i genitori di vetro ed i figli fragili…

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Matilde Piselli, estate 2016, Petritoli

Una delle maggiori lamentele che ascolto da molte madri recita il classico “non so che fare” di fronte alla apparente apatia di un figlio che sembra non manifestare un interesse verso un gioco o uno sport, oppure non ha costanza nel coltivarlo.

Madri che vivono una frustrazione silente ma non nascosta, consapevoli che probabilmente i figli hanno una sorta di barriera che gli impedisce di comprendere ed esprimere appieno le proprie emozioni e, probabilmente, sanno che (loro) genitori hanno una qualche responsabilità per questo.

Padri controllori che non riescono a non ingerire nelle azioni dei figli, anche le più banali, madri iper-protettive che non tollerano il minimo  gioco rischioso del quale i bambini invece necessitano, fino a nonne che commentano il loro disgusto nei confronti del genero o della nuora senza capire che il nipote ascolta e ne comprende il senso anche se non le parole.

Incontro bambini incapaci di riconoscere le proprie abitudini perchè costretti a soddisfare quelle dei genitori, bambini che non sanno cosa gli piace ma ben sanno cosa non piace a babbo o mamma, che non sanno esprimere gioie o sofferenze; sostanzialmente apatici anche fisicamente tali con la tipica postura del bambino alla finestra, che vede i suoi genitori ma non riesce ad averci un contatto fisico ed emotivo tale da superare quella barriera di vetro che, di fatto, li separa.

Questi sono i genitori di vetro dei bambini fragili, tutti sospesi nella paura di rompere gli equilibri organizzati in funzione difensiva delle certezze raggiunte, dalle quali non si deve mai nemmeno ipotizzare un qualsiasi distacco.

Il problema consiste nel progressivo distacco rappresentato dal processo evolutivo di un figlio, che è una rivoluzione quotidiana di regole e doveri e non può essere forzatamente contenuto nei doveri delle regole che i genitori hanno eretto a muro di cinta delle proprie certezze.

Bambini talmente fragili che hanno smesso anche di piangere, perchè disturbano la serenità dei genitori già in crisi perchè quel pianto pone un quesito al quale non sanno rispondere.

Bambini che diversamente dai normali segnali di disagio, temporaneo o strutturato, non attivano nemmeno quei tipici comportamenti che in qualche modo comunicano il disagio stesso.

Bambini alla finestra di un domani che ha sempre il sapore dell’oggi, privi anche della giusta fantasia per costruire degli scenari immaginativi di gioco o di divertimento, chiusi nella loro apatia per soddisfare l’incapacità di superare le proprie paure  da parte di quei genitori di vetro, trasparenti, visibili agli occhi dei figli ma intoccabili nelle emozioni.

Genitori che per prevenire una foglia marcia tolgono il terreno fertile della crescita di un figlio, curato come un bonsai ed infatti cresce a rimane piccolo.

Questi saranno poi degli adolescenti immaturi, degli adulti adolescenti che manifesteranno la propria immaturità anche e soprattutto nelle relazioni con gli altri da se, da quelle amicali agli affetti più importanti.

Ci sono finestre che vanno rotte, spaccate, distrutte proprio per permettere ai figli di rendere pratiche quelle fantasie che disegnano coi loro sguardi verso il futuro, ove ogni giorno è tale per un bambino in costante evoluzione…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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