pedagogia della sessualità, “e’ arrivado l’arrodino” ovvero perchè molte donne italiane vanno in cerca del migrante nero…

Prendo spunto da una canzoncina che mio marito canta da stamani mattina presto, dopo che ha letto su un quotidiano la notizia relativa all’ennesima scoperta di alcuni centri migranti nei quali delle donne italiane sembrano aver attivato un baratto del cibo contro sesso, notizia forse enfatizzata che segue lo scandalo recente di un altro centro migranti in Toscana ove donne locali facevano la fila per usufruire delle risorse dei giovani africani.

La canzoncina recita il seguente ritornello, del quale poco posso lamentarmi perchè se sposi un livornese questo ti capita….“e’ arrivado l’arrodino, sturo anke lavandino, ogni tubo e ‘nkrostazione alle donne moldo sole”… scimmiettando il classico accento africano delle peggiori commedie italiane degli anni ottanta.

Naturalmente il buon marito non ha alcun riferimento razzista, è solo livornese e come tale portatore sano di un virus ‘gnorante che di tanto in tanto prende forma.

Era peggio se andava al bar o alla sala corse ed in fondo non posso lamentarmi, salvo i momenti di estremo imbarazzo durante gli incontri con personalità pisane di spessore ove Fabio inizia a cantare “de de de boia de de de”.

Detto questo, affronto il tema con gli strumenti della mia professione per cercare di capire e spiegare le ragioni per le quali una donna si reca presso un centro migranti o anche lungo i viali in cerca di un uomo di colore, con cui trascorrere qualche ora piacevole.

Non è solo ciò che tutti siamo portati a pensare, ovvero puro sesso senza inibizioni per soddisfare una curiosità verso il mito dell’uomo nero, che una donna si toglie sfruttando l’occasione migliore magari dopo anni di duro praticantato col marito poco dotato e trascurante e dopo qualche master in arrotinaggio e idraulica a domicilio, che pian piano ha riportato la donna sessualmente frustrata al piacere della carne.

No, non è questo o almeno non solo.

Come donna serena posso comprendere il desiderio e la curiosità sessuale come ben comprendo la giusta libertà delle donne ed il diritto di frequentare chiunque di ogni razza e colore, voglio però andare oltre il mero atto fisico per capire le emozioni ed i meccanismi in forza dei quali invece di vivere serenamente queste curiosità si debba attivare un circuito sostanzialmente clandestino, anche in riferimento alla migrazione clandestina.

Il nostro è un paese ancora condizionato da molti pregiudizi verso le donne sessualmente serene, peggio ancora se questa serenità è rivolta verso gli uomini di colore e non solo per i traumi della guerra causati dalle truppe coloniali bensì per un vero e proprio rifiuto del “diverso” anche sotto le lenzuola, rifiuto spesso condito di quella tipica ipocrisia nostrana perchè in alcune occasioni sono delle lenzuola trasparenti, agli occhi dei mariti.

Stiamo quindi parlando in via generale di una ipotetica donna italiana, sposata, impiegata e magari madre di famiglia che esce di casa per avere un rapporto sessuale con uno sconosciuto uomo di colore, che questa ricerca presso una sacca sociale chiaramente disagiata e che baratta in cambio di qualche vantaggio di tipo economico o materiale, dal denaro al cibo o alla sperata opportunità di un sostegno per inserirsi nella società diversamente dallo stare in un centro migranti.

Non è un “fenomeno” come lo si vuole descrivere alle nostre latitudini, basta aver girato oltre i confini per scoprire la serenità con la quale altrove è accettata la coppia mista e sono parte del mondo i bambini mulatti, allo stesso modo dei villaggi vacanze africani frequentati dalle attempate donne nord europee in cerca di memorie falliche di gioventù libertine; niente di strano infatti, se non nel nostro strano paese ove tutto diventa scandalo perchè molto è compiuto in segreto e, come ho detto, con tanta ipocrisia.

Non parlo quindi di sesso con un uomo di colore ma del perchè una donna “preda” il colore di un uomo che rappresenta ai suoi occhi una umanità diversa, migrante, povera, quasi scontata ad accettarne le voglie per bisogno e per vantaggio e, naturalmente, perchè anche all’uomo nero piace la donna bianca, per cui alla fin dei conti tutto potrebbe ricondursi al mero reciproco piacere di un rapporto sessuale consensuale oltre gli opportunismi del caso.

Valutiamo perciò la donna italiana non solo come una libera e matura persona che desidera vivere una esperienza sessuale non comune, sposata o meno, col marito guardone o meno, della quale ha pieno diritto e facoltà.

Valutiamola anche come una persona che oggettualizza l’atto sessuale de-umanizzando il soggetto-strumento proprio perchè considerato “diverso” e ricercato in una specifica area di diversità, senza alcun rischio sociale o morale di sorta, proprio perchè de-umanizzando l’uomo di colore (migrante-clandestino-nulla) si riduce anche la reale spinta motivazionale che indirizza verso quel tipo di rapporto sessuale che forse, in realtà, non è solo caratterizzato dal desiderio di fare l’amore con un uomo capace di forza e di spessore rispetto al marito del solo venerdì, o all’amante che si lamenta della moglie anche durante i veloci incontri clandestini.

