Dottoressa mi aiuti, mio marito mi ha confessato di essere omosessuale…

Sara_Moi_Piselli
Sara Moi Piselli

Ho osservato gli occhi di questa donna mentre cercava ovunque una spiegazione ai contenuti di quelle foto trovate nel computer del marito, che hanno confermato ciò che poi lo stesso uomo ha “confessato” alla moglie, ovvero di avere una doppia vita, una frequentazione con altri uomini all’interno di un circuito di piaceri omosessuali presso una sauna gay di Nizza (Francia).

Ascoltare le parole di una moglie fortemente in crisi per aver scoperto “per caso” il comportamento del marito, che non necessariamente ne descrive la scelta di un indirizzo sessuale, mi ha permesso di accompagnare la donna stessa verso la comprensione della situazione vissuta dall’uomo, col quale è sposata da oltre venti anni ed insieme hanno due figli ancora minorenni.

Ho prima dovuto agire una importante opera di contenimento delle escursioni della crisi che la donna sembrava vivere, non tanto per aver scoperto ciò che sospettava da tempo quanto per sentirsi “inferiore” ad un omosessuale “qualunque”.

Bella donna, curata e cosciente della propria femminilità, mi ha descritto una vita sessuale col marito attiva e soddisfacente e, per questo, sembrava distrutta di fronte al vedersi “sostituita” addirittura con degli uomini, di quelli incontrati per caso dentro una sauna gay, nemmeno un amante unico ma dei meri incontri sessuali estemporanei e probabilmente anonimi anche al marito stesso, con tutti i rischi di malattie alle quali l’aveva esposta.

Dopo aver ritrovato la serenità del colloquio, ci siamo avventurate nel tentativo di capire le ragioni per cui il marito ha iniziato a vivere questa doppia vita, cercando di comprendere se tale scelta era squisitamente riferibile ad un indirizzo sessuale dell’uomo oppure più vincolata ad una realtà frustrante patita dal marito, che ha trovato scarico e compensazione in un momento di trasgressività appagante sotto più profili frequentando un luogo “segreto” ove scindersi dalla propria realtà quotidiana e trasformarsi in qualcosa di altro, oppure per “annullarsi” o per “punire” una parte di se con la quale era in conflitto o, più semplicemente, perchè ha scoperto che gli piace il membro dell’uomo e non ha avuto il coraggio di confessarlo alla moglie.

Nei successivi incontri ha partecipato anche l’uomo, spesso interrotto dalla moglie nel corso del colloquio pedagogico anche con toni mortificanti e vessatori, trattandolo da “checca” ma in fondo era una sorta di “prezzo da pagare” per giungere poi a quell’equilibrio delle intelligenze che ci ha permesso di estrarre le sensazioni, le emozioni e le ragioni di una doppia vita del genere di quel marito sostanzialmente ordinario, un uomo nella norma, con un lavoro stabile, sportivo e “maschio” a tal punto da renderlo del tutto lontano da un mondo gay ipotizzato in movenze femminilizzate o in lustrini e rossetti.

L’uomo non ha saputo in realtà ben descrivere le ragioni per la quali è entrato per la prima volta in una sauna gay, forse per curiosità, trovando all’interno un clima di “sospensione” della propria vita, poi l’atmosfera generale di una trasgressività tipicamente sessuale fra stanze dedicate, piscine e saune hanno fatto il resto fino a quando il contatto con un “altro come lui e non un frocio” gli ha consentito di vivere appieno un rapporto omosessuale che egli ha descritto sempre e solo come orale e masturbatorio.

A quel punto proprio la moglie gli ha ricordato che prendere in mano e altrove il membro di un uomo è “roba da froci” trovando una forte negazione in tal senso da parte del marito. Ho colto così quella occasione per accompagnare i due ad un confronto libero da ogni regola, puro, quasi uno sfogo di anni di represse litigate, da anni di una vita convenzionale e convenzionata al non voler problemi, scansandoli o riducendone lo spessore alla misura in cui erano capaci di gestirli.

Feci leggere ai due un articolo di una rivista specializzata che evidenziava l’altissima percentuale di mariti omosessuali, con una doppia vita clandestina in cui esprimere in varia misura questo interesse ed i tanti motivi per cui proprio una sessualità considerata trasgressiva riusciva a compensare numerose lacune nel rapporto con se stessi e con la moglie, giungendo forse al cuore del problema della coppia.

Coppia, le cui fantasie sessuali avevano un marcatore tipico dell’interesse dell’uomo verso altri uomini, evidentemente mai affrontato dai due oltre il momento del rapporto proprio per non “avere” problemi e mantenere le certezze di quella vita familiare di fatto serena, con una casa, un buon lavoro, figli tranquilli, vita sociale classica e qualche momento di “stacco” che l’uomo coltivava proprio in quella sauna di Nizza mentre la donna accompagnava i figli alle gare sportive di una disciplina praticata anche dalla madre in gioventù.

Alla fine siamo giunti alla loro presa di coscienza di non aver mai realmente espresso e condiviso appieno la loro realtà interna, di aver seguito il flusso del benessere col timore di inquinarne la serenità anche col solo approfondire una fantasia sessuale considerata invece una sorta di innesco per l’eccitazione dei due durante il rapporto.

L’uomo, di fronte al comportamento omosessuale manifestato dal condividere il corpo con un altro uomo  in quelle pratiche orali e manuali, non ha mai compreso che tale era, omosessuale, insistendo nel suo essere “maschio” e che era solo un qualcosa di altro, una sorta di hobby da non considerare altrimenti.

Il meccanismo di negazione di una realtà evidentemente dolorosa è tipico in tutti noi, per questo l’intelligenza e la capacità di affrontarne i contenuti fa la differenza tra chi saprà superare la sofferenza e crescere e chi invece vivrà nei soli meccanismi di difesa e nel rifugio della ipocrisia.

Il lavoro della pedagogista nell’ascolto del disagio degli adulti termina proprio di fronte a questa scelta, perchè ormai tutte le risorse sono state estratte e riconosciute come strumenti interni ed esterni anche residuali ma sui quali investire per crescere, per essere felici, per superare una difficoltà tramite una autonoma scelta.

Non rientra infatti nel mio lavoro “forzare” una soluzione raggiungibile e tanto meno fornire un metodo di “scuola psicologica” di elaborazione di un disagio, mi limito ad offrire agli adulti quelle conoscenze pedagogiche idonee per permettergli di estrarre le loro risorse e per formarli nella loro migliore espressione, senza giudizi o tastatine di polso per indirizzarli verso una soluzione ottimale.

L’elemento che ho evidenziato con piacere è stato che in ogni caso nessuno dei due ha posto in discussione l’amore che li lega e l’affetto reciproco, entrambi hanno compreso nel corso del confronto pedagogico che nessuno ha mentito o fatto finta di non capire, perchè in realtà era ben nota da anni la fantasia erotica del marito poi concretizzata con una opportunità d’ambiente, forse scorretta nei confronti della moglie alla quale proprio il marito ha fatto trovare quelle foto che la stessa donna sapeva dove trovare.

L’importante è stato riuscire a superare i meccanismi di negazione e quel tipico “io” che spesso rappresenta il muro che imprigiona la coppia, per la quale ogni evasione non è mai una reale fuga ma un più semplice ripartire dal via…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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