pedagogia dell’adolescenza. Dottoressa mi aiuti mio figlio si droga…

La droga mi ha sempre spaventato, sin da ragazzina in una Sardegna del sud in cui proprio le sostanze stupefacenti hanno mietuto la vita fisica ed il futuro di tanti miei amici e compagni di classe.

Fortunatamente ho avuto delle reti ed una personalità idonea per non aderire a quella moda della “canna” anche perchè non ho mai fumato nemmeno le classiche sigarette.

Moda che se non rimane tale, progressivamente sfocia nella miscela alcolica, quindi negli acidi fino alle sostanze più feroci che danno una dipendenza a lungo termine, come accaduto in tanti altri casi.

La canna è ed è stata una ordinaria forma di socializzazione fra i giovani di molte generazioni, in tutti gli ambienti sociali e non solo in quelli caratterizzati da un abbigliamento o una lateralizzazione politica specifica.

Eroina, cocaina, acidi e robaccia chimica di ogni sorta sono oggi le sostanze a portata di tutti, non più di chi doveva rubare le autoradio dalle A112 o prostituirsi per qualche “spada”, mentre la cocaina sembrava appartenere ad una elite sociale.

Oggi la droga è ad ogni angolo delle piazze, fra stranieri organizzati ed organizzazioni nostrane che sfruttano il vizio e la dipendenza da quella chimica che arricchisce loro ed impoverisce il futuro di tanti giovani.

Basterebbe così poco per fermarne il commercio al dettaglio in fondo, si chiede la casalinga di ogni dove, perchè quindi questo permesso di spacciare impunemente anche di fronte ai bambini e talvolta in danno di ragazzini delle scuole medie.

Nel nostro paese abbiamo tante di quelle polizie ed uniformi varie da fare invidia ad Israele, che però non sembrano superare la postura operativa, l’atteggiamento marziale e l’abbigliamento da missione, quando di fronte ad uno spacciatore poco possono fare in realtà.

Questo si chiede anche quella madre che mi ha contattato perchè ha scoperto che il figlio ancora molto giovane ha iniziato a fumare le canne e prendere qualche acido, colpa del cugino più grande, suo dire.

Donna impotente di fronte alla scarsa possibilità di offrire un confronto al figlio, anche perchè scadente di risorse serie per farlo oltre il rimprovero, la minaccia, la punizione, il ricatto morale che possono ordire qualche effetto nell’immediato ma non certo rappresentare un deterrente.

Si è rivolta prima alla polizia ma hanno raccolto qualche notizia, mettendole oltretutto paura, sempre suo dire, laddove fosse il figlio ad essere preso mentre spaccia qualche dose per pagare le proprie; impedito così dal fare appena sarà maggiorenne e diplomato quel concorso che rappresenta uno dei pochi modi di uscire da una situazione frustrante e alimentata dal tipico circuito della periferia disagiata, poco lavoro uguale ozio, ozio uguale vizio, vizio uguale poca voglia di lavorare.

Lotta, questa donna, contro il timore di un abbandono scolastico e di una entrata in quel confine fra la dispersione sociale e la società dei perduti, quelli che vivono solo per drogarsi.

La paura la porta a costruire degli immaginari scenari futuri ma anche la sua esperienza di ragazza degli anni ottanta le ha consentito di ben comprendere la fine che fanno tutti coloro che entrano in quel giro, fra i quali tanti suoi compagni delle medie e delle superiori.

Donna che dopo il diploma magistrale ha fatto qualche supplenza riuscendo così a vivere altrove, soprattutto nelle zone di montagna per fare punteggio per ottenere quel ruolo che non è mai arrivato, rinunciando così a fare anche le supplenze ed uscendo da ogni graduatoria.

Sposata è rimasta vedova a causa di quelle brutte malattie fin troppo comuni, con un figlio che non ha mai elaborato il lutto del padre vissuto ancora piccolo, il quale si è attaccato al cugino poco più grande per continuare a svolgere la stessa vita di prima, fatta di calcio come lo accompagnava il padre.

Vive della reversibilità della pensione da ferroviere del marito defunto, pochi vizi e tanti sacrifici fra qualche notte in favore delle anziane allettate da combattere contro le badanti straniere, fino a dei saltuari lavori stagionali nei pressi della sua bella località costiera ma durante l’inverno è il periodo peggiore, soprattutto per il figlio.

Farsi le canne è normale, è legale, si sente ripetere, non ti preoccupare che non faccio la cazzata della droga pesante, si sente ripetere mentre osserva gli occhi del figlio spesso assenti, consapevole che il nipote usa gli acidi quando vanno in discoteca e teme che anche lui possa prenderli.

