il viaggio come fuga o come risorsa? Dal mollare tutto al cercare troppo fino al ritrovar se stessi…

Ricevo molti contatti da chi vorrebbe mollare tutto e partire per qualche località in cui ricostruirsi una vita ed offrire una opportunità di futuro per i propri figli, mi chiedono qualche piccolo consiglio di viaggio oppure un maggiore confronto sulla gestione dei bambini durante gli spostamenti da un luogo ad un altro, fra lingue e culture diverse, scuola, sanità e tutte le ordinarie pratiche quotidiane di una vita organizzata.

Preciso quindi che siamo dei viaggiatori ma non dei “vagabondi” o dei globetrotters che rimbalzano da un luogo all’altro senza meta, per cui non ho quella esperienza tipica di chi ha girato il mondo; forse mio marito potrebbe averla per le sue esperienze di gioventù ma sinceramente non mi sento di rappresentare un esempio per riscontrare la positività o meno di una scelta, quella di mollare tutto, che è e rimane una opportunità personale.

Certamente posso parlare dei motivi di uno stile di vita di questo tipo, che non richiede necessariamente il costante viaggiare come strumento identificativo bensì il più semplice essere mobili, saper cambiare città e nazione, riuscire ad organizzare la propria vita senza essere radicati alle convenzioni ed alle convenienze sociali che molto spesso vincolano una persona ed una famiglia a quel posto, a quel lavoro, a quelle prassi omologate ed omologanti.

Il viaggio è una opportunità di aprire la mente contro i pregiudizi, di conoscere e riconoscere le proprie risorse interne ed esterne altrimenti frustrate da una omologazione stanziale, di scoprire lo spessore delle emozioni invece ridotte a mere sensazioni di bene-stare e di malessere; il viaggio aiuta a capire l’importanza del coraggio delle emozioni nelle relazioni con chi si ama e con gli altri in generale.

Sia ben chiaro che tutto questo lo si trova anche restando a casa, anche vivendo nella stessa città per tutta una vita, anche organizzando la propria giornata omologandone i tempi. Non occorre infatti uno zaino per essere felici, il viaggio rimane una apertura della propria capacità di essere tali, felici, non è la felicità tout court perchè viaggiare con un portafoglio leggero è inoltre molto faticoso, ma non impossibile.

Dal 2010 siamo in viaggio, iniziato dentro un furgone camperizzato e durante il viaggio abbiamo seminato quel futuro che stiamo coltivando tutti i giorni, i nostri tre figli nati in tre differenti località, attualmente stanziati a Latte di Ventimiglia al confine con Menton, per misurarsi con l’esperienza della scuola pubblica ma non stanziali, ovvero sempre pronti a prendere lo zaino e ripartire per una ulteriore opportunità di crescita.

Come madre, come pedagogista, ho un costante attento sguardo al presente dei miei figli, mio marito invece allunga la vista verso il prossimo futuro, questo per riuscire ad offrirci quel necessario doppio riscontro che ci consente di fare delle scelte intelligenti, rispetto alla spinta emotiva che talvolta ci stimola di ripartire all’istante, perchè non siamo molto compatibili con quelle convenzioni sociali che, per la nostra interpretazione, non arricchiscono molto oltre il ciarlare, l’apparire, il fingere e talvolta fortunatamente anche il reale confronto emotivo ed intellettivo.

Ho scelto di vivere nella espressione delle emozioni, coi piedi ben piantati sulla terra ma con l’esperienza di saper volare oltre le catene della paura.

Viaggiare per fuggire da un malessere interno o ambientale fra le reti familiari e le relazionali difficili o i lavori precari e frustranti, può rappresentare una risorsa ma solo se vi è la coscienza che occorre lasciare tutto il peso di quel malessere dietro di noi, altrimenti sarà solo una zavorra che alla fine ci riporta esattamente nello stesso luogo dal quale siamo fuggiti, oppure ricreerà le stesse condizioni per fuggire da ogni nuova località.

Fatto questo si può partire leggeri, e, leggeri si rimane durante il percorso di un viaggio che ci offre un panorama interno da osservare con occhi puri, privi del colore dell’odio che non si potrà mai elaborare se non si accetta l’alto prezzo della pace, ovvero il qui ed ora, il “momento”.

Un momento che non ha un valore cronologico ma consente di compattare le varie esperienze riuscendo così a dare valore ad una vita larga, senza inseguirne la lunghezza per paura di morire.

