“dottoressa ci aiuti, mamma è diventata vegana, abbiamo fame”…

Ascoltare lo sfogo di un padre affamato ha fatto parte del mio lavoro in passato, di fronte a chi materialmente non aveva il cibo per nutrirsi, perchè viveva in uno stato di feroce indigenza ed abbandono.

In questo caso ho invece accolto l’appello di un padre e del figlio quasi adolescente, la cui fame nasce dall’improvviso cambio di filosofia alimentare in casa, da quando la madre ha scelto di diventare vegana.

Non ho le competenze per parlare della qualità nutritiva del veganesimo rispetto alla sua filosofia antispecista, contro ogni sfruttamento e uccisione degli animali sia per scopi alimentari che per ogni altra forma di utilizzo dei loro derivati, come avviene nel settore dell’abbigliamento oppure in quello sportivo e ricreativo come la caccia per esempio.

Potrei considerare i vegani come dei pacifisti che si alimentano di soli vegetali, i quali sposano un vero e proprio stile di vita e non solo una moda alimentare del momento, per quanto talvolta raccolgo in rete delle minacce di morte contro i cacciatori e questo mi riporta al paradosso che evidenzio anche negli antiabortisti per la vita, che però talvolta uccidono chi pratica l’aborto.

Ogni filosofia contiene il suo esatto contrario e come tale merita il costante confronto fra la teoria e la pratica, fra una sua applicazione terrena ed una interpretazione più spirituale, rappresenta quindi l’animo umano con tutti i suoi conflitti.

Nel caso odierno il conflitto si chiama cibo, ovvero le tante bontà che la cucina vegana propone rispetto alle abitudini di sempre ma, soprattutto, è forte la fame di sapere le ragioni per le quali una donna di quaranta anni che ha sempre sgomitato in macelleria per accapararsi il taglio migliore, si trasforma nel giro di qualche forum su internet in una vegana sfegatata.

Questo spaventa chi vive accanto ad un o una vegana, quasi costretto ad aderire a questa filosofia oppure a mangiare clandestinamente qualche bistecca dicendo di andare a fare la partitella con gli amici oppure di andare a trovare la madre.

Spaventa, nel caso di specie,  il breve processo di mutamento della moglie e della madre verso una filosofia che coopta in se una persona in modo totalitario, ne cambia quindi lo  stile di vita, di relazione e di relazioni, di umori e di gestione di una famiglia che, forse, non solo non ha avuto il tempo di metabolizzare questa forma di nutrizione ma nemmeno di capire la nuova organizzazione della giornata, sostanzialmente imposta da una madre diventata vegana.

Il figlio dice che ha fame, che prova un profondo senso di colpa nei confronti della madre ogni volta che con gli amici si reca in qualche fastfood, il cui forte odore è immediatamente rilevato dalla stessa madre appena tornato a casa, mortificandolo e spingendolo ad alimentarsi di soli vegetali in ogni loro forma anche compensatoria sotto il profilo nutritivo ma che incide sulla sua qualità di socializzazione, perchè progressivamente si è staccato dal gruppo di amici originale, per inserirsi in quello dei  “figli dei vegani”.

Il marito ha lamentele più pratiche, sia sotto il profilo della bontà di ciò che trova ora dalla madre, che va a trovare più spesso, sia perchè ferito dal fatto che è stato ora privato, nei rapporti sessuali con la moglie, di quella completa oralità nelle abitudini precedenti, il quale mi chiede se effettivamente il veganesimo incide anche sotto le lenzuola e dovrei a questo punto rivolgermi ad una cara amica che questa filosofia ha sposato da anni.

A parte gli aspetti più simpatici ed i pruriti coniugali, ritengo importante affrontare i motivi di una presa di coscienza tale da mutare radicalmente l’approccio alla vita, degli animali in particolare.

“Valgo meno di un porcellino” si sfoga il marito (sardo), di fronte all’impegno che la moglie esprime nel difendere tutti gli animali, assolutamente minore di quelle sue attenzioni che la famiglia invece necessita per superare le difficoltà odierne e quelle del figlio in particolare, diventato apparentemente triste e confuso da una situazione che da oltre un anno lo rende scisso fra una vita con e per la madre e la sua vita fuori di casa.

Affrontare tutto questo con un approccio pedagogico richiede da parte mia la massima attenzione, perchè in questo caso non vi sono delle risorse interne da individuare, anche residuali, ed estrarre per superare una difficoltà. Vi è invece un clima relazionale minato da un forte castello di regole e divieti che impongono quel “o così o pomi'” (termine meglio accettato dalla moglie) che rappresenta una comunicazione estorsiva, specialmente sotto il profilo della qualità delle emozioni nella relazione del nucleo familiare.

Indipendentemente dalla filosofia di interesse, ho sempre temuto i cambiamenti improvvisi dello stile di vita di una donna adulta in particolare, perchè non credo che siano riferibili al solo prendere coscienza dell’importanza della vita di un animale o dell’ambiente in generale, anche perchè quando fa il pieno alla macchina non ci mette il cynar.

Per cui ritengo più probabile che questo possa riferirsi ad un conflitto interno, forse proiettato in modo compensativo in un “essere” indifeso come un animale abbattuto, ora nel macello, ora da un cacciatore.

Questo è stato il confronto offerto al marito, quello di valutare se sia o meno il caso di porre in discussione la qualità delle attenzioni che egli ha donato ad una moglie per i molti anni del loro matrimonio, la quale, presumibilmente, prima di prendere coscienza di non essere amata come avrebbe voluto essere, con la conseguenza di “abbattere” il marito, ha trovato in questa filosofia una compensazione identificativa della propria realtà conflittuale, prendendo altresì finalmente quel bastone del comando che le consente di gestire appieno la famiglia.

Questo pensiero naturalmente non riferisce ai vegani in generale, sia ben chiaro, ma al processo di veloce mutamento di una quarantenne confusa fra l’antispecismo giusto e corretto e la sua vita, caratterizzata da una quotidiana morte di quel sentimento che invece dovrebbe nutrire una famiglia di amore, fino a farla ingrassare…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

Nota per il lettore: sei autorizzato a ri-pubblicare questo articolo nel tuo o in altri siti web oppure sulle piattaforme sociali, con la preghiera di non cambiarne la struttura ed il significato, di non farne oggetto di lucro e di citare cortesemente la fonte. 

Se desideri commentarlo puoi usare lo spazio dedicato, naturalmente nel rispetto degli argomenti trattati e della sensibilità dei lettori. Mi permetto solo di verificare i commenti prima di approvarli per prevenire lo spam e la pubblicità ma non adotto nessuna forma di censura sui contenuti che vorrai esprimere.


 

4 risposte a "“dottoressa ci aiuti, mamma è diventata vegana, abbiamo fame”…"

  1. credo d’aver capito che gli aderenti al veganesimo si astengono dall’utilizzo di prodotti testati su animali … io ho già sperimentato sulle mie cagnoline le bistecche di soia e qualche minestrone (cipolla, aglio, fagioli, zucca, zucchine … etc etc) …. alla lunga dovremmo risucire a risolvere 🙂 🙂

    Mi piace

  2. come tutto le situazioni occorre equilibrio, per quel conosco il Vegan contiene molte positività ma occorre, appunto, uno stile di vita completo e non solo rinunciare alla carne…le emozioni ferite trovano molti rifugi proprio in quelle filoosife identitarie, religiose, esoteriche o alimentari…

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...