pedagogia della sessualità nell’adolescenza, perchè due diciassettenni vogliono essere come Valentina Nappi…

Quello della pedagogia della sessualità e degli indirizzi di genere sembra essere un tema di interesse, soprattutto per quanto concerne l’approccio dei genitori verso l’evoluzione dei figli adolescenti sia maschi che femmine i quali hanno una naturale spinta verso la sessualità, mediata dagli stimoli sociali e d’ambiente con cui si interfacciano tutti i giorni.

Ho ricevuto alcuni contatti via mail, forse perchè il Blog per certi argomenti è troppo pubblico, uno dei quali descrive la realtà di due amiche diciassettenni che sembrano aver elevato a proprio idolo una ragazza di nome Valentina Nappi che ha scelto il mondo del porno come professione.

Idolo rappresentato dal modo in cui parla nelle trasmissioni televisive ordinarie ed esprime le ragioni della sua scelta di diventare sin da giovanissima una attrice prono, manifestando anche una buona dialettica ed una intelligenza certamente riconoscibile.

Ho dovuto documentarmi su questa giovane donna di cui nulla sapevo, nata nel 1990, ho quindi fatto un giro in rete osservandone sia la bellezza che quella spiccata autonomia comunicativa, rispettandone assolutamente la libera scelta sulla quale non esprimo opinioni di sorta; valuto però i contenuti del confronto sociale veicolato proprio tramite i canali di informazione ordinari che raggiungono anche delle ragazze e delle ragazzine, che nel caso di specie sono delle sue fans e debbo dire che sono sorpresa di questo, non colpita negativamente ma solo sorpresa e voglio meglio capirne le ragioni.

Per ogni adolescente la ribellione ed il “rifiuto” dei confini delle regole familiari è una tappa evolutiva obbligata e rappresenta anche il giusto percorso verso una successiva autonomia, un padre ed una madre si aspettano quindi che la figlia diciassettenne possa vestirsi come una cantante rock e discutere con lei sul desiderio di farsi un tatuaggio o del modo di abbigliarsi, non certo per appassionarsi alla vita di una giovane attrice porno.

Noi, adulti, siamo stati abituati a conoscere le attrici dei film pornografici come Ilona Staller (l’onorevole Cicciolina) o Moana Pozzi, diventata un mito per la sua bellezza ed il suo destino ancora avvolto di mistero, considerando però questo mondo come un satellite a parte, del tutto lontano dalla vita ordinaria di un adolescente se non nella misura della curiosità quasi sempre maschile di ricercare qualche stimolante filmetto del genere.

Ho un marito al quale ho chiesto un confronto su questo tema che ricorda Gianna Lou Muller (Nadia Cassini) come personaggio della sua gioventù, al tempo caratterizzata dai filmetti italiani tutti docce e saponate sexy, già idonei per soddisfare la curiosità degli adolescenti dell’epoca.

Rispondere al perchè due amiche diciassettenni adorano Valentina Nappi è difficile, soprattutto per il fatto che non la amano per la professione di attrice porno quanto per la persona che manifesta di essere.

Debbo quindi scindere l’interpretazione dei genitori di “cosa è” Valentina Nappi (attrice porno) rispetto a “chi è” Valentina Nappi per le loro figlie (ragazza libera e sicura di sé) per quanto sono certa che Valentina Nappi ha una sua chiara identità ed identificazione nella scelta compiuta ed è altresì cosciente di rappresentare un confronto per molte ragazze, come lei era quando si è affacciata all’interesse verso il sesso.

Diciassette anni sono una età importante, non posso certo considerare piccole due ragazze che si stanno avvicinando alla maggiore età e che saranno assolutamente idonee a compiere ogni scelta di vita, non sono nemmeno di quelle donne che ritiene “immaturi” i giovani di oggi, i quali manifestano solo il risultato della immaturità dei loro genitori nei modi che l’ambiente in cui vivono gli permette, arricchito dalla possibilità di una vastità come quella della rete internet, talvolta capace di confondere un giovane adolescente fra la misura del suo paese e le possibilità del mondo.