Quando i miei figli si parlano fra loro, e lo fanno sempre, non riferiscono un evento ad un periodo della loro età ma dicono dove stavano e cosa facevano, ora in Corsica, ora in Sardegna, ora in francia, ora in Portogallo e nelle varie località soprattutto italiane in cui abbiamo periodicamente vissuto, compreso le nostre città di origine.

Perchè si può fuggire da un presente difficile ma non dalla propria storia, occorre per questo tornare a casa prima di lasciarla, per elaborare eventualmente dei conflitti, per riconoscere le nostre difese, per staccarci da una probabile sofferenza che ci ha portato prima forse a fuggire, poi a viaggiare.

Non è facile viaggiare con tre bambini piccoli e molto piccoli, i costi sono elevati fra il solo alloggio e sopratutto nei trasporti, per cui occorre trovare e ricercare tutte le formule possibili e dignitose, per quanto non dimenticheremo mai il viaggiare sul cassone di un furgoncino in puro stile american road di epiche avventure letterarie, con le quali non ci siamo naturalmente identificati ma solo divertiti tutti insieme.

Ma siamo italiani e non conviene farsi beccare con tre bambini al posto dei maiali, perchè ti arrestano al primo posto di blocco, per cui sono avventure da fare in strade confinate o in località strettamente agricole in cui , al massimo, ti prendi un rimprovero dal Maresciallo al quale regali le uova fresche per farti perdonare.

Esperienze comunque importanti per dei bambini di pochi anni che apprezzano quel senso di libertà oltre i divieti ed i doveri, senza poi vestirsi da Che Guevara della domenica da adolescenti in cerca di identificazioni ribelli.

Nel viaggiare in questo modo, col portafoglio a misura di vita da lavoro, è difficile trovare casa con un contratto regolare ed affidabile oltre gli affitti turistici o a nero, oppure gli alloggiamenti nei luoghi in cui abbiamo temporaneamente lavorato, come gli agriturismi o le fattorie.

La residenza per esempio è un problema, perchè diversamente dall’estero in Italia esiste una forte differenza fra la residenza ed il domicilio, soprattutto in materia di assistenza sanitaria per i bambini, ove se non hai un lavoro dipendente o non sei distaccato è già difficile superare il modulo del domicilio temporaneo agli uffici della Asl per avere un pediatra altrettanto temporaneo, col rischio come è avvenuto di dovercelo pagare.

Abbiamo per questo mantenuto la residenza in Sardegna e ci domiciliamo quindi nelle varie case che affittiamo o nei residence che generalmente lasciamo ad inizio stagione turistica, per poi durante l’estate riprendere il viaggio o contrarre delle collaborazioni sul territorio, oltre al lavoro di pedagogista on line che da solo però non raggiunge quei numeri idonei per affrontare le spese.

Viaggiare è una opportunità unica per cementare il rapporto coi figli, ora mediato dalla scuola ma fino al settembre scorso quasi “simbiotico” perchè siamo stati sempre insieme per tutti i precedenti anni.

Viaggiare coi figli è una esperienza meravigliosamente faticosa, un viaggio dentro le emozioni più profonde, pure, non inquinate da niente e da nessuno.

Consiglio di viaggiare come una scelta di “mollare tutto”, tutto quello che ci appesantisce dentro.

Il resto lo si può solo accettare o non accettare, unica vera espressione di ogni libertà, anche tramite la scelta di iniziare a viaggiare o solo di cambiare vita luogo e lavoro per qualche tempo.

I bambini sono dei viaggiatori fantastici e dei freni importanti allo stesso tempo, debbo infatti saper riconoscere quando è il momento di staccarci e quando è invece importante allungare i tempi di permanenza in un luogo.

La scuola è un polo di radicamento certamente importante, non esclusivo però perchè abbiamo adottato sempre una educazione parentale che eventualmente possiamo riprendere, stiamo quindi osservandone i tanti sicuri benefici che riconosciamo ogni giorno e quelle complicanze che nascono proprio dalle convenzioni sociali, le stesse che da sempre ho, insieme a mio marito, “mollato”.

Viaggiare è quindi un mollare gli ormeggi, senza lasciarsi trasportare dalla corrente ma occorre la piena conoscenza della rosa dei venti e la consapevolezza che il vento può soffiare forte, per questo chi pensa di mollare tutto per fuggire da un malessere esistenziale, rischia di trovare solo le spine o un costante libeccio…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista


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