dottoressa mi aiuti, mio marito si specchia anche nei coperchi delle pentole…

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Sara Moi Piselli, estate 2011

Quando una donna si scopre, prendendone finalmente coscienza, di essere la protagonista di una relazione cosiddetta anomala con un soggetto che sostanzialmente si può definire incapace di provare empatia verso gli altri da se, è una donna che vive una profonda sensazione di malessere, un vero e proprio stordimento emotivo che ne destabilizza l’equilibrio.

Amare un uomo che ama solo se stesso e si ama anche attraverso l’amore della moglie, che “ama” per il solo fatto di esserne amato, è una realtà difficile da sostenere perchè ci si sente annullate, stupide e profondamente manipolate pur in assenza di una volontà in tal senso, perchè l’uomo che si specchia anche nei coperchi delle pentole soffre di un profondo egoismo, quasi patologico, del quale è scarsamente consapevole, perchè è incapace di accettare un confronto o di porsi in discussione.

Non mi riferisco solo al classico narcisista arrogante e presuntuoso come ne possiamo incontrare tanti, dal belloccio al convinto, dal se-dicente “superiore” al complessato che pur di avere delle attenzioni si circonda di oggetti e persone importanti.

Comportamenti, questi, sostanzialmente facili da individuare e che raramente portano al matrimonio con una donna equilibrata e sana di mente.

Parlo invece del predatore di emozioni, del soggetto che riesce a manipolare le proprie emozioni proprio perchè non investe su nessuna forma di sentimento oltre se stesso, per cui si adatta e si veste dell’impegno affettivo che riceve e che non gli basta mai, ove la donna che se ne innamora confonde questo meccanismo come una sorta di piacere di essere amato da lei senza capire che non c’è uno scambio, non una reciprocità, non una empatia, non un reale e sincero desiderio di costruire una vita in due.

L’uomo che si specchia anche nei coperchi delle pentole è un vero e proprio predatore dei sentimenti, che riesce a catalizzare a se grazie alla esclusiva capacità manipolatoria delle emozioni altrui, adeguandosi al personaggio che la donna desidera amare e recitando magnificamente la parte per ottenere il “premio” ovvero la gratificazione di essere unico, grandioso, ammirato, invidiato, insuperabile uomo che ha accanto una donna generalmente bella, desiderata, di non facile conquista.

Di fatto offre quelle garanzie di continuità e di vicinanza intese come “amore”, rispetto, protezione associata ad una immagine sociale appagante che soddisfa anche il desiderio di protagonismo di molte donne, spesso affettivamente deboli per delle lacune che non hanno mai saputo colmare nelle quali proprio questo tipo di uomo trova spazio.

Tutto gli è dovuto, è sovente invidioso e convinto che tutti lo invidino, pretende un costante riconoscimento delle qualità che simula di avere apprendendo solo i fondamentali di una materia per simularne la conoscenza ma, che, al primo confronto “tecnico” scade immediatamente la capacità del confronto stesso perchè incapace di sostenere o tollerare la minima critica, tanto da trasformarsi in giudice delle competenze che non ha mai avuto, invitando così l’interlocutore all’intelligente abbandono oppure alla classica pacca sulla spalla di rinforzo del suo “prendersi in giro da solo”.

Non impara dalle esperienze, nemmeno da quelle più dolorose, per le quali darà la colpa sempre agli altri e specialmente a chi nella rete parentale sembra avere un maggiore successo emotivo e sentimentale con una sola donna, come i fratelli, le sorelle ed i cugini per esempio, che hanno una famiglia sana, fatta di figli e strutturata su un reciproco sentimento di amore e di mutua stima che egli non potrà mai comprendere ne accettare, giungendo anche ad individuare ogni forma di critica utile per denigrarli nella loro espressione di felicità.

Parole come “scema” “mongola” “idiota” “imbecille” o frasi che recitano  “non capisci nulla” oppure “io sono intelligente, te non puoi capire perchè sei scema” o peggio ancora “non sei fatta per me, sei inferiore, non sei alla mia altezza” sono gli strumenti comunicativi di un simile uomo, tutte anticipate da “io, io, io, io…”.

Se osserviamo la storia sentimentale di un uomo del genere, si scopre che egli non ha coscienza di saltare di donna in donna, convinto di amarle tutte con la stessa enfasi ed infatti raramente le chiamerà per nome ma donerà loro un “nomignolo identificativo” confuso come una sorta di coccola emotiva, in realtà (mi si perdoni il voluto gioco di parole) è il suo modo di radicarsi “a quella realtà” e non alla sua realtà, ove è spinto a cercare in ognuna di loro il riconoscimento di quei sentimenti che è paradossalmente incapace di riconoscere, per cui necessita sempre di conferme materiali sotto forma di adulazione, di presunta invidia, di un harem di soggetti utili a questo scopo e per raggiungerlo assume dei ruoli di presunto potere idonei per catalizzare degli opportunismi di ritorno rispetto al suo essere un opportunista che strumentalizza i sentimenti e gli strumenti altrui per ottenerne un beneficio, senza alcun rimorso di coscienza, senza alcuna empatia del dolore che provoca e della sua stessa sofferenza.

Un uomo del genere soffre sempre ed è incapace di sostenerne il dolore, rifugiandosi in quel mondo grandioso del quale si rende protagonista con la sua sola auto-celebrazione, rinforzata dal sentimento e dalla ammirazione altrui, che egli farà di tutto per catalizzare.

Un uomo che si specchia anche nei coperchi delle pentole può far ridere o suscitare una sorta di penosa simpatia nelle persone equilibrate ed intelligenti che ne riconoscono subito i tratti, ma rimane una persona che vive creando sofferenza agli altri da se, specialmente in famiglia, di origine o nuova, dai quali nulla percepisce “di” loro ma solo “da” loro nei suoi confronti ed in modo utile a soddisfarne i bisogni che possiamo definire in via generale narcisistici ma è molto peggio, specialmente ove si rasentano degli aspetti paranoidi che posso essere anche pericolosi.

Una moglie che chiede aiuto in tal senso non è una donna stolta o priva di intelligenza, probabilmente ha delle lacune affettive che la spingono al bisogno di amare sperando di essere amata, senza capire che proprio queste dinamiche trovano nell’uomo che si specchia anche nei coperchi delle pentole un incontro perfetto…

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dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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