Dottoressa mi aiuti, i figli del mio nuovo compagno (suoi) non vanno d’accordo coi figli avuti dal mio ex compagno (miei) ovvero, quando i bambini si chiedono, quanti babbi abbiamo?

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Sara Moi Piselli, Roma 2009

Accade spesso che durante un viaggio o quando faccio la spesa, qualcuno nello scambio di un sorriso e di due parole mi chieda se i tre figli sono tutti miei e sembrano sorpresi quando dico che li ho avuti tutti con lo stesso marito col quale, addirittura, sono ancora coniugata.

In effetti la nostra attuale società somiglia sempre più ad un girotondo dei figli e dei padri, fra ex mariti, nuovi compagni, ex nuovi compagni e nuovi compagni dopo gli ex, in attesa di diventare loro stessi degli ex compagni.

Naturalmente enfatizzo e non ho nulla contro il divorzio, al contrario lo ritengo una soluzione estrema ma necessaria di fronte a dei conflitti interminabili; per questo sarebbe opportuno non tanto essere bravi a separarsi da un matrimonio o terminare una convivenza quanto saper far la scelta giusta a priori e riuscire a restare insieme di fronte alla difficoltà della vita e, per questo, di tanto in tanto mi capita di offrire delle consulenze alle coppie in difficoltà oppure a quelle madri che sembrano avere delle difficoltà a restare in coppia.

Ricordo una donna sulla quarantina coi suoi quattro figli avuti da tre diversi uomini, i primi due dal marito, il terzo dall’ex compagno ed il quarto dall’attuale compagno, termine che non ho mai particolarmente amato ma rende l’idea.

Una volta separata è andata a convivere insieme ai due figli (dell’ex marito) col nuovo compagno che già aveva due figli avuti dalla ex moglie, che vedeva solo un giorno alla settimana e dopo la nascita del frutto della loro nuova unione si sono ritrovati a trascorrere il sabato tutti insieme, ovvero con cinque bambini, alcuni di madri e padri diversi ma ora diventati tutti fratelli.

Il rapporto sembrava difficoltoso e per questo dopo essersi lasciata ha incontrato un nuovo compagno con cui è andata a convivere insieme ai primi due figli dell’ex marito ed al figlio dell’ex compagno. Nuovo compagno con cui ha avuto il quarto figlio, il quale era già padre di tre figli avuti da due diverse donne ed ora il quarto con la nostra amica, verso la quale non ho mai espresso giudizi di sorta rispetto al suo stile di vita ed alle sue scelte ma diversa è invece la valutazione sul rispetto delle esclusive esigenze evolutive dei minori che, proprio in forza delle deboli relazioni, rischiano di inseguire la feconda scia lasciata dai padri e dalle madri nel corso delle loro progressive unioni.

Bambini che a scuola o durante i giochi si domandano fra loro “tu quanti babbi hai?”

Il confronto pedagogico con le madri di più figli avuti da più compagni richiede da parte mia la consapevolezza dei motivi per i quali queste donne sembrano manifestare una apparente labilità emotiva, tale da spingerle a fuggire dalla vecchia relazione verso il miraggio di una nuova unione, portandosi al seguito i figli avuti e partorendo quelli che verranno.

Come ho detto non esprimo nessuna valutazione giudicante la personalità di queste donne, fra giovani e meno giovani, occorre però iniziare a considerare la situazione che i vari figli si trovano ad affrontare perchè costretti ad interfacciarsi con una realtà imposta, alla quale debbono oltretutto adeguarsi per non diventare paradossalmente, loro, il motivo della nuova separazione.

Divorzi, separazioni, brevi convivenze che non sempre al termine della relazione sono elaborate nei loro conflitti o nella scia del rancore, che trasforma i figli in una arma costantemente puntata contro i vari partners ma certamente già carica contro la serenità dei bambini.

