pedagogia dell’adolescenza. Dottoressa mi aiuti, mia figlia di 15 anni si vende le foto zozze…

Il gioco della bottiglia si è evoluto e, dal bacio obbligato per penitenza, siamo giunti al file immagine o video inviato fra le tante chat di cui dispongono i ragazzi e talvolta anche i bambini di oggi.

La penitenza del gioco moderno è rappresentata nella maggior parte delle volte nella sola simulazione di un atto sessualizzante oppure nel mostrare qualche nudità più o meno esplicita, tutto questo nei confini del gioco appunto, nello scambio di quelle curiosità adolescenziali rinforzate da uno strumento potente, come il cellulare e le sue applicazioni.

Gioco che si trasforma in incubo quando due effusioni fra fidanzatini sono pubblicate in quella rete internet che tutto pesca, trasformando la ragazzina in piena evoluzione ormonale in una “puttanella” della quale tutti vogliono disporre, oppure nella prima vittima dell’insorgente ricatto del sesso sempre più spinto contro la minaccia di pubblicare qualche foto o video particolare.

Oltre i confini di un gioco immaturo, praticato da chi ha il giusto diritto alla immaturità ma non alla dabbenaggine, si nasconde un mondo di adulti in cerca di prede vulnerabili come tali sono le quindicenni di oggi, coltivate di fronte alle sedie televisive pomeridiane nelle quali sono sedute delle giovani e meno giovani donne in cerca di compagni, seduti di fronte, in una sorta di sperata selezione in stile festicciola anni settanta ma meno spontanea, caratterizzata da un linguaggio verbale parlato da cosce che cercano aria e da parole gridate prive di reale comunicazione.

Quindicenni che finito il programma del primo pomeriggio cambiano subito canale per spiare qualche effusione erotica fra un grande fratello ed un’isola dei famosi, in cui dei reclusi e dei naufraghi volontari si scartavetrano le parti intime con le cerniere dei sacchi a pelo o con qualche pungente foglia di palma usata come rifugio di sopravvivenza, per nascondere alle telecamere i loro “vietati” toccamenti.

Quindicenni che hanno come modello educativo una similitudine umana, apparentemente femminile, che nulla dice per usar la bocca e molto parla per il solo mostrarla agli astanti in cerca di compagna o al pubblico fatto anche da donne mature oltre che le loro figlie quindicenni, che bramano nella speranza di trovare una qualche somiglianza fra la presunta soubrette e le proprie figlie, con le quali sono spesso in competizione fisica mentre si scambiano i vestiti (da quindicenne) per uscire col nuovo compagno dopo essersi separate.

Quindicenni sole, emotivamente sole, che nemmeno fra loro sanno più confrontarsi o parlare delle proprie esperienze confidenziali senza usare dei toni di voce alti o gesticolare, usando le braccia e le mani come evidenza di un significato verbale spesso scadente.

Quindicenni che si trasformano in prede da parte dell’abusante adulto che le cattura con poco, per poi agire quel meccanismo tipico del predatore sessuale seducente, ovvero non esprime nessuna violenza ma le coopta in un circuito sessuale misto fra la consensualità ed il tentato rifiuto, condito dai soliti sensi di colpa, perchè se ti vesti in modo provocante e provochi un uomo adulto significa che te la sei andata a cercare, quindi zitta e fingi.

Ma non è così e vorrei tanto dirlo a tutte quelle ragazzine che hanno il pieno diritto di esprimere la loro età con gli strumenti che la loro generazione gli permette, esattamente come abbiamo fatto tutte noi donne e madri mature quando eravamo delle quindicenni o poco più grandi.

Care ragazze dire di NO è possibile anche se siete salite in quella macchina volontariamente, anche se avete voluto sperimentare una esperienza trasgressiva con due ragazzi o uomini  adulti, anche se vi siete spogliate e fatte riprendere volontariamente, potete e dovete dire di NO se prendete coscienza di quel che fate e decidete di rivestirvi e andarvene.

La differenza generazionale non è data dai comportamenti ma dagli strumenti diversi, oggi internet è una minaccia come allo stesso tempo è una formidabile risorsa, per questo occorre formare i ragazzini al suo corretto uso ed ai suoi pericoli.

Certo, se la quindicenne scorre il profilo Facebook della madre e vede decine di selfie con la bocca a cul-de-poule, oppure gira di nascosto sui siti visitati dal padre col rischio di imbattersi in youporn, che probabilmente già conosce, tutto questo non è di grande ausilio per prevenire di cadere nella rete della rete.

Giunge a me una madre napoletana, disperata dopo aver visto le foto che la figlia quindicenne si vende per qualche ricarica della postepay o del cellulare, iniziata in questo negozio da una sua amica delle superiori.

La madre ha iniziato ad insospettirsi dopo che l’ex marito l’aveva messa in guardia, non gentilmente, perchè la “bambina” si “veste da zoccola come te” rivolgendosi alla ex moglie, stimolando nella madre la giusta curiosità per capire le ragioni di quelle critiche.