Voglio andare oltre i pruriti e cercare le emozioni che stimolano una donna ad uscire di casa con la macchina, girovagare in cerca di un appetibile ragazzo di colore, valutarne i rischi sotto vari profili, quindi approcciarlo, contrattare un eventuale baratto e trascorrere infine delle ore insieme in auto, in qualche albergo oppure nella più classica boscaglia, che sa anche di giungla e tutto assume finalmente il sapore di un safari all’italiana compiuto dalla nostra Jane, impiegata di concetto col marito poco a letto.

Solo sesso quindi?

Non solo e non credo e ne spiego il perchè, ipotizzando come ho detto di parlare non di una donna serena che preferisce il “migrante” per non avere conseguenze di sorta fra innamorati ingerenti o ricatti vari ma della donna ora adulta frustrata da una relazione coniugale apatica, col marito tutto calcio e tv, sposata giovanissima e coltivata nel solo veloce rapportino infrasettimanale, senza nessuna possibilità di esprimere la propria femminilità perchè il marito è il classico italiano che vuole la suora in casa e cerca la prostituta nella via del ritorno dallo stadio.

La frustrazione generale e sessuale in particolare di una donna adulta porta spesso alla trasgressione, la noia e la curiosita’ fanno il resto, ovvero sono propulsori di una compensazione del tono dell’umore tramite (in questo caso) il bel tomo di colore, una sorta di terapia mente-corpo poco olistica e molto classica.

Niente di eccezionale se non perchè rappresenta una notizia scandalosa per i ben-pensanti che però, di nascosto, vanno su youporn per vedere se tra i video amatoriali trovano la moglie con la mascherina da gatto sugli occhi mentre si diverte proprio con qualche giovane migrante di colore.

Giovane migrante per il quale il senso “morale” dell’atto ha un significato completamente diverso, ha una concezione del sesso assolutamente diversa dalla nostra e soprattutto il cedere le proprie grazie ad una donna bianca, anche tramite la pseudo-prostituzione, non rappresenta un atto deplorevole laddove è considerato uno strumento di sopravvivenza in una situazione di sostanziale sudditanza allo status di presunto rifugiato in un paese che del rifugiato ha fatto uno stato sociale a parte, una sorta di terra di nessuno, una giungla dai safari dello sfruttamento di una manodopera-schiavitù sottopagata e di una sessualità clandestina a pagamento e non solo da parte delle donne.

Giovane migrante per il quale quella bianca da possedere è una rivalsa sociale oltre che una opportunità d’ambiente, un modo di rompere le proprie catene tramite lo spezzar le reni alla padrona bianca, che rappresenta quel “nemico” che lo rende tale, migrante da una terra colonizzata e “negro” in una terra di schiavi bianchi convinti di essere più liberi di lui perchè ne possono affittare le braccia o le vene, oppure trasformarlo in un oggetto di un progetto sociale da finanziare coi soldi pubblici.

Questo è alla fine il senso di un incontro clandestino fra una donna adulta italiana, bianca, ed un giovane migrante, nero. Una miscela di solitudini, di sofferenze e di desiderio di libertà per evadere da una condizione di diversa schiavitù, ove da un lato abbiamo la moglie frustrata da anni di reclusione sociale di un presunto bene-stare e dall’altro lato abbiamo un giovane nero che (forse) fugge da una guerra e che invece di finire a spacciare droga o vendere borse ha trovato un metodo anche divertente per sbarcare il lunario, compensando a sua volta la frustrazione quando il marito della donna bianca gli urlerà “negro” e lui si chiederà se sarà proprio lui ad avere un figlio mulatto.

Tutto qua, semplice incontri di frustrazioni, di dolore da esorcizzare tramite il commercio della carne sulla quale sono tatuati i segni della incapacità umana di camminare insieme ma sempre e solo per vicoli nascosti o boscaglie clandestine.

Ricordo un’amica che tanto denigrava le donne bianche che andavano con gli africani, per poi scivolare sui propri umori alla vista di Denzel Washington al cinema, il quale, se ben ricordo, non era rosso.

Questa è la nostra italietta, nella quale la pedagogista che osserva un fenomeno sociale altro non può fare che prendere atto che tale non è, rimane la solita fuga dalla sofferenza, oggi vestita di un nudo migrante nero…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista


Nota per il lettore: sei autorizzato a ri-pubblicare questo articolo nel tuo o in altri siti web oppure sulle piattaforme sociali, con la preghiera di non cambiarne la struttura ed il significato, di non farne oggetto di lucro e di citare cortesemente la fonte. 

Se desideri commentarlo puoi usare lo spazio dedicato, naturalmente nel rispetto degli argomenti trattati e della sensibilità dei lettori. Mi permetto solo di verificare i commenti prima di approvarli per prevenire lo spam e la pubblicità ma non adotto nessuna forma di censura sui contenuti che vorrai esprimere.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: