dell’educare i figli al cambiamento…

I bambini hanno bisogno di radicarsi ad un posto, allo loro stanza ed alle loro abitudini. Vero.

I bambini trovano nel viaggio e nel cambiamento una autonomia che gli consente di radicarsi al posto, ad una stanza ed alle loro abitudini che esprimono ovunque. Vero anche questo.

Per cui non esiste una contrapposizione reale fra le esigenze interne dei bambini e le interpretazioni di queste da parte degli adulti, se non quelle che proprio gli adulti sviluppano in forza di timori, pregiudizi, ben-pensieri o presunte idee li libertà e di ribellione da trovare viaggiando o andando “contro” un sistema.

Noi, Famiglia Piselli, ne siamo un esempio pratico, ove abbiamo cambiato nel corso di otto anni almeno ventisei residenze diverse per brevi medi o lunghi periodi, in Italia e all’estero, ove i nostri figli sono nati in tre diverse località e soprattutto ove la qualità del loro processo evolutivo sin dalla nascita non ha subito nessun particolare disagio in un senso o nell’altro.

Dipende quindi e soprattutto dalla qualità genitoriale il consentire ai figli di acquisire una progressiva autonomia interna ed esterna nel rispetto delle loro fasi evolutive ed età cronologica, indipendentemente dal radicamento o meno sempre e solo ad una casa, ad un posto, ad una stanza oppure al viaggiare spesso cambiando case e località.

Un genitore sereno la sua pace la porta ovunque, non la deve cercare in un preciso stile di vita o dal quale fuggire, perchè non in pace.

Non occorre perciò denigrare la scelta di chi vive da “nomade” che nulla c’entra con gli zingari, oppure criticare chi teme anche solo di cambiare casa fra la propria e quella del piano di sotto.

Quando sento parlare di “socializzazione” in favore dei bambini, osservando le critiche che mi sono state mosse proprio per aver “imposto” ai miei figli il nostro viaggiare, altro non posso rispondere che questo concetto è profondamente sbagliato nella sua correttezza, ove corretta è l’importanza per i bambini di socializzare fra loro.

Socializzazione che i miei figli hanno praticato e di cui hanno beneficiato ed offerto alle centinaia di bambini con cui hanno interagito negli anni nei tanti luoghi, di ogni lingua razza e colore.

Radicamento ad un posto uguale socializzazione, non significa nulla, se in quel posto vi sono dinamiche relazionali nocive per il confronto fra bambini, fatto di divieti di doveri utili soprattutto ai grandi.

Noi, Famiglia Piselli, siamo emotivamente dei viaggiatori anche quando restiamo per un periodo più lungo in una località, come in questo momento nel quale i primi due figli frequentano la scuola pubblica nel paese di Latte, al confine con Menton, in cui viviamo da oltre sei mesi.

Essere emotivamente dei viaggiatori non significa essere dei “sognatori” ma persone aperte al viaggio ed allo scambio delle emozioni stesse, senza pregiudizi, timori o ben-pensieri; per questo talvolta è difficile restare in mezzo a chi invece manifesta il proprio “frustrare” nascosto nella sua bella casa in cui, però, le emozioni non hanno una stanza.

Noi, Famiglia Piselli, non siamo meglio di nessuno o peggiori di altri, siamo oltre questi concetti e proiettati ad offrire ai nostri figli un livello di espressione delle loro emozioni che non sia inquinato proprio dalla infelicità dei genitori e degli adulti, perchè frustrati nella relazione fra coniugi o complessati dal poco possedere oppure dal troppo avere.

Abbiamo scelto di non praticare l’educazione parentale in favore di Matilde e di Fabio Massimo, pur avendo tutte le competenze ed i requisiti per farlo, convinti come siamo che i bambini hanno bisogno anche di scontrarsi col bulletto di classe incontrato nella scuola pubblica ordinaria, di confrontarsi con l’amichetta benestante e spocchiosa, di riconoscere il benessere di interagire con dei bambini sereni figli di genitori sereni che nella stessa scuola incontrano, riuscendo così a misurarsi con la loro capacità di tolleranza e con l’autonomia interna ed esterna che hanno saputo raggiungere.