Poco le è bastato per aprire dei files e prendere atto che la figlia è effettivamente più giovane di lei ed apriti cielo, botte e ricatti morali, scandali e panni sporchi da lavare in casa ma ben appesi fuori dal condominio perchè, la gente, in fondo dobbiamo soddisfarla.

Tipiche dinamiche di un popolo perduto nel leopardamento delle emozioni, emozioni truccate con doppio rossetto e lunghe righe oculari, niente che non accadeva anche ai miei tempi, con la differenza che, forse, eravamo più accorte verso gli adulti che temevamo in qualche modo perchè immediatamente riconoscibili nei loro interessi e, al posto di youporn, c’erano quei meravigliosi poster che ci davano la buonanotte nella speranza di sposare Simon le Bon, già idolo delle sorelle appena più grandi.

L’ho invitata a sporgere una querela alla Polizia Postale ed all’ufficio minori, perchè per quanto consenziente ed apparentemente priva di coscienza del significato di quel comportamento, la quindicenne usava vendere le foto a degli uomini adulti, del quartiere e non solo in rete in una sorta di chat visitata insieme all’amica durante le loro serate del sabato sera, sole in casa, mentre le rispettive madri erano uscite coi rispettivi nuovi compagni.

La trans-generazionalità dell’immaturità è questa, ovvero quarantacinquenni che rincorrono i fianchi larghi e quindicenni che rincorrono le madri adolescenti mai cresciute, per poi combatterle comportandosi esattamente come loro.

la differenza è che se una donna adulta si alza dal letto sbagliato la può considerare una relazione finita male, se lo fa una quindicenne è tutta un’altra storia.

La madre che mi ha chiesto aiuto ha ricevuto da parte mia il confronto pedagogico idoneo per tutelare la figlia sia con gli strumenti pratici, la Polizia, che con quel significato educativo che ho desiderato donarle, fatto sostanzialmente di poche parole e di brevi semplici esempi, ad iniziare dallo specchio e dal suo moderno cellulare.

Lo specchio, per farle notare non quanto la figlia le somigli, belle entrambe nella loro mediterraneità napoletana, bensi’ quanto lei somiglia alla figlia; nell’abbigliamento, nel trucco, nell’acconciatura, nel gergo (tipo, cioè, dice) e nella gestualità tipica dell’immaturità dei pantacollant leopardati con rinforzo.

Il cellulare, perchè dopo averla invitata ad aprire le foto scambiate nelle sue chat con le amiche e le colleghe, sono emerse quelle di vari maschi dotati spedite dalle amiche del sabato sera, fra la burla e la speranza perchè si trattava di modelli, commentate con riferimenti denigratori nel confronto coi loro ex mariti.

Quattro risate fra amiche in fondo, niente di male e lungi da me il giudicare, rimane la vita di una quindicenne emotivamente apatica, che trova uno stimolo identitario quando gioca a fare la “puttanella” per sfruttare il polso di qualche uomo adulto che ne trae giovamento onirico contro qualche decina di euro sulla postepay o nelle ricariche del cellulare.

Ragazzina che, dopo che ho potuto esprimere il mio essere anche una pedagogista, ha compreso le enormi risorse interne di cui dispone, che non sono affatto residuali ma private di una loro espressione e di una coltivazione in un territorio diverso da quello in cui vive, nel quale si cresce in fretta.

Il mio lavoro non è dire cosa fare o cosa non fare ad una quindicenne, è offrirle tutte le opportunità pedagogiche di formarsi una evoluzione diversa, più degna per le sue reali risorse interne ed esterne, lontano da chi ne misura i fianchi invece di consentirle di misurarsi con la vita.

Basta poco  ad una pedagogista per “rivestire” una quindicenne fondamentalmente ferita, come purtroppo basta poco a qualche adulto predatore per svestirla.

Questa è la ragione per la quale insisto nel dire alle madri, quarantenni\cinquantenni, di iniziare a fare i conti con la propria età, la quale richiede il dovere di saper essere delle madri e saper fare la madre senza rincorrere delle mere compensazioni di presunta felicità che possa far dimenticare la sofferenza.

Una ragazza di quindici, sedici, diciassette anni ha il pieno diritto di sperimentare le sue curiosità, lo farà bene e spontaneamente se la madre è stata capace di crescerla nella serenità del rapporto fra loro, oppure altro non resta da fare che essere una madre da guardia nei suoi confronti.

Naturalmente, in ogni caso, sempre attente, perchè di adulti predatori ve ne sono molti, la cui modalità di caccia non è la violenza ma, fra le tante, vi è anche quella di compensare le lacune emotive delle mamme separate o abbandonate, da far innamorare e con cui andare a convivere.

Perciò care coetanee, prima di mettervi in casa il nuovo innamorato col quale state insieme da tre mesi, a contatto con le figlie di quindici anni, pensateci bene…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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