mi pone in discussione rispetto a ciò che ho, ripeto personalmente, vissuto.

Quel che più mi irrita è l’attribuzione a noi genitori di una sorta di “sospetto” di aver costruito un caso sul nulla o addirittura di avere la “puzza sotto il naso” come adombra il contenuto dell’articolo al quale ho fatto riferimento.

Pur mettendo in conto la presenza di una aliquota di genitori particolarmente suscettibile agli odori, pur mettendo in conto una percentuale di “isterici complottisti” che vedono nel sistema pubblico il problema dei loro problemi, pur mettendo in conto il presunto ipotetico rancore di alcune maestre che hanno vomitato e fatto la diarrea apposta per incolpare il sistema, debbo mettere in conto la buona fede dei miei figli e l’onestà intellettuale mia e di mio marito oltre a quella degli altri bambini e dei loro genitori.

Quell’articolo non lo digeriamo, quindi.

Ho la massima fiducia nelle amministrazioni pubbliche che hanno eseguito le analisi che sembrano smentire i fatti ma posso confermare e lo faccio con forza assumendomene tutte le conseguenti responsabilità di legge, che il puzzo della carne è stato evidente ed evidenziato da numerose fonti testimoniali dirette, comprese i miei figli, i quali non hanno la “puzza sotto il naso” perchè abituati da sempre a mangiar di tutto ed hanno un padre che ha gestito e diretto le cucine di alcuni ristoranti.

Se tutto va bene e niente è in ordine, come facciamo a comprendere cosa è realmente accaduto, prima che diano la colpa all’ultimo degli operatori sul quale diranno magari che è un portatore abusivo di starnuti altrui e che proprio un residuale anonimo starnuto ha infettato quella partita di carne.

Forse, è tempo di porre in discussione il metodo col quale si alimentano tanti bambini, oltre la bella vetrina di facciata, perchè stavolta è andata bene ma il rischio di una intossicazione alimentare non è un tema da poco, perchè potrebbe avere conseguenze ben più gravi.

La difesa del proprio ufficio è una dinamica tipica del nostro paese, che sviluppa la solita delega delle responsabilità e la rincorsa ai controlli sui controlli che hanno controllato i controllori sotto il controllo dei controllati, fino a perdersi nel girotondo del lungomai.

Non ho idea di chi abbia scritto quell’articolo e di quali siano le sue fonti per i contenuti che ha deciso di rendere pubblici, ma non ci sto.

Non ci sto e non certo per un moto di orgoglio e per la frustrazione di vedere che i controlli danno sempre esiti favorevoli ai controllati, non appartengo alla categoria dei complotti e nemmeno ho particolare timore di quel che mangiano i miei figli in quella scuola, infatti hanno continuato ad usufruire della mensa anche dopo tali eventi.

Non intendo però accettare l’offesa della mia onestà intellettuale di donna, di madre ed anche di pedagogista che coi bambini ha gli strumenti più tecnici per filtrarne un eventuale mendacio.

Come donna che vive fra la gente posso anche riconoscere quel genitore con la “puzza sotto il naso” come talvolta incontro ma tutto questo nulla c’entra con gli eventi della sospetta intossicazione di Latte e degli altri plessi scolastici.

Le polemiche sterili non sterilizzano purtroppo gli alimenti riducendo così il rischio di una tossinfenzione alimentare, al contrario ingrassano chi di polemica vive e chi vive alimentando le polemiche.

Non intendo perciò con questo odierno articolo partecipare ad una polemica bensì confermare un fatto, un dato di fatto e non una percezione nata in odor di isteria collettiva.

La carne puzzava e di questo puzzo desidero una risposta, non una polemica.

Una risposta sui campioni di “quella” carne, perchè voglio dare per scontato che tutto il resto, infrastrutture e personale di cucina sia compatibile coi requisiti di legge durante i processi di cottura degli alimenti da somministrare ai bambini.

“Quella carne” che ha potuto patire un qualche inquinamento leggero tale da sviluppare i malesseri avvenuti, perchè la diarrea ed il vomito dei bambini e delle insegnanti che hanno mangiato “quella carne”, il puzzo sotto il naso, lo avevano sul serio…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista


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