riflessioni sulla gestione “olistica” di una potenziale brutta malattia…

Nel luglio del 2017, dopo essere finito in codice rosso al pronto soccorso per un incidente stradale, nel corso delle varie risonanze magnetiche hanno trovato delle rarefazioni ossee ed un fibroma nel corpo di mio marito, ad oggi ancora classificato come fortunatamente benigno e delle più recenti analisi hanno evidenziato dei diffusi linfonodi che stanno facendo il proprio reattivo lavoro nel combattere un processo flogistico in corso.

Fabio ha scelto di non seguire i vari protocolli terapeutici contro il gonfiore ed il dolore diffuso, dall’assumere dei medicinali alla opportunità di “togliere via tutto” con un eventuale intervento chirurgico. Questo non per una particolare filosofia o perchè solo “contro” un sistema della medicina commerciale ma sia per ragioni pratiche e di opportunità che per quella sua\nostra filosofia genitoriale che ci sprona a prendere in considerazione anche le emozioni dei nostri tre figli in ogni scelta da affrontare e compiere.

Per la situazione logistica attuale è difficile poter decidere verso un intervento chirurgico che, per come ce lo hanno prospettato, sembra richiedere tempi e caratteristiche che non possiamo al momento praticare per la nostra situazione in generale, pur valutando tutti i rischi nel non farlo, coscienti come siamo che gli stessi linfonodi potrebbero trasformarsi in un veicolo dell’infezione verso altri organi o nel sangue.

Nel frattempo mio marito gestisce questo disagio con un approccio che possiamo considerare “olistico” ed io con lui.

Ha scelto, al momento, di investire nelle sue personali risorse rispetto che avvalersi dei presidi farmacologici, sia contro il dolore che per ridurre l’infezione contro la quale combattono appunto i linfonodi ed i suoi anticorpi.

Fabio non è uno stolto o un aspirante suicida, suo padre è morto per un mieloma multiplo, ben conosce le dinamiche della sofferenza di fronte ad un tumore ma anche quella tipica applicazione terapeutica fatta di chemio e di radio, quindi in caso di un transito da benigno a maligno se, mai, così sarà, valuteremo ogni opportunità del caso.

Al momento restiamo fermi ai dati di fatto incontrovertibili che sono le risposte diagnostiche e le analisi, senza seguire la paura o un inutile spavaldo coraggio, risultati che ci consentono di osservare il progressivo quadro clinico ed ogni sua eventuale escursione che possa indurci a cambiare rotta.

E’ importante (per noi) avvalersi delle proprie risorse interne, siano esse psicologiche, emotive, psico-biologiche, organiche e fisiche perchè talvolta i processi somato-formi tendono ad indebolire le naturali difese immunitarie lasciando spazio alla progressione di una potenziale malattia, soprattutto ove questa possa riferirsi ad una ipotetica forma di somatizzazione oppure ad un disturbo di conversione, che abbiamo preso in considerazione con tutta l’umiltà necessaria, perchè l’annosa sofferenza di Fabio alla schiena e la temporanea perdita di sensibilità agli arti rappresentavano anche una ipotesi in tal senso, poi scartata grazie alla diagnostica che ha individuato dei problemi chiari e riconducibili ad una diagnosi oltre i presunti sintomi somato-formi.

Rinforzare le difese immunitarie grazie ad un metodo “olistico” è per noi una opportunità praticabile, sia per esperienze passate che per quella convinzione che abbiamo sull’importanza dell’investire pedagogicamente nella persona prima di ricorrere ai medicinali, senza naturalmente escluderne l’uso a priori.

Siamo umani e come tali soggetti a processi isterici, anche se apparentemente forti o dotati di una capacità intellettiva ed emotiva degna, questo non significa che ad un certo livello di sofferenza  raggiunta non vi possa essere uno “stacco” attivando così i tanti meccanismi difensivi, ai quali la nostra psiche ci consente inconsciamente di ricorrere per gestire un conflitto o una sofferenza.

Ecco perchè è importante essere umili ed accettare anche una ipotesi del genere, senza sentirsi dei “pazzi” o restare indifferenti ad un sintomo apparentemente grave.

L’equilibrio, il buon senso, l’intelligenza sono quindi i presidi primari per affrontare una esperienza del genere, che contiene nella paura un motore potente tale da indirizzarci verso delle strade sbagliate in un senso o nell’altro, ovvero ricorrere immediatamente ad una medicina che possa “togliere via tutto” oppure credere che basta saper fare sue respiri profondi ed un saluto al sole per combattere un potenziale tumore.

Il nostro metodo “olistico” è così rappresentato dalle nostre risorse interne immediatamente praticabili e residuali, associate ad un costante confronto con la realtà e con la misura del dolore, oltre a quanto mio marito manifesta nella sua difficoltà a camminare proprio per il gonfiore o per i problemi complementari alle varie vertebre della colonna.

Si combatte e lo si fa col corpo, con lo spirito e con quella grinta di cui ognuno di noi dispone, basta saperla esprimere con umiltà e intelligenza, senza ardite manifestazioni di coraggio che, al tumore vero, poco interessano.

Questa è la vita, non siamo diversi dal resto dell’umanità ed anzi siamo fortunati per restare sereni anche di fronte alla paura dei tanti “se”.

Quando, poi, mio marito si carica Matilde sulle spalle, sono ben consapevole che non è una manifestazione da ex parà tutto di un pezzo, solo una espressione dell’amore che un padre prova verso la specifica esigenza di una bambina di sette anni, che in quel preciso momento ha bisogno di riconoscere in suo padre un “eroe”….

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista


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