educare una figlia di sette anni al pericolo degli uomini adulti…

Proteggere una bambina contro le attenzioni degli uomini adulti, trova nelle risorse dei suoi genitori il migliore scudo contro ogni forma di approccio nei suoi confronti da parte di chi detiene un interesse che potrebbe sfociare in un evento pericoloso in danno di una figlia.

Quando lavoravo come CTP nel settore della pedagogia forense insieme a mio marito ne abbiamo conosciuti di uomini che rasentavano la pedofilia nel loro modo di relazionarsi coi minori, oltre ai pedofili veri e propri contro i quali la tutela dei minori in cui svolgevamo il ruolo di consulenti ci vedeva opposti ad ogni forma di scusante, salvo la chiara psicopatologia ma non l’immaturità manifestata da chi era pienamente in grado di capire la gravità di un approccio del genere verso un minore.

Riconosciamo l’atteggiamento predatorio in chi circuita gli ambienti dei bambini con uno sguardo diverso dal solo apprezzare l’infanzia, specialmente in chi ha nel suo fare dolce e gentile una componente di seduzione importante verso quei bambini più trascurati.

Una bambina trascurata rappresenta la vittima ideale per un abusante di minori, il pedofilo seduttivo, perchè il bisogno di relazione da parte di questo tipo di bambine con una figura “paterna” ovvero di una autorità guida che si può riconoscere nell’adulto (anche sconosciuto) dolce e gentile che offre ascolto, che consente un riscontro identificativo ed uno psedo-affetto, può spingere a riconoscersi come moneta di scambio della relazione stessa, avallando così il mercato proposto dall’abusante seduttivo (non aggressivo) caratterizzato dal “ti amo contro mi fai fare quel che voglio”.

Il pedofilo seduttivo è il più comune rispetto al tipo aggressivo o al predatore che rapisce la vittima, generalmente si limita ad una sessualità soft e raramente giunge a “rompere il suo giocattolo” con la penetrazione. E’ sostanzialmente un immaturo ma non uno sprovveduto perchè ha nel suo alibi sociale il miglior rifugio da cui uscire e predare i bambini.

Il pedofilo seduttivo è quello meno evidente, colui contro il quale sarà difficile riuscire a provarne gli agiti all’interno di un dibattimento ed il primo a dire e dirsi “è lei che mi ha sedotto” manifestando tutta la sua pericolosa immaturità.

La vittimizzazione del persecutore contro la persecuzione della vittima è il classico meccanismo che agisce questo tipo  di abusante, ove incontra nella realtà quella effettiva spinta relazionale che la bambina trascurata attiva con lui, ovvero patisce, perchè si ritrova a “giocare alla donna” costretta seppur senza coercizione a praticare degli atti sessuali ad un uomo adulto o farsi toccare da questi.

La bambina trascurata vive quel rapporto come esclusivo e, non riconoscendo negli atti il dolore, paradossalmente si impegna per “ricambiare” le attenzioni che finalmente riceve da qualcuno, dalla persona più sbagliata purtroppo, il quale sarà un ulteriore trauma quando poi un arresto lo porterà lontano da questa minore, che in alcune occasioni vive come un abbandono il distacco da questa relazione malata.

Proteggere i propri figli significa quindi non renderli vulnerabili in tal senso, significa essere una Madre ed un Padre presenti e attenti nella vita dei figli.

Sono la madre di tre bambini, due dei quali femmine e Matilde che ha sette anni rappresenta ora la vittima tipo di un potenziale abusante, perchè è carina, serena, socializza in modo spontaneo come l’abbiamo educata a fare senza timore verso nessuno.

Questo è il primo passo per educare una figlia di sette anni al pericolo degli uomini adulti, la sua serenità, rappresentata da uno scarso indice di ansia e di angoscia nei suoi genitori e, di conseguenza, in lei.

La percezione della fonte di pericolo la può solo riconoscere negli atteggiamenti di chi eventualmente supera il nostro controllo e tenta di avvicinarla, ove questo può avvenire in rarissime occasioni, perchè dopo la scuola siamo sempre con lei e lei è coi fratelli e con me o mio marito oppure tutti insieme.

Non usiamo delegare altri, non le tate, le nonne sono a centinaia di chilometri di distanza e non ci avvaliamo delle cortesie offerte dalle altre madri.

Matilde quindi è pienamente consapevole che nessuno potrà mai esordire dicendo che è venuta a prenderla perchè glielo abbiamo chiesto noi, oppure qualificandosi come poliziotto o carabiniere o in mille altri modi sotto forma di delega, che nostra figlia ben conosce essere impossibile anche in caso di una vera emergenza sanitaria in nostro danno, perchè è stata educata ad attivare una azione e mai a subire una reazione da parte di terzi

Siamo una Famiglia nello zaino che viaggia da circa otto anni, abbiamo quindi voluto e dovuto strutturare una serie di comportamenti in caso di emergenza, di fronte a tutti i diversi scenari che possono presentarsi. come ho già descritto in questo articolo (leggi).

Non le abbiamo insegnato a riconoscere un pericolo negli uomini adulti, come non le abbiamo insegnato a diffidare o a non relazionarsi con gli altri da se, di ogni età.

