educare i figli a superare la paura, senza addestrarli alle prove di coraggio…

Un marito sportivo è una risorsa sotto tanti profili, primo fra i quali l’esempio verso i figli del movimento e dello sport condotto all’aria aperta fra boschi, mare e montagna.

Avere un marito che ha fatto il paracadutismo sportivo e prima ancora quello militare consente ai figli di vedere dei video del Padre volante, è capitato quindi che in progressione i tre figli abbiano fatto “il corso palestra” saltando da varie altezze per volare dritti in braccio a Fabio.

Niente di ardimentoso o pericoloso, solo una ulteriore risorsa educativa che applichiamo per estrarre dai nostri figli quelle risorse utili per consentirgli la giusta autonomia di fronte agli eventi della giornata.

Fare Parkour rispetto che nuotare in mare oppure saltare e fare le capriole non è un “addestramento” da spavaldi genitori ma una augurante opportunità per prevenire di ritrovarsi i figli con qualche danno, proprio perchè i bambini non sempre sanno coordinare il corpo con lo spazio, non sempre sanno cadere e soprattutto non sanno misurare quel sensore chiamato paura, che spesso i bambini superano rischiando di farsi male.

Come Madre di tre bambini ancora piccoli che vive distante dalle rispettive famiglie di origine, sono consapevole che non ho l’opportunità delle nonne o delle zie a portata di mano in caso di necessità, per cui insieme a mio marito ci siamo organizzati per affrontare ogni varia ed eventuale da soli, ivi compreso il rischio di un problema in danno dei bambini, che vivono una normale giornata fatta di scuola giochi ed anche quelle corse e rincorse con gli amici che talvolta sono la causa di qualche brutta caduta.

Lungi da me il tenerli in una bolla di vetro o impedirgli la loro giusta irrazionale voglia di sperimentare, diritto di ogni bambino, motivo per cui il buon marito (ludi magister) ha sempre fatto giocare i figli sotto forma di esercizi con un contenuto di paura utile per misurarne l’indice della sua percezione da parte dei figli, non delle prove di coraggio che eventualmente affronteranno da soli come tappa (quasi) obbligata nel corso della loro evoluzione.

La paura diventa così uno strumento educativo, senza ricorrere a quelle prove di ardimento del tutto incompatibili con le esigenze dei figli.

Vedere oggi la piccola Edda “lanciarsi” in giardino è stato divertente, non solo per le scene che hanno avuto dei momenti esilaranti in stile paperissima ma soprattutto per la serenità di osservarne la percezione della paura man mano che si avvicinava al salto.

Questo è lo scopo educativo, permettere ai figli di riconoscere quel sensore, la paura, che attiva la  loro capacità di rispondere ad una situazione che ne richiede una reazione istintiva e non uno spavaldo coraggio a bandiera di genitori ardimentosi.

Lo abbiamo visto e positivamente sperimentato con i primi due figli, i quali, coscienti del significato di caduta, di salto, di pericolo e di paura acquisito sia con lo stesso gioco che oggi ha fatto Edda insieme al Padre ed alla sorella che col Parkour o le arrampicate su roccia insieme a Fabio, hanno sempre saputo rispondere istintivamente alle improvvise cadute causate da una spinta alle spalle mentre giocano con un compagno al parco oppure da quegli eventi che possono accadere per tante diverse ragioni. Evitando e prevenendo in questo modo di farsi male e di misurare la scelta del gioco in modo sereno, senza il divieto da parte nostra.

Una forma di autonomia interna ed esterna assolutamente idonea per la loro crescita, che possono applicare ad ogni altra mansione della giornata e non necessariamente nei salti o nelle capriole, perchè dona fiducia e coscienza delle proprie competenze, offre i limiti del sensore-paura e consente di non superare le zone di rischio oltre il normale sperimentare dei bambini.

Certo, visto da fuori, come alcuni vicini stavano osservando i figli ed il marito in giardino, Fabio poteva sembrare il classico ex parà che gioca a fare il direttore di lancio coi figli ma, come dico sempre, ogni evento merita il passo oltre lo sguardo per essere compreso appieno.

La paura è un meraviglioso sensore che ci consente di riconoscere la nostra umiltà, di capire il coraggio necessario per affrontare le emozioni e soprattutto di rinunciare a quelle scelte ardimentose che durano il tempo di un salto nel vuoto…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista


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