riflessioni di una pedagogista di fronte al bullismo…

Asini, niente altro che asini. Questo sono i genitori di quegli adolescenti che adottano lo stesso modello comportamentale dei loro padri e delle loro madri, caratterizzato dall’arroganza dell’ignoranza e dalla pretesa di un presunto “rispetto” del quale ignorano completamente il reale significato.

Osservo da anni questo fenomeno, non quello del bullismo che nella varie forme e misure c’è sempre stato bensì quello della trascuratezza e dell’incuria genitoriale verso le dinamiche evolutive dei figli, lasciati scorrere nella propria vita come accessori di una esistenza pregna di rancore, di frustrazione, di intolleranza mediata dal materiale bisogno di beni materiali.

Il guappo di cartone è sempre esistito in ogni gruppo di studenti, lo sbruffone, il bulletto di turno e, gli stessi studenti, hanno sempre saputo misurarne gli spazi, da chi lo isolava a chi lo subiva, all’interno di quelle dinamiche di gruppo utili in qualche modo a crescere.

Oggi questi guappetti hanno perduto il senso dell’onestà di ciò che compiono, non più un comportamento immaturo, maleducato, scorretto e talvolta vile come sempre è accaduto in ogni scuola ma oggi rappresenta una condotta criminale perchè inquinata dalla totale assenza della coscienza della gravità del gesto che compiono, confusi fra la guappata ed il bisogno di esprimere tutto il loro disagio di figli trascurati, emotivamente trascurati.

Sono tanti gli insegnanti che quotidianamente subiscono il ricatto della scelta fra il reagire di fronte alle vessazioni del bulletto di turno, quindi mollargli un sonante calcio nel sedere per poi licenziarsi dopo cinque minuti, oppure patire quei gesti e quei comportamenti coscienti anche del fatto che appena usciti dalla scuola troverebbero genitori zii e parenti vari del giovane bullo pronti a manifestare la loro pretesa di “rispetto” di non meglio precisate virtù, col rischio anche di “prendere mazzate” come direbbe un caro collega foggiano, di quelli che osserva ragazzini comportarsi da mafiosetti televisivi e simulare l’uso delle armi.

Ai genitori dico di riconquistare l’unica vera forma di rispetto utile per i propri figli, ovvero quella della autorità emotiva tale da educare i figli al rispetto di se stessi e degli altri da se, delle persone e non alla pretesa di un ruolo di rispetto che credono di assumere tramite i comportamenti simili a quelli dei vari protagonisti delle serie televisive ispirate alla banda della magliana e gomorrate varie.

Comprendo purtroppo l’amarezza degli insegnanti, quando dicono che loro hanno fatto il proprio lavoro, al resto ci penseranno poi, i Carabinieri.

La responsabilità genitoriale non è un optional nel pacchetto del ritardo mestruale, è una scelta che impone il dovere di imparare ad essere un padre ed una madre, non dei meri dispensatori di semi che fruttano solo mele marce…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista


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