Accade perciò che due ragazze di diciassette anni vogliano imporre ai loro genitori tale Valentina Nappi come icona di libertà e di autonomia per il solo aver rotto degli schemi e dei tabù, scegliendo di fare sesso con molti e più uomini e donne come professione ed apparentemente come stile di vita.

Genitori che per quanto abbiano una mente aperta, riconoscono nella qualità di quei film il mero commercio del corpo come strumento di vendita di un piacere in conto terzi, riconoscono allo stesso tempo il diritto delle loro figlie di crescere, di avere un ragazzo e di non essere più vergini, tollerando la propria paura che facciano “cose strane” proprio per la loro passione verso un’attrice porno.

La sessualità adolescenziale è un percorso sperimentale fatto di esperienze vissute e di curiosità represse, di coraggio delle emozioni e di paura dei pregiudizi, fatto di genitori consapevoli e di genitori “è così punto e basta e se non ti va bene la porta è quella”.

Il sesso per un adolescente è un percorso di crescita e non solo un tappa che spaventa i genitori, magari per timore di una gravidanza indesiderata o per il giudizio sociale che “la gente” possa esprimere nei confronti di una ragazza particolarmente carica o con un fisico imponente che, proprio per la sua età, usa anche come linguaggio comunicativo di “ribellione”.

Un genitore consapevole dovrebbe quindi offrire un confronto positivo sul sesso, sulla sessualità e sulla sessualizzazione delle emozioni verso i propri figli, maschi e femmine, senza sperare che siano loro stessi a scoprirlo da soli perchè ci si sente inadatti a trattare un tema ancora tabù in molte famiglie italiane.

Oggi, nonostante internet, i ragazzi manifestano ancora una profonda ignoranza sul sesso, sui rischi delle malattie sessualmente trasmissibili e non hanno la piena coscienza delle proprie emozioni di fronte alle prime esperienze sessuali.

Sanno benissimo parlare coi termini di youporn, come “milf” o “threesome” ma non sono capaci di riconoscere la differenza tra un atto sessuale ed un fatto sessuale, ovvero confondono il proprio mondo interno con la rappresentazione esterna di ciò che vivono.

Non temo quindi che due diciassettenni possano o meno sperimentare qualche atto sessuale considerato trasgressivo, rientra nella loro età e naturale curiosità, mediato dalla intelligenza individuale e dal confronto con la famiglia, temo invece la confusione fra un messaggio di libertà sessuale rispetto che lo strumento sesso come veicolo di libertà e di ribellione.

Il sesso non è uno strumento da oggettualizzare in base alle esigenze interne, sociali, religiose o commerciali, rappresenta un contenitore di emozioni che proprio tramite la libera espressione della propria sessualità consente ad una persona di viverne serenamente il piacere o di strumentalizzarne il commercio, anche il commercio dei sentimenti che molti adottano come espressione delle loro presunte emozioni.

Sono quindi interessata alla proprietà delle emozioni di queste due ragazze di diciassette anni, al loro coraggio di esprimerle, alla loro capacità di confrontarsi con quel che vivono, provano e sperimentano nei modi che desiderano, augurandomi che lo facciano con quella intelligenza emotiva che proprio la libertà dell’adolescenza consente di riconoscere per farlo in modo progressivamente maturo ed autonomo per poi eventualmente riuscire a porre in discussione un comportamento o una scelta compiuta.

Questo è il significato dell’adolescenza, diventare maturi per saper porre in discussione il significato di autonomia e di libertà, ad iniziare dalla propria.

Altrimenti si rischia di confondere la scelta di lavorare vendendo il piacere del sesso in conto terzi, come una attrice pornografica, con la propria personale scelta di uno stile di vita libertino e sessualmente autonomo.

Ma, per questo, non occorre essere una attrice pornografica e veicolare tale scelta come bandiera di libertà…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista


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