il passato di un padre nel presente dei figli (e della moglie)…

La nostra è una Famiglia nello zaino, così definita da chi ci ha visto viaggiare sin dal 2010 in giro per l’Italia e all’estero ed in qualche modo tale ci sentiamo, in costante viaggio, con uno zaino appesantito anche da un passato militare e giudiziario di mio marito Fabio Piselli, che nel 1985 si è arruolato presso la SAS di Viterbo col 58° corso sottufficiali,  iniziando così un percorso che lo ha seguito anche dopo aver dismesso l’uniforme.

Passato che tale sembra ri-presentarsi di tanto in tanto sotto forma di attualità giudiziaria, laddove Fabio è stato chiamato come testimone o persona informata sui fatti o nella formula del colloquio investigativo segreto da qualche Procura che procede delle vecchie inchieste degli anni ottanta e dei primi anni novanta, relative al traffico di armi con la Somalia ed alle strutture clandestine di quel periodo, oppure per quei procedimenti penali nei quali mio marito è stato consulente ausiliario di Polizia Giudiziaria o consulente tecnico di parte.

Come ho scritto ne “la moglie del testimone” (leggi) abbiamo vissuto dei momenti terribili per un lungo periodo ed anche più recentemente ho dovuto far identificare un personaggio che mi ha pedinato per qualche giorno, al quale ho scattato una foto che ho allegato alla segnalazione presso le competenti autorità come già avvenuto negli anni passati, ove l’anagrafica di chi poi è stato identificato nel condurre una opera di monitoraggio sulla nostra Famiglia ha sempre ricondotto ad una riservatezza sui nomi che non ho mai ben compreso.

Mio marito ha scelto di “passare per scemo” dopo il suo coinvolgimento nell’inchiesta Moby Prince sulla quale la nebbia ha reso nebuloso ogni risultato d’indagine, poi la recente commissione parlamentare d’inchiesta ha tolto la nebbia ma nessuno si è chiesto, ancora, chi quella nebbia sulla morte di 140 persone ce l’ha messa in modo così potente da offuscare anche le presunte con-cause di quella tragedia.

Passare per scemo nel nostro strano paese non significa avallare un pre-giudizio ma “archiviare” una opportunità di verità in attesa di tempi migliori e di procure meno nebulose, soprattutto quando si parla di fatti che vedono il presunto coinvolgimento di quegli ambienti di Stato delegati alle non verità relativamente a quegli eventi degli anni ottanta e novanta.

La scelta di renderci mobili, di viaggiare, riuscendo allo stesso tempo a rispettare le giuste esigenze evolutive dei nostri figli, compreso la loro iscrizione a scuola infatti attualmente frequentano la prima elementare nel paese di Latte, è stata compiuta anche in forza delle complicanze che stavamo patendo proprio per gli eventi giudiziari vissuti da mio marito che sembravano “giustificare” quella costante ingerenza di questi non meglio precisati soggetti i cui nomi, anche se identificati, restano sostanzialmente ignoti anche se abbiamo avuto la certezza che non erano degli operatori di Polizia Giudiziaria delegati da qualche Procura, ricordo per questo il quesito che Fabio fece ad uno di loro una volta acciuffato, al quale domandò di che “parrocchia” fosse, certo che appartenesse a qualche amministrazione dello Stato.

Passare per scemo significa anche e paradossalmente preservare la propria intelligenza, umana, emotiva, giudiziaria contro quel terribile meccanismo del de-pistaggio e dell’im-pistaggio caratterizzato dalla verità, dalle menzogne e dalle contro-menzogne, che condiziona la ricerca della verità in quei casi che poi, perchè privati della verità ma non privi di verità, si trasformano nei “misteri di Stato” che tali sono solo per la presenza di troppi segreti.

Ancora oggi siamo sempre attenti a tutto, a chi ci gira intorno, ai piccioni decapitati trovati fino al novembre scorso fuori la porta di casa, alle telefonate anonime fino agli incontri fortuiti con qualche antico collega di Fabio che dalla Folgore di allora lo ritroviamo nei servizi di ieri e di oggi.

Ho scelto un nuovo stile di vita che fosse compatibile con i miei ideali, i miei sogni ed i miei valori ed insieme a mio marito abbiamo iniziato a viaggiare dentro un van camperizzato, viaggio che ancora è in essere, più lento, arricchito dalle nascite dei nostri tre figli ma sempre appesantito da un passato che, pur passando da scemo, sembra riproporsi di tanto in tanto, trovando in Fabio un cinquantenne meno aitante di prima ma un uomo che è stato un operatore dello Stato al quale non fa mancare la sua collaborazione, nonostante tutto.

Il nostro è quello strano paese nel quale una moglie ed una madre di tre bambini deve osservare il proprio marito scegliere la coerenza della solitudine per restare neutrale al gioco del consenso che, nella ricerca della verità, sembra dimenticare che in realtà la verità di una strage se non trovata subito, si seppellisce insieme alle vittime…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista


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