dal tepore materno alle mamme fredde…

Il nostro è il paese del “cuore di mamma” nel quale si crede che la capacità di amore di una madre sia data per scontata ma, non sempre, è così.

Esistono delle madri talmente anaffettive da rasentare la patologia, incapaci per mille diverse ragioni di esprimere un gesto di affetto o di manifestare una emozione nei confronti dei propri figli, non per questo hanno meno amore ma sono assolutamente non in grado di manifestarlo o anche solo di confrontarsi con la loro proprietà di quelle emozioni che, pur riconoscono di possedere.

Un tempo si credeva che troppo amore facesse male ai figli, specialmente ai maschi che addirittura poi rischiavano di diventare “finocchi”. Per questo una educazione rigida ed il rapporto coi genitori caratterizzato da un rispetto formale era usuale in molte famiglie, ove la mortalità infantile fra la decina di figli nati era purtroppo una consuetudine, tanto che ricordo durante la mia infanzia i racconti di paese che parlavano di bisnonne che partorivano il figlio morto, lo seppellivano nel campo, una preghiera e via.

Oggi la relazione madre-figlio è alla base della serena evoluzione dei bambini, molte sono le scuole di pensiero per formare le future madri all’affettività marsupiale, all’allattamento al seno che io stessa favorisco, al ridurre l’arte della delega per trascorrere quanto più tempo coi propri figli nei primissimi anni di vita.

Molte sono anche le madri che ancora non riescono a fare i conti con le proprie emozioni, con la responsabilità del ruolo, con il sentimento di cui i figli necessitano, l’amore puro e incondizionato espresso in ogni serena forma nei loro confronti, dalle coccole al gioco, dall’abbraccio alla ninna nanna attaccati al seno.

Una madre fredda non è un bene per nessuno, soprattutto per la madre stessa, perchè soffre e questa sofferenza inevitabilmente la trasferisce nel rapporto coi figli.

Una madre fredda lo è per motivi interni nel rapporto con se stessa e per ragioni esterne nel rapporto con gli altri, ad iniziare da quello col marito.

Una madre fredda non è trascurante dei bisogni del bambino, non manifesta una incuria materiale o una disattenzione verso le sue esigenze ma non arricchisce il bambino nel suo bisogno di amore, di certezze, di serenità quando è lontano dalla mamma perchè ha, appunto, la certezza che la mamma è sempre con lui o la può ritrovare subito, riuscendo così a vivere il mondo oltre la mamma con la serenità necessaria per sperimentarlo senza il senso dell’abbandono, del distacco, della perdita.

Una madre fredda è stata da sempre una donna fredda, non lo è diventata perchè madre; la depressione post partum nulla c’entra con queste dinamiche e non dipende certo dal parto questo tipo di atteggiamento emotivo verso se stesse e verso i figli in particolare.

Ho avuto modo di assistere professionalmente una madre con queste caratteristiche, convinta ad “accettarmi” dalla suocera della quale riconosceva lo spessore culturale e con cui aveva un ottimo rapporto.

Grazie alla nonna del bambino ho potuto così interfacciarmi con questa madre, ovvero col ghiaccio fatto persona, nessuna emozione, nessuna sensazione, nessuna manifestazione, nessuna enfasi, nessun picco o substrato emotivo di sorta.

Fredda come il ghiaccio ma fragile come la neve.

Ognuno di noi ha una sua storia evolutiva che inevitabilmente ci condizionerà proprio quel processo di crescita che, di fronte al riconoscimento ed alla espressione delle emozioni, ci renderà o meno capaci di viverle appieno traendone tutti i benefici.

Un genitore ego-centrico vede nel figlio non un soggetto autonomo ma una risposta alle sue esigenze che il figlio stesso deve garantire, cresciuto in tal senso e “coltivato” a tutela delle certezze di cui un simile genitore necessita.

Figlio che, mai, sarà posto nelle condizioni di esprimere le proprie emozioni fino a perdere anche la capacità di riconoscerle negli altri da lui.

Ho conosciuto fin troppe madri confuse fra le mere sensazioni (bene-stare \ malessere) e le reali emozioni de sentimenti più profondi, donne che hanno strutturato il rapporto coi propri figli sulla tutela di un bene-stare contro il timore del malessere tanto che alla fine la freddezza nella relazione madre-figlio ha rappresentano la garanzia del minimo benessere possibile, nel quale abituarsi a vivere e vivere di abitudini.

Questa madre non era priva di un intelletto o della capacità di porsi in discussione, era totalmente privata dell’espressione delle sue emozioni, incapace anche solo di andare oltre la minima certezza di un bene-stare che tutto acquietava, anche le emozioni stesse.

Crescere un figlio nella cultura del quieta non movere et mota quietare consente di gestire il livello di rischio contro la certezza di quel bene-stare d’abitudine che, se da un lato rappresenta una minima serenità, dall’altro non offre nessuno spunto di interesse verso l’espressione delle emozioni e del loro progressivo riconoscimento ed arricchimento.

Non sono stata capace di “estrarre” molto da questa madre, poco ho potuto “formarla” al riconoscimento della sue risorse interne ma sono almeno riuscita a farle comprendere la scarsa qualità del rapporto figlio-madre con tutte le conseguenze negative in danno del sereno processo evolutivo ed emotivo del bambino.

Una madre fredda è una donna fragile ed il lavoro della pedagogista non consente di ingerire nelle sue emozioni, posso solo offrire un confronto e tutta la mia professionalità nel tentare di migliorare una situazione difficile ma, non posso e non voglio, offrire una soluzione a chi non la vuole raggiungere con la propria piena coscienza.

Una madre fredda come il ghiaccio e fragile come la neve necessita di quel tepore utile a scioglierla pian piano e, forse, anche un abbraccio del marito di tanto in tanto, scalda…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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