Il resto riguarda noi adulti, sereni anche di rinunciare ad un “sogno” perchè svegliati tutti i giorni dalla bellezza di avere tre figli altrettanto sereni, anche restando in un luogo più a lungo.

Ascolto mille diverse ragioni per non vivere una vita in viaggio alle quali potrei contrapporre mille ragioni per farlo, come riconosco la positività di vivere in un luogo e sempre quello.

Lo stile di vita di una Famiglia non si misura dall’immagine che riflettono, anche se spesso sono uno complementare all’altro ma, nel nostro caso, abbiamo scelto di essere anonimi e camaleontici quel che basta per non essere sempre visti come qualcosa di “diverso” o di “impattante” perchè appunto differenti da quelle dinamiche sociali che omologano le persone.

Non siamo uniformati, questo è certo, sempre pronti però al confronto che non abbia i contenuti della paura e del pregiudizio, la cui fuga omologa le persone ed i pensieri.

Non amiamo molto lo stile di vita di una società ordinaria e mortificante come la nostra, che costringe ai tempi obbligati ed ai doveri dell’obbligo verso non meglio precisate regole alle quali ci “ribelliamo” scegliendo la rinuncia e, non, contrapponendo una nostra personale idea.

Abbiamo solo il diritto di accettare o di non accettare quel che non ci piace e, già questo, ci rende liberi.

La nostra libertà si esprime nel sereno dialogo coi figli senza imporre loro delle regole sociali altrimenti “si troveranno male” oppure omologandoli agli altri bambini, per non sentirsi “diversi”.

Educare i bambini al cambiamento gli consente di crescere, di affrontare serenamente la paura di cambiare, di osservare gli occhi dei genitori dai quali riconoscere la forza e non le preoccupazioni.

Quando Matilde mi chiede di non partire più perchè è felice in questa scuola ed in questo paese, sono contenta.

Quando Fabio Massimo mi chiede di rimetterci in viaggio perchè non sopporta più le piccole angherie di un compagnetto di classe, sono allo stesso modo contenta.

Perchè il vero e profondo senso del viaggio è rappresentato dalla loro serena capacità di viaggiare nelle proprie emozioni, di esprimerle liberamente senza timore di ferire i loro genitori o di creare un problema.

Questo è il viaggiare, è il coraggio delle emozioni, è la libertà dello scambio dei saluti e dei sorrisi senza niente in cambio, se non il riconoscimento dell’educazione e della serenità nel farlo.

Per viaggiare bastano anche quei cinque minuti che ci separano dalla scuola o dal mare, in cui trasportiamo tutto il nostro essere, che rappresenta in modo naturale quel confronto sereno offerto a chiunque, non imposto.

confronto offerto a chi ha il nostro stesso diritto e la nostra stessa libertà, accettare o non accettare ciò che non piace, noi compresi che non abbiamo l’obbligo di piacere a tutti.

In buona sostanza non vogliamo mai caricarci il peso della tristezza altrui, restando sereni nell’offrire il nostro sorriso anche quando potremmo nasconderci nei tanti motivi per essere tristi.

La leggerezza è parte di quel cambiamento al quale educhiamo i nostri figli, ove leggerezza non significa superficialità ma selezione naturale dei confronti e delle persone con cui interagire, sempre col saluto e col sorriso.

In parole povere, temo il bulletto di classe ma non per quello che impone ai miei figli, piccole vessazioni e disturbi tipici dell’infanzia, ai quali loro troveranno da soli una soluzione.

Temo molto di più le ragioni per le quali quel bambino non è sereno. Bambino che “uso” ad esempio di tanti altri come lui che vivono un disagio in prestito, che non gli appartiene, prechè proviene da un disagio del mondo degli adulti.

Ragioni, che incontro troppo spesso nel corso di quei cinque minuti a piedi, fatte di relazioni adulte carenti amore, di emozioni frustrate, di una totale incapacità di empatia che spinge ad un egoismo difensivo, che alla fine costruisce solo i confini della propria prigione.

Cambiare è questo, abbattere i confini, le prigioni nelle quali ci rinchiudiamo che cerchiamo di rendere dorate solo per non specchiarci nella nostra infelicità.

Si può cambiare affrontando un viaggio come di può cambiare iniziando a viaggiare nelle nostre emozioni…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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