Quello che ho fatto insieme a mio marito Fabio è stato crescerla nella piena capacità della sua intelligenza emotiva, nella sua capacità di empatia verso di noi e gli altri da noi, nella sua capacità di ascolto e di elaborazione anche dei segnali del suo istinto.

Ogni gioco che abbiamo fatto e che facciamo contiene nelle sue dinamiche il necessario “addestramento” educativo contro un pericolo tale da estrarre in lei quelle risorse interne che riconosciamo come esclusivamente sue, da arricchire con le competenze che progressivamente acquisisce nella sua crescita.

Matilde è molto serena nello staccarsi da me perchè è consapevole che Mamma c’è sempre, che il Padre è presente ed ha tutte le nostre equilibrate attenzioni, non dei picchi di massima allerta ed un substrato di ridotta accuratezza.

Matilde è cresciuta con la capacità progressivamente imparata, col gioco, di sapersi posizionare nei confronti di un adulto sconosciuto che in qualche modo l’avvicina, anche se in uniforme da poliziotto o carabiniere per esempio, di sapere come non farlo fisicamente ed “emotivamente” avvicinare a quello che insieme abbiamo definito essere il suo “scudo fiatoso” ovvero una certa distanza dal suo corpo, oltre la quale nessuno passa se non i suoi genitori ed i fratelli.

Tutto questo associato al gioco della fuga non appena percepisce una sensazione sgradevole, un qualche disagio che il suo istinto le permette di riconoscere. Gioco della fuga che altro non è che il raggiungimento di quei “presidi di sicurezza” che le abbiamo insegnato sempre giocando a riconoscere non appena giungiamo in un luogo noto o meno noto.

Questo rientra nella attività con cui abbiamo educato tutti i figli “a cosa fare nel caso di…” giocando ed imparando tutti i giorni quelle prassi che nel momento opportuno si trasformano in azioni quasi istintive.

Sotto il profilo emotivo Matilde non percepisce lo spessore del pericolo del quale le parliamo senza entrare nei particolari, comprende invece cosa è giusto fare e cosa non è giusto che qualcuno le voglia far fare.

Mia figlia rimane il nucleo centrale della sua percezione, senza doversi guardare ansiosamente intorno oltre la giusta misura che la sua intelligenza e la sua attitudine caratteriale le permetteranno di fare nel corso della sua evoluzione.

Un pedofilo seduttivo di fronte ad una bambina così strutturata non agisce, perchè non ha interesse a predare quel tipo di bambina, non lo attira.

Occorre da parte mia la costante cautela nel giocare in questo modo coi miei figli tutti, perchè ognuno ha una sua precisa caratteristica che non può trovare un metodo comune, oltre le condivise misure del “gioco della sicurezza”.

Matilde in particolare non è forzata ad interpretare un uomo adulto come un potenziale pericolo, ma come un uomo adulto e basta, forse il padre di un bambino del parco, forse lo zio, forse nessuno di questi ma ogni “forse” manda dei segnali, sempre, che mia figlia inevitabilmente percepisce in modo empatico, per questo saprà agire la migliore azione, consapevole che Mamma e Babbo ci sono, sempre.

Matilde mi guarda ed osserva anche il padre, riceve così un immenso sereno amore, un costante esempio, un gioco continuo durante il quale apprende anche le risorse utili per prevenire di essere preda di un pedofilo seduttivo.

Gli altri abusanti, dal rapitore all’aggressore, fanno parte dei rischi del vivere, contro i quali agiamo il nostro essere dei genitori adulti, responsabili, consapevoli e con una precisa esperienza nella lotta alla pedofilia che rappresenta quel quid in più che ci rinforza in tal senso.

Di sicuro non vivo e non viviamo col peso della paura, preferiamo la leggerezza della competenza e della consapevolezza di un fenomeno terribile come quello della predazione dei bambini da parte degli adulti.

Il consiglio che professionalmente mi sento di offrire è quello di dedicarvi ai vostri figli, di vincere il pensiero di non essere adatti o capaci e di superare ogni potenziale malessere che vi tiene in casa, distanti emotivamente e fisicamente dai vostri bambini.

Perchè è in quella distanza che il pedofilo seduttivo trova spazio.

Sia ben chiaro che tutto questo richiede delle competenze e delle esperienze specifiche, come pedagogista e come educatore, esperti nella lotta alla cultura pedofilica in ogni suo aspetto, oltre alla scelta di dedicare il tempo ai figli, rinunciando alle nostre piccole passioni, altrimenti nulla si impara e nessuna conoscenza si trasmette.

Competenze che anche tramite questo Blog offriamo al confronto degli altri, oltre al libro che ho scritto (leggi) ed alle attività di sensibilizzazione che faccio periodicamente sul territorio.

Naturalmente c’è anche quella risorsa fisica contro chi si azzarda solo a pensare di far del male ai nostri figli ma, queste, sono le parole di quell’ex militare di mio marito che usa tirando fuori il paracadutista che in lui, anche per esorcizzare quella paura che in piccola parte, seppur ben gestita, alberga in noi…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014

dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista


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