Paure, preoccupazioni, ricorso al diploma di maestra per ritrovare ogni minima nozione in psicologia che scade immediatamente di fronte ai limiti, allo stress, all’essere e sentirsi sola oltre qualche amica dalla tipica espressione del “meschinedda” che non aiuta affatto.

Ho ascoltato il suo disagio e, raramente, come non faccio quasi mai, mi sono permessa di proporre una soluzione drastica, offrendole il confronto della scelta di monetizzare il più possibile per trasferirsi all’estero dai parenti (sani) emigrati da decenni, pur ritardando magari di un paio di anni i tempi del diploma e rinunciando al concorso.

Estero, ove staccare il figlio da ogni fonte di proposta chimica, dove inserirlo in un contesto familiare sano con delle opportunità formative scolastiche concrete e con l’impegno di imparare una lingua straniera, con lo stimolo di lavorare nel ristorante di famiglia perchè gli piace la cucina.

Di fronte alla droga non rimane che la fuga o la possibilità di uno scudo potente, che poco può fare in realtà in un paese nel quale ad ogni angolo trovi uno spacciatore di ogni lingua e colore, che ormai ha assunto la stessa postura operativa dello spaccio, lo stesso sguardo marziale del ruolo di impunito ed anche un abbigliamento riconoscibile per la sua missione, facilmente individuabile anche dai ragazzini di quattordici anni che giocano a fare i duri.

Via, quindi da ogni potenziale rischio a lungo, lunghissimo termine, si fa prima ad imparare una lingua straniera e a donarsi una opportunità di futuro più sana…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista


Nota per il lettore: sei autorizzato a ri-pubblicare questo articolo nel tuo o in altri siti web oppure sulle piattaforme sociali, con la preghiera di non cambiarne la struttura ed il significato, di non farne oggetto di lucro e di citare cortesemente la fonte. 

Se desideri commentarlo puoi usare lo spazio dedicato, naturalmente nel rispetto degli argomenti trattati e della sensibilità dei lettori. Mi permetto solo di verificare i commenti prima di approvarli per prevenire lo spam e la pubblicità ma non adotto nessuna forma di censura sui contenuti che vorrai esprimere.


 

  1. … che tra l’altro il mare mette una fame, altro che fame chimica 🙂

    Piace a 1 persona

    Rispondi

  2. grazie Renzo della tue parole e del confronto, il mare è stato salutato…

    rispetto alla canapa sono la prima a difenderne l’uso terapeutico per esempio ma non ne conosco gli effetti “droga” perchè non ne ho mai fatto uso…

    il problema rimane sempre la misura ed il buon senso di uno strumento di rilassamento o di socializzazione come può essere il “farsi una canna” da parte di chi invece vive un disagio tale da trovare in questo strumento una fuga sempre maggiore, raggiungendo sostanze ben più pericolose…

    ho tre figli e probabilmente si troveranno anche loro di fronte alla scelta di farsi o meno una canna con gli amici, come è accaduto a me e mio marito ed abbiamo scelto di non farlo, sarà quindi una loro libera scelta formata anche dal nostro esempio che non demonizza l’uso della canapa tout court ma l’approccio psicoemotivo verso uno strumento del genere…

    il resto è politica delle droghe leggere che, come sempre, dimentica la persona contro il consenso pro e contro…

    buona domenica e “stoniamoci” di mare

    Sara

    Piace a 1 persona

    Rispondi

  3. Ciao Sara,
    mi sa che il posto dal quale scrivi offra una fantastica sostanza psicotropa: il mare!

    Quello che volevo dirti è che giusto naturalmente educare, offrire la propria esperienza come esempio perché non si facciano certi errori, aiutare il ragazzo a superare certi meccanismi mentali sbagliati, visto che fino a una certa età si può intervenire su di essi, dopo, invece, pur prendendo coscienza, la cosa diviene più ardua. Comunque è inutile che mi dilunghi su cose che per te sicuramente sono pane quotidiano.

    Per quanto riguarda il discorso droga, bisognerebbe partire da una corretta informazione scientifica innanzi tutto, senza farsi ingabbiare da pregiudizi infondati e che non fanno altro che aumentare la confusione.

    Per quanto riguarda il discorso ‘’canne’’ bisognerebbe almeno accennare al fatto che la canapa è stata resa illegale e demonizzata sopratutto per il fatto che negli anni 30 dello scorso secolo essa andò in conflitto con gli interessi di coloro che avevano interesse affinché venisse utilizzato il petrolio, quando, invece, la canapa poteva essere usata per i più svariati usi e con una maggiore sostenibilità. Da qui, oltre ad impedire l’uso della canapa industriale, ne derivarono tutta una serie di esperimenti falsati per dimostrare i danni della canapa indiana\sativa. Se oggi, invece, ti fai un giro su siti seri dove vengono pubblicate ricerche serie, ti accorgi che si sta dimostrando come questa pianta abbia moltissimi benefici e pochissimi\nessun svantaggi.