Ascoltare perciò delle donne che cercano nel nuovo compagno la soluzione ai problemi mai elaborati col vecchio compagno, partorendo nel frattempo dei bambini quasi come fossero un presunto elemento saldante la relazione pro tempore, mi stimola quel moto professionale grazie al quale cerco di innescare un risorgimento delle emozioni, rivoluzionando quel baillame di mere sensazione di benessere-malessere temporaneo, in relazione al quale si fanno i figli o ci si lascia dalla sera alla mattina.

Figli che non sono degli adesivi da attaccare all’album delle relazioni, bensì dei soggetti autonomi che necessitano dei loro tempi e dei loro modi per anche solo riuscire ad accettare il nuovo compagno della madre o la nuova compagna del padre.

Bambini o ragazzi invece che non sono mai stati abituati ad esprimere le proprie emozioni, al contrario, solo ben addestrati a contenerle per non dispiacere il padre o la madre negli incontri di presentazione e di “introduzione” verso i loro rispettivi nuovi amori.

Ho avuto modo di lavorare con questi minori, i cui segnali di disagio in tal senso sono ampi e numerosi, evidenze che ho cercato di usare nel momento in cui mi sono trovata ad essere la consulente di un genitore di più figli avuti da più partners.

La labilità affettiva e l’immaturità in generale possono essere dei motivi per i quali si tende a fuggire da una relazione idealizzando il soggetto-oggetto della “nuova storia” come si usa definirla oggi. Rimango comunque sempre sorpresa nell’osservare lo stupore delle madri in particolare, quando, quei segnali del disagio dei figli, glieli faccio comprendere appieno.

Ecco finalmente uscire quella responsabilità genitoriale andata dispersa in azione durante le varie guerre coi vari ex e nel corso delle alleanze temporanee col temporaneo nuovo compagno, sperando che si possano poi concretizzare in dei veri e propri trattati di pace a lungo termine, tanto da offrire ai figli una tregua idonea per consentirgli di crescere nel minor danno possibile.

Proviamo infatti ad immaginare di essere un bambino di età compresa fra i sei ed i dodici anni, con una madre ed un padre divorziati, con fratelli e sorelle di madri e padri diversi coi quali dover essere un fratello ed una sorella comunque.

Proviamo ad immaginare il senso di abbandono, di colpa e di distacco di questo bambino laddove vede la sua famiglia originale distrutta dalla separazione, costretto quindi a soddisfare le parti genitoriali nei loro conflitti durante i termini di visita o nel corso della residenza prevalente, quindi proviamo ad immaginare di veder giungere in casa o un nuovo fratello che la mamma ha avuto col nuovo “babbo” o i figli di questo compagno che a loro volta vivono la stessa situazione di interagire obtorto collo coi nuovi fratelli e le nuove sorelle.

Le variabili di conflitto in una situazione affettivamente labile sono elevate, motivo per il quale ritengo importante riflettere e riflettere bene prima di mettere al mondo il presunto frutto di un presunto nuovo amore, perchè per quanto la macedonia sia un ottimo modo per riciclare la frutta in scadenza, non possiamo trasformare i figli in un dessert da offrire alla speranza di essere felici tramite la fuga dal vecchio ed il rifugio nel nuovo.

I bambini che si chiedono quanti babbi hanno non lo fanno solo per gioco ma anche per esorcizzare quel bisogno di radicamento ad una figura paterna originale, ove presente, allo stesso modo di quei figli che debbono invece interagire con una nuova mamma della quale sanno solo che è “quella” che convive con babbo e niente altro.

Occorre una “autorità emotiva” che purtroppo è ciò che più manca nella struttura della madre (o del padre) che ricerca in terzi nuovi partner la compensazione delle proprie lacune, dando così vita ad un girotondo fecondativo di figli della debolezza, dai quali si pretende la forza necessaria (che non hanno) per frustrare le proprie emozioni al fine di “non far rimaner male il nuovo babbo”…

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dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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