ribellarsi alla morte, ovvero come riconquistare il tempo perduto…

Il mio buon marito Fabio di tanto in tanto sparisce, lo vedo uscire in silenzio nel cuore della notte coi passi felpati per non svegliare i bambini, raggiungere il piccolo giardino esterno della casa che abbiamo temporaneamente affittato per starsene in piedi, immobile, fino al giungere dell’aurora.

In tanti anni gli ho visto fare questo “rituale” molte volte per tantissime notti, in tutte le case in cui abbiamo alloggiato ed anche nel camper col quale nel 2010 abbiamo iniziato il nostro essere “una Famiglia nello zaino”.

Una sorta di rituale appunto, che appartiene al mondo dei ricordi intrusivi, quelli che mentre dormi ti vengono a svegliare e, mio marito, ha imparato col tempo ad essere lui ad andare a svegliare i ricordi, cosciente che questa relazione con le esperienze del passato richiede una lotta ad armi pari per non finirne vittima.

Fabio ha sempre affrontato il suo mondo interno, i suoi conflitti e le sue difese, il vero, il falso ed il verosimile che la mente ci suggerisce di raccontarci quando la sofferenza è troppa e rischiamo di scinderci in una vita fatta di troppe verosimilità per non affrontare quella dolorosa realtà, dalla quale fuggiamo con la piena coscienza di farlo oppure già prede di quei meccanismi difensivi inconsci che ci trasformano nel paradosso manifestato da coloro che vivono malati, con la speranza di morire sani.

Non sono le preoccupazioni o le scadenze oppure queste attuali analisi che deve affrontare relative al fibroma osseo a tenerlo sveglio, il suo andare a svegliare i ricordi significa solo riconquistare il tempo per poi riuscire a compattarlo.

Riconquistare il tempo non ha alcun valore cronologico, solo emotivo, non è quindi una rincorsa verso il passato bensì un recupero dei suoi tempi per farne presente, momento, “qui ed ora”.

Il tempo non ha infatti solo un valore cronologico ma come ho più volte detto, emotivo, rappresentato dalle esperienze che hanno caratterizzato la vita di molti, alcune delle quali sono belle e propedeutiche a quelle successive altre invece pesano di più perchè dolorose.

Il dolore è ciò che evidenzia i ricordi, trasformandoli in quelli intrusivi che ci vengono a svegliare la notte, quelli che non siamo  riusciti ad elaborare oppure quelli che per il tipo di esperienza vissuta necessitano di “farci amicizia”.

Il passato non è solo tempo andato, tempo perduto, qualcosa di non più recuperabile oltre il suo valore cronologico naturalmente. Recuperare il tempo perduto è invece possibile con la capacità di porne in discussione le esperienze e la nostra posizione all’interno di quel vissuto, proprio per non essere prede di quel “raccontarcela” che alla fine non ci permette realmente di elaborarne i contenuti più dolorosi.

Il mio buon marito ripete sempre che la morte dovrebbe trovarci tutti vivi, vivi dentro, nelle nostre emozioni più profonde, specialmente quelle da cui fuggiamo e, per questo, occorre farci amicizia altrimenti ti vengono a svegliare la notte, come i fantasmi.

La morte spaventa tutti e tutti siamo protesi ad esorcizzarla in mille diversi modi, abbracciando filosofie e religioni, riti e sciamani fino al più classico “me ne frego” di ardite memorie che offre il coraggio di morire ma non sempre quello di vivere.

Il tempo perduto non è tempo perso, rappresenta il valore di quelle esperienze che possiamo compattare in ogni momento, proprio per farne “momento” qui ed ora.

Per compattare le esperienze dobbiamo necessariamente affrontarle per quello che sono, senza camuffarne il vissuto perchè potrebbe essere doloroso nel porci di fronte alla nostra realtà interna, dalla quale fuggiamo, perdendo non solo il tempo cronologico ma anche la qualità della vita.

Tutti possiamo riuscire a compattare le esperienze per farne momento, quel “qui ed ora” che non significa vivere in un costante oggi ma in un presente fatto di una realtà attuale ricca ed arricchita dalle esperienze che siamo riusciti a compattare per farne spessore.

Quello spessore emotivo che ci protegge dal dolore senza fuggirlo, lo stesso dolore che ci spinge via dalla realtà, dalla nostra vita, portandoci in un limbo confuso fra il passato che ci insegue ed il futuro che temiamo, perchè contiene anche la paura della morte.

Vivere del tempo delle esperienze significa offrirci quel necessario spessore emotivo per non tornare indietro e per non restare prigionieri, soprattutto psicologicamente, di una esperienza passata.

Il qui ed ora è rappresentato dal momento di spessore che siamo capaci di riconoscere nella qualità delle nostre emozioni, quelle prive di difese e di camuffamenti, da opporre all’intrusione della sofferenza, dei ricordi fuggiti, dei tanti momenti che abbiamo scelto di ignorare sperando che il solo “dimenticarli” potesse cancellarli, non sempre purtroppo è così.

Le emozioni sono una risorsa meravigliosa per dare un senso ad un percorso di vita del quale poco comprendiamo, se non tramite la mediazione della religione, della filosofia, dei riti e degli sciamani di ogni sorta.

Personalmente ed insieme alla mia Famiglia abbiamo scelto di vivere appieno le nostre emozioni, in ogni loro espressione, cercando così di “coltivare” quelle più belle seminando ” belle emozioni” prive di odio, prive di rancore, prive di intolleranza, prive di frustrazioni e soprattutto equilibrate fra il loro valore positivo e quel dolore che giunge dalle emozioni delle esperienze vissute in passato, specialmente quelle con cui riuscire a fare amicizia.

Questo è il significato per il quale ci definiamo dei “coltivatori di futuro” non solo per aver dato la vita a tre meravigliosi bambini, che sono per me un chiaro positivo riscontro del valore del compattare le esperienze, non delle cavie di uno stile di vita meno convenzionale.

Fabio, il mio buon marito, ha trovato nel poco sonno la sua misura per far pace con quelle esperienze che meritano un confronto maggiore per essere seriamente compattate col “momento” ovvero la sua vita fatta di quelle emozioni nella relazione con noi, la sua Famiglia, il suo “qui ed ora”.

Il requisito richiesto per recuperare il tempo perduto e ribellarci alla morte è solo quello del coraggio delle emozioni, non di un ardimento inutile che sovente camuffa la paura.

Il coraggio delle emozioni è tale quando si riesce ad alzarci la notte, per affrontare i fantasmi, quelli che altrimenti ti impediscono di vivere la tua Famiglia, il tuo momento, quel qui ed ora che perde il valore cronologico e si trasforma nello spessore delle esperienze, felici, perchè fatte di belle emozioni di cui fare memoria e non solo di brutti ricordi dai quali fuggire…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista


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