    In Italia per via di questi pregiudizi e per interessi particolari, recentemente ci sono stati diversi episodi che hanno contribuito a bloccare la strada a ricercatori – hanno difficoltà a reperire le infiorescenze – che cercano di capire come sfruttare le varie varietà della cannabis e le sue relative sostanze per alleviare molti sintomi legati a specifiche patologie – non per fare miracoli 🙂

    Lo so, questo discorso sembra non andare in linea con l’intento educativo del tuo articolo, ma in realtà la ricerca non riesce ad andare avanti anche per alcuni dei pregiudizi che tu hai toccato.

    In pratica ad un adolescente bisognerebbe spiegare innanzi tutto perché le canne possono essere dannose alla sua età. Bisognerebbe dirgli che probabilmente, essendo le strutture cerebrali in formazione, facendo uso, e soprattutto abuso, di cannabis ad una certa età si rischia l’ ‘’instupidimento’’. Quindi sarebbe meglio aspettare ancora qualche anno se si vuole provare questa sostanza, godendosi l’aspetto ricreazionale senza correre nei rischi dell’alcol, ad esempio. Inoltre, bisognerebbe spiegare che il tabacco che viene mischiato con lo spinello è cancerogeno e da dipendenza, ecco allora che meglio fumarla, quando lo si potrà fare, da sola.

    Ancora si dovrebbe sapere che la maggior parte dei tossici hanno iniziato con l’alcol e con la sigaretta, non con la cannabis. Che la questione del passaggio dalla cannabis all’eroina è quasi totalmente infondata, e che, quando non ci sono altre patologie sotto, l’affezione a una certa sostanza dipende da attitudini individuali.

    Dicevo di patologie. Infatti molti di coloro che fanno uso di droghe lo fanno come ‘’autocura’’. La cannabis ad esempio contrasta i sintomi della schizofrenia, quindi molte volte la si assume per questo scopo e invece, la gente poco informata, crede che sia stata questa pianta a causare la patologia. Al massimo, in età evolutiva, la cannabis può solo portare alla luce questa malattia, che comunque molto probabilmente comparirebbe da se. Ancora, puoi avere un attacco di panico con la cannabis ad alto contenuto di thc, perché non sai cosa ti stia succedendo, quindi basterebbe spiegare che è un effetto passeggero ecc. E anche qui il discorso potrebbe continuare oltre, e bisognerebbe soprattutto cercare di spiegare i danni reali e la differenza tra le varie droghe, visto che soprattutto nel danno consiste la differenza.

    Ci sarebbe anche il discorso del mercato illegale, infatti uno degli aspetti negativi che si carica su di se la cannabis è quello che deriva dal fatto di essere trovata insieme a sostanze più pericolose, armi ecc. Inoltre, a parte le molte bufale sulla cannabis contaminata dalla malavita, non credo sia auspicabile inalare dell’erba non conservata con cura. Ecco, frequentare certi ambienti per procurarsi la cannabis è insano.

    Hai citato anche gli acidi. Anche su questi il discorso sarebbe lungo, ed interessanti sarebbero le recenti ricerche legate all’LSD e alla serotonina. Comunque anche per questa sostanza valgono gli inconvenienti dell’illegalità, inoltre in questo caso come per l’ecstasy, la sostanza sintetizzata male è letale, e qualche ‘’cattivo viaggio’’ diventa più difficile da gestire.

    Ok ho chiacchierato troppo 🙂

    Ti auguro una buona domenica Sara – bel nome !

    Amichevolmente :-),
    Renzo

    P. S. : se fai una passeggiata in spiaggia ti prego di portare i miei saluti al mare e di dirgli che, anche se farò passare un altro anno senza venire a trovarlo, ho lo spirito sempre ricolmo della sua ambrosia salata.

    Piace a 1 persona

    Rispondi

  4. Questa purtroppo è cattiva informazione!

    Mi piace

    Rispondi

    1. grazie del suo commento e del suo giudizio, se ha la bonta’ di spiegarne le ragioni le sarei grata, sono sempre pronta al confronto ed a porre in discussione ogni argomento….
      non faccio “informazione” esprimo il risultato di alcune esperienze utili ad affrontare delle difficolta’ cercando di superarle nei modi possibili con le risorse disponibili

      Piace a 1 persona

      Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: