il peso dei figli a carico e la leggerezza del viaggio dell’infanzia…

Ogni volta che qualcuno mi chiede la conferma se i tre figli sono tutti miei, rilevo alla risposta positiva una sorta di sorpresa, come se tre figli fossero un segnale di coraggio o di benessere; sorpresa che si arricchisce nella sua espressione quando dico che li ho avuti tutti con lo stesso marito col quale, addirittura, sono ancora insieme.

Che strano paese, il nostro, nel quale si fanno le giornate della famiglia ma non dei programmi politici e sociali di stimolo a creare le famiglie ed a sostenerle, in cui una Chiesa vieta l’uso dei contraccettivi ai fedeli ma meno ai vari “Don euro” di turno che, col proprio pessimo esempio, allontanano i fedeli dalla Chiesa.

Paese nel quale avere tre bambini piccoli è effettivamente un atto di coraggio che, nel mio caso, definisco coraggio delle emozioni come ho descritto in molti degli articoli di questo Blog.

Figli la cui infanzia non dovrebbe essere fatta di bei vestiti, di camerette usa e gioca e di giocattoli usa e getta (nella cameretta) bensì di relazione fra genitori e figli tramite quel ludico-educare alla espressione delle emozioni, attraverso il gioco delle esperienze grazie alle quali accompagnare i figli alla leggerezza dell’infanzia durante gli anni della evoluzione, in cui acquisire progressivamente l’autonomia interna ed esterna utile al distacco dalla famiglia.

I figli pesano e pesano tanto, sono esclusivi e come tali costringono noi genitori ad una economia degli egoismi importante, anche sotto forma di rinuncia e di sacrificio e non della perdita delle emozioni del fare o non far più un qualcosa che amavamo fare, perchè i figli arricchiscono quelle emozioni oggi transitate in un ruolo genitoriale che consente di abbandonare una abitudine meno compatibile con l’essere un padre ed una madre, per continuare a farla insieme a loro oppure a mantenerla “tutta nostra” in tempi più limitati.

Per fare un esempio ho sempre amato camminare ed oggi lo faccio coi miei figli ma, non per questo, non mi ritaglio qualche momento tutto mio nel quale calpesto i miei pensieri fra un passo e l’altro sulla spiaggia.

Tre figli sono una responsabilità educativa importante laddove mi scontro fra il modello interno alla nostra Famiglia e ciò con cui i figli si confrontano fuori dalla esclusiva relazione con noi, come è giusto che sia, pur contenendo tutti i rischi dell’inquinamento di una emulazione-omologazione oppure quei raffronti e non confronti sull’avere. Noi non abbiamo una macchina verso gli altri hanno una macchina, noi non abbiamo denaro verso gli altri hanno denaro e così via in un clima relazionale extra familiare nel quale il valore delle emozioni scade, quasi sempre perchè tutto sembra essere regolato dalle sensazioni di avere ( ho, uguale benessere – non ho, uguale malessere) rispetto al bene-stare emotivo dato e nato dalle certezze della relazione genitori figli e figli mondo esterno.

Questo rappresenta il vero grande carico, il vero peso che ci portiamo addosso, quello di educare i figli al giusto equilibrio fra i valori ed il significato emotivo della loro concretizzazione nei rapporto con gli altri da loro, senza imporre ne subire un concetto che noi genitori non dobbiamo imporre ma solo manifestare con l’esempio di tutti i giorni, nel linguaggio, nelle comunicazioni, nelle gentilezze e soprattutto nell’importanza della riduzione dei motivi di conflitto.

Nessuno è elitario o tale si sente, le differenze fra le persone sono un diritto, un diritto non per essere “diversi” ma ma per non essere tutti “uguali” ovvero per rappresentare l’unicità di ognuno nell’uguaglianza fra tutti, non l’uguaglianza dei tutti nell’unica unicità in cui identificarsi “per non avere problemi”.

In parole povere dipende da ognuno di noi fare la differenza negli altri da noi, senza tante smancerie e senza nemmeno la troppa distanza, siamo persone che convivono in un mondo piccolo parte di un grande universo ma, non per questo, mi sento esclusa dai marziani…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista


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