pedagogia della sessualità negli anziani, quando la memoria non si perde ed i ricordi recuperano il piacere di morire facendo l’amore…

Ascoltare una signora di settantacinque anni parlare delle sue esperienze sessuali potrebbe essere imbarazzante se non fosse divertente.

Donna serena che ha sempre vissuto la sua sessualità insieme al marito, già ventenni negli anni della rivoluzione culturale e sessualmente libertini per tutti gli anni sessanta e settanta in una Francia del sud meta di girovaghi, in cerca di quelle libertà fino a poco tempo prima sognate nei film americani.

Il marito è un gran simpaticone, che passa il tempo ad insegnare ai miei figli come intrecciare le corde della sua piccola barca, con la quale pesca tutte le mattine poco dopo Menton per sostenere il loro stile di vita, ancora caratterizzato da quel senso di libertà che gli consente di andare a trovare i figli ed i nipoti nella varie città del mondo in cui vivono, studiano o lavorano.

Hanno scelto di vivere in una località diversa da quella Cap D’agde nei cui pressi sono sostanzialmente cresciuti sin dalle sua fondamenta negli anni settanta, luogo che hanno visto caratterizzarsi come centro di catalizzazione dei tanti libertini, molti dei quali limitati al solo “spiaggiare” le proprie fantasie rispetto che vivere un naturismo ispirato al rispetto generale della vita e della natura, anche esteso alle pratiche sessuali meno convenzionali.

Osservare adesso questa coppia non più giovane, che si definisce serenamente anziana, continuare a coccolarsi, ad abbracciarsi con un carico emotivo importante, a sorridersi e dirsi soprattutto “grazie” mi rincuora e mi stimola ad accettare i loro inviti per bere un buon tè mentre presto il mio sostegno pedagogico per le loro esigenze.

Rifletto sul significato umano e pedagogico della scelta di vita di due anziani che non hanno perduto la memoria emotiva della loro esperienza di una via trascorsa insieme, naturisti convinti e libertini per moda, come avveniva spesso negli anni a cavallo fra i sessanta ed i settanta.

Anziani che amano donarsi il piacere delle loro emozioni espresse tramite una libertà sessuale che, forse personalmente non comprendo appieno, ma percepisco come una forma di comunicazione emotiva importante e potente fra i due, uno dei quali ora affronta il percorso del fine vita come malato terminale e necessitano infatti il sostegno pedagogico per affrontare il distacco, certi come sono che vi sia il rischio che l’altro non possa riuscire a restare solo.

Il lavoro della pedagogista affronta tutto il percorso di vita di un individuo, dalla nascita alla morte, sono perciò serena nel sostenere i genitori di un neonato allo stesso modo di supportare adesso un anziano nell’accompagnare alla morte chi ha condiviso una vita insieme, caratterizzata da una forte componente sessuale.

Voglio morire facendo l’amore, ripete, quasi come un mantra col sorriso sincero.

Sarebbe infatti stupido non offrire quello stesso inno alla vita col quale hanno fatto bandiera della loro esistenza, salutando il sole ogni mattina, felici di vivere liberi…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista


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