pedagogia della famiglia, l’umiltà di imparare ad essere un padre ed una madre sempre “migliori”…

Educare un genitore significa permettergli di riconoscere le sue risorse interne, sulle quali agire una attenta opera di economia per trovare il giusto equilibrio delle misure nella relazione coi figli, sovente viziata da una cultura adulto-centrica ancora fin troppo presente nella nostra italica società.

Già dire “educare” è un ostacolo verbale che impedisce a molti genitori di avvalersi di una professionista per migliorare non solo il rapporto coi figli ma anche e soprattutto le proprie competenze genitoriali.

Un adulto tende a non farsi educare, lo ritiene una sorta di fregio negativo rispetto al partecipare invece ad un confronto di più ampio respiro con una pedagogista, dal quale magari imparare qualcosa ed ecco perchè ho scelto di offrire un confronto on line tramite questo Blog ed anche fisicamente coi piccoli progetti che conduco sul territorio.

Per questo uso il termine “formare” un genitore che è molto più corretto sotto il profilo pedagogico, perchè ne estraggo quelle risorse individuali per poi porlo in condizioni di esprimerle “a misura di bambino” proprio per ridurre l’indice di ogni eventuale adulto-centrismo, che non è solo il residuo di una cultura familiare di un tempo ma rappresenta una attitudine relazionale diffusa in gran parte della società, in cui si impone ai bambini di adeguarsi alle esigenze degli adulti e non il contrario.

Il nostro non è un paese per bambini ma, come dico spesso, per genitori immaturi.

Proprio l’immaturità genitoriale è un tema sul quale concentro l’attenzione di chi desidera avvalersi della mia competenza, questo indipendentemente dallo spessore sociale o dalla formazione universitaria, perchè parlo di una immaturità emotiva e non evolutiva, per cui posso trovarmi di fronte il mega “professor dottor” che però non riesce a creare una relazione emotiva coi figli, allo stesso modo della madre casalinga costretta a rinunciare alla sua formazione da una gravidanza avuta molto giovane che ha trovato nell’ignoranza, anche emotiva, la giustificazione di ogni sua frustrazione, la stessa che impedisce a se stessa ed ai figli di crescere.

Formare un genitore ed entrambi i genitori, significa rompere quegli schemi mentali nei quali sono prigioniere le loro competenze.

Una sorta di rivoluzione del pensiero educativo del rapporto coi propri figli e con l’infanzia in generale, che potrebbe anche liberare quelle emozioni utili a rinforzare il singolo individuo e la coppia stessa.

Non nego infatti che molto spesso mi ritrovo a svolgere una sorta di consulenza alla coppia, rispetto che offrire un preciso confronto sulle competenze genitoriali.

Questo a causa dei doveri, dei divieti, delle paure, delle ansie, dei tempi ridotti, delle preoccupazioni, del lavoro, del non lavoro, dei soldi, dei non soldi, dei bisogni individuali, delle piccole rivalse e dei grandi rancori, di una cattiva comunicazione, del pessimo linguaggio e tanto altro che ancora caratterizza molte famiglie italiane, nelle quali l’unione di un padre e di una madre sembra essere nata più per convenzione dello stare insieme per non restar soli, oppure del restare insieme anche se privi di reale sentimento perchè conviene rispetto ad una separazione.

Tutto meno che per quel sentimento di amore che dovrebbe essere il principale pilastro di una famiglia, che invece si regge su un terreno molle, in cui i primi a sprofondare sono i figli ai quali i genitori chiedono paradossalmente quelle certezze che loro stessi non sanno esprimere.

La colpa, parola omni-presente, sembra essere una sorta di medium verbale di ogni confronto, “non è colpa mia” oppure “che ci posso fare” ma anche “è colpa dei figli che non ci danno retta” e tanto altro ancora utile a difendersi anche in modo aggressivo o palesemente vulnerabile ad ogni messa in discussione.

Questi sono i maggiori ostacoli che incontro, gli stessi che murano la relazione coi figli nei confini di un confronto centrato sui soli reciproci bisogni positivi, per non avere problemi, tanto da trasformare un genitore in uno “zerbino” o da ridurre la necessaria autorità emotiva nel solo atteggiamento formalmente autoritario verso i figli, che poco educa, al massimo addestra.

Infatti uno dei primi confronti che offro ai genitori che mi contattano mira proprio a soddisfare il quesito se questi sono degli educatori dei propri figli oppure i loro addestratori, tali per indurli a rispettare dei doveri e dei divieti oltre la normale misura prudenziale, invece saldanti il bisogno di certezze necessario ai genitori proprio per avere meno problemi possibili.

Ogni espressione delle emozioni che all’interno delle relazioni familiari è frustrata, rischia di implodere proprio perchè non espressa, non si desatura da sola nel tram tram quotidiano del facciamo finta che tutto va bene.

Quanto sopra ben descrive quel che troveranno le coppie dei genitori o la singola madre e d il singolo padre che vorranno avvalersi della mie competenze, sempre arricchite dai consigli del mio buon marito e collega educatore Fabio, competenze che non si rinforzano dei soli titoli accademici ma trovano nella esperienza di vita e dell’essere una Famiglia numerosa che conduce una vita umile e pratica, una ulteriore misura di confronto e di formazione.

Sostanzialmente i consigli, i pareri, le consulenze e la formazione che posso offrire variano dal semplice educare un genitore a gestire il pianto dei figli fino al risolvere un problema relazionale annoso con una figlia adolescente per esempio.

Naturalmente tutto questo senza alcun giudizio sulla qualità genitoriale o sulla personalità, senza nessun tipo di valutazione della condotta morale o del tipo di relazione affettiva in essere all’interno della famiglia.

Il rispetto della privacy e l’etica professionale mi impone non solo il segreto dei contenuti di ogni confronto ma anche la totale riservatezza di quelle notizie sensibili che talvolta apprendo nel corso dei colloqui, dalle malattie patite alle informazioni professionali di chi, per esempio, appartiene a qualche corpo dello Stato.

La pedagogia è quindi una risorsa anche per gli adulti, per i genitori in questo caso, che già nei tanti articoli di questo Blog, accessibili gratuitamente, possono trovare degli spunti utili per trarne un immediato beneficio.

Atteso che si tratta di una attività professionale, che rappresenta la fonte di sostentamento della Famiglia Piselli, ho previsto una quota di accesso una tantum invece che una tariffa ad ore o una parcella professionale, perchè ritengo inutile confinare la serenità di un colloquio all’ansia di una scadenza di un orologio, ognuno ha infatti i suoi tempi anche solo per riuscire a parlare di un disagio che vive nel rapporto coi figli.

Sappiano quindi i genitori che possono avvalersi delle competenze pedagogiche ed educative della Famiglia Piselli tramite il pagamento di una quota di euro 50,00 (cinquanta) che gli garantisce il libero accesso per i successivi 12 mesi solari “in casa nostra” sia on line che sul territorio, senza limiti di tempo o di contenuto del confronto.

Gli interessati possono contattarmi tramite il seguente modulo indicando un sunto del problema ed i propri recapiti per essere ricontattati oppure inviarmi una mail all’indirizzo sara.piselli@lafamigliapiselli.com

 

 

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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