educare i figli alla maleducazione…

Il mondo dei bambini è fortemente inquinato dalla cultura degli adulti, non solo da una adulto-centrica relazione loro imposta, quanto da una forma di errata concezione del significato di educazione da parte dei genitori.

Molti confondono l’educazione con la formalità, la disciplina con il rispetto delle regole sociali, confondendo quindi i figli fra il dovere ed il divieto senza accompagnarli con l’esempio delle regole; senza doveri e coi giusti “NO” che siano di rinforzo ai tanti “SI” espressi col quotidiano vivere e convivere, con l’esempio appunto.

Paradossalmente oggi ci troviamo nella condizione di educare i figli alla maleducazione altrui, a tollerarne le manifestazioni, a gestirne l’aggressività, a sostenerne il peso che ne invade il mondo interno, tanto da confonderli.

Come pedagogista osservo il fenomeno ma come madre partecipo a questo paradosso, costretta quindi a spiegare ai miei figli la differenza fra l’esempio del significato dell’essere educati in Famiglia, con se stessi, tra fratelli e con gli altri da loro contro quel subire le grida dei loro coetanei, contro chi gli urla a due centimetri dal naso e non parla, contro l’intolleranza di chi non è capace di accettare un loro “NO” e reagisce con la vessazione o la mortificazione, contro le parolacce diventate ormai un comune intercalare anche fra bambini piccoli che ascoltano il povero linguaggio comunicativo dei genitori, arricchito dai soli “tipo, cioè, dice, ciccia” e quel “cazzo” di rinforzo ad ogni frase.

La maleducazione non è più un sintomo di un popolo sub-culturato, è oggi un sistema codificato in una paradossale forma di comunicazione gutturale-emotiva, ovvero di una voce gesticolante.

L’esempio quotidiano è l’unico vero, profondo, importante strumento emotivo e comportamentale che i bambini tutti ed i figli in particolare possono riconoscere come risorsa esterna da fare propria, riuscendo così a misurare le risorse interne con il mondo oltre loro stessi.

Un esempio non nasce dal rimprovero o da un atteggiamento serio e marziale dei genitori, oppure dal pessimo dito puntato associato a qualche “come ti faccio ti sfaccio” che naturalmente è solo uno sfogo verbale, proviene invece dallo spessore relazionale e comunicativo interno alla famiglia, tutti i giorni, tutte le ore.

I bambini sono confusi perchè non sanno più riconoscere cosa dire e come dirlo rispetto a ciò che ascoltano, confusi fra genitori che impongono e non spiegano, confusi fra i bambini che si impongono e non si accolgono come invece sono propensi a fare in modo assolutamente sereno e naturale.

Educare i genitori ai toni bassi è una opportunità di permettere ai figli di riconoscere il significato di educazione ma per questo occorre l’esempio, lo stesso che noi genitori  dovremmo offrirci ad iniziare dal dirci “grazie” uno verso l’altro, a riconoscerci come un riferimento costante nella vita dei figli, che non possiamo delegare ai videogiochi o alla televisione, oppure pretendere che una scuola si sostituisca alla fonte educativa primaria per ogni bambino, la sua famiglia, unita o separata che sia…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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