educare i bambini al rapporto col mare…

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i fratelli Piselli che rianimano una tavola da surf, autunno 2016

Mio marito usa ripetere una frase ormai diventata una sorta di mantra per i figli che si accingono a tuffarsi in mare:…”ricordate che il mare vuole i bravi perchè i furbi se li mangia”.

Sono molti i genitori che temono il mare e che trasferiscono nei loro figli le proprie ansie in danno della serena scoperta del nuoto da parte dei bambini, del nuoto in acque libere in particolar modo.

Educare i figli ad un sereno rapporto col mare richiede la conoscenza dell’elemento acqua sia come fonte di pericolo che come la grande placenta del mondo.

Sono sarda di origine ed il mare è sempre stato parte della mia evoluzione, mio marito è cresciuto nel mare livornese ed è un sommozzatore da oltre trenta anni, per lui il mare ed il nuoto anche invernale sono sempre stati dei compagni di viaggio nel corso della sua vita.

Questi sono i motivi per cui è possibile trovarci in spiaggia o sugli scogli anche nella stagione più fredda, fosse solo per apprezzare un bel tramonto e far giocare i bambini accanto e, se possibile, col mare.

Posso comprendere chi vive in montagna che sostanzialmente il mare lo vede solo durante le vacanze, meno comprendo chi come noi abita a due passi da una riviera che offre numerose località in cui coltivare un rapporto col mare diverso dal solo abbronzarsi per poi riempire i figli di paure.

Il nuoto per i bambini, anche quello svolto nelle acque confinate di una piscina, è un importante presidio di prevenzione di alcune patologie ed un ottimo rinforzo sia fisico che psicologico.

L’acqua è un elemento naturale e sapersi muovere dentro, sopra e sotto il mare è una esperienza evolutiva assolutamente consigliabile per tutti i bambini ed i ragazzi, con particolare interesse verso i portatori di una disabilità fisico-motoria sensoriale ed intellettiva.

I progetti educativi e pedagogici che abbiamo condotto utilizzando il mare o le piscine nel corso degli anni, hanno permesso a me e a mio marito di raggiungere la piena consapevolezza dei benefici educativi che si possono tratte dal mare.

Non solo quindi imparare ad abbandonare la gravità per farsi accogliere dall’acqua ma anche imparare da un elemento che contiene e trasporta numerose informazioni, le stesse che i bambini ed i ragazzi studiano a scuola in tutte le materie.

I nostri tre figli hanno sempre avuto lo stimolo di avvicinarsi al mare tramite il solo esempio che gli abbiamo dato sin dalla loro nascita, infatti tutti e tre hanno avuto il battesimo in mare nel corso dei primi quaranta giorni di vita.

L’acquaticità neonatale è stata alla base di ogni progetto psicomotorio e ludico educativo che abbiamo condotto in favore dei figli degli altri fino a quando abbiamo potuto coinvolgere anche i nostri, osservandoli vivere il mare insieme a dei bambini con delle disabilità intellettive o fisico-motorie, esperienza gratificante sotto ogni aspetto.

Un genitore che ha il panico per l’acqua ma che “si fa” accompagnare dai propri figli per la sua tintarella in spiaggia, non li può obbligare a restare fuori dal mare oppure trasformarli in ridicoli pupazzi colmi di braccioli e salvagenti e dipinti di una spessa coltre di crema solare; in questo modo i bambini non si appassioneranno mai al nuoto o ai vari sport che proprio il mare permette di praticare.

Educare i figli al rapporto col mare significa prima di tutto ridurne l’ansia e la paura. Il Mare non uccide i bambini ma affoga chi non ne conosce le dinamiche, il comportamento e soprattutto i rischi che nascono proprio da questa ignoranza, non dal mare tout court.

Portare i figli al mare dovrebbe rappresentare una momento di mediazione con la natura, con le proprie ansie, col coraggio innato dei bambini e col loro desiderio di sperimentare anche oltre i limiti del consentito e, per questo, noi genitori abbiamo il dovere di guidarli con responsabilità e coscienza, non con la paura.

Generalmente chi si approccia al mare da adulto senza esserci cresciuto dentro da bambino, lo fa talvolta con uno spavaldo pensiero di poterlo gestire oppure con la paura di non superare il cartello del limite di acque sicure.

Purtroppo in entrambi i casi il rischio di essere mangiati dal mare esiste comunque, perchè l’unico vero salvagente è e rimane il sano rapporto col mare, la conoscenza delle correnti, il saper riconoscerne i venti ed i tanti segnali che ci manda per permetterci di misurare le nostre azioni.

Il mare ci rende umili e, questa, è la ragione principale per la quale dovremmo educare i bambini al rapporto col mare…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista


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