una Famiglia nello zaino. Quando un marito forte non si regge in piedi…

La vita è quella meravigliosa esperienza che ti regala l’opportunità di amare e di essere amata, di crescere tre figli insieme ad un marito sempre presente, il quale è un uomo e come tale esposto ai rischi della razza umana, compreso quello di dover lottare contro la sua stessa forza.

L’intelligenza emotiva, il carattere, la grinta sono delle risorse importanti per affrontare una difficoltà momentanea o più a lungo termine, poi però occorre fare i conti la realtà e con quella economia della praticità del fare, del saper fare e soprattutto del riuscire a fare.

Il divertimento a casa non manca con la piccola Edda che prende in giro il Padre mentre misura il peso dei passi, insieme alla sorella Matilde ed al fratello Fabio Massimo ai quali non facciamo mancare il gioco o la relazione, specialmente nel gestire la loro paura che il Padre possa “andar via” come ho già descritto in questo articolo (leggi).

Siamo stati ad una festa di compleanno di un compagno di classe dei bambini, durante la quale mia figlia più grande Matilde “studiava” mio marito perchè ha ormai imparato a riconoscere nella sua postura la presenza di un problema.

Niente di ansiogeno o di angosciante, è parte della sua intelligenza emotiva e di quel forte legame empatico col Padre che Matilde ha sviluppato negli anni.

E’ bello vedere una bambina di sette anni che non si atteggia da adulta per “proteggere” il Padre ma tale rimane, una bambina di sette anni che chiede la sua vicinanza, prendendo Fabio per la mano a modo loro, quasi sfiorandosi le dita fino a stringersi per camminare insieme, calmi, lenti, sereni.

Matilde insieme a Fabio Massimo spiegano poi alla sorella Edda come funziona quella ginnastica che Fabio pratica per ri-posturizzare correttamente la sua schiena e quei lunghissimi respiri utili a gestire il dolore; con tanto divertimento dei figli che provano ad imitarlo finendo con Edda che inizia a ridere contagiando tutti trasformando quella “energym” in tante ener-risate ma hanno lo stesso effetto benefico.

Poi i bambini gli vanno incontro ed insieme giocano alla rosa dei venti, imitando ora il soffio del libeccio per tirar su la schiena, quello del maestrale per scaricar la gamba e quello di scirocco per spingere il passo fino a volare serenamente intorno al giardino della casa che abbiamo recentemente affittato, dopo essere stati qualche mese in un altro appartamento.

Arriva Edda col pennarello per segnare l’entità dei linfonodi ed il raggio della percezione del dolore nel suo irradiamento verso la gamba o il tronco, quindi dopo due appunti scritti nel quaderno di “Geremia Lettiga” in onore al personaggio dei fumetti che mio marito leggeva da bambino (il Gruppo TNT)  tutti pronti per mangiare e andare a nanna.

Giunge il bagno veloce, i figli mangiano e riusciamo a mettere a dormire la ciurma dei pisellini intorno alle nove, quindi ci facciamo da mangiare per noi e fra un boccone e l’altro ci parliamo con quel silenzio utile a misurare le parole, anche per non svegliare i figli.

A volte invidio chi se la racconta per negare un problema o chi aggrava in modo vittimistico una situazione, perchè in un modo o nell’altro stacchi dalla realtà alla quale invece ci ancoriamo fedelmente proprio per non “vedere i mostri” e riconoscere il problema nella sua giusta entità,

Ad oggi rimane qualcosa che possiamo gestire, senza panico o ipotesi catastrofiche, certamente da osservare nella sua evoluzione, tentando di “riposare” come il protocollare consiglio dei medici ha imposto pur nella consapevolezza che il pane a casa lo porta il cuoco, perchè questo Blog e la professione di pedagogista che ho ripreso a fare richiede ancora del tempo prima di rappresentare una eventuale fonte alternativa di guadagno rispetto all’immediata giornata che mio marito realizza in cucina o in laboratorio.

Per cui si torna alla solita economia del dolore, quella che ti consente di avere la responsabilità del coraggio contro la necessità di rispettare gli incarichi, trovando in questo la sana mediazione dell’intelligenza che ti porta a scegliere degli incarichi minori da affrontare col giusto coraggio.

Poi, al ritorno, osservo mio marito letteralmente piegarsi in due e, questo, paradossalmente mi rende felice, perchè mi ricorda che siamo una Famiglia nello zaino che ha scelto coscientemente di esserlo, consapevole che quello zaino a volte è terribilmente pesante ma la vita riserva anche le “zavorrate” che dobbiamo saper affrontare con la stessa enfasi dei momenti più felici, altrimenti sarebbe tutto troppo facile.

Sono felice perchè sappiamo la misura della nostra realtà, in ogni suo aspetto, liberi ed autonomi anche in questo ove la libertà e l’autonomia è ciò a cui abbiamo aspirato a caro prezzo.

Il resto, il piegarsi in due, non è niente di diverso da chi si alza la mattina per andare in fabbrica, in ufficio o in caserma, oppure sui cantieri o nei campi, è la vita di chi vive di lavoro nella misura delle proprie ambizioni.

Noi abbiamo affrontato la filosofia de “less is more” imparando a gestire la nostra Famiglia con il necessario, investendo sulle emozioni e sulla qualità della vita, coscienti che le vere voci delle grandi spese sono rappresentate dagli affitti.

Qualità della vita che è tale anche quando passi un momento difficile per un problema da gestire coi mezzi che superano il solo carattere e la grinta, ovvero con la diagnostica periodica e con la schiena che di tanto in tanto si piega e nemmeno così metaforicamente.

Qualità della vita che non cambia solo per le difficoltà, cambia la gestione della giornata rispetto alle responsabilità da affrontare ma, chi si guadagna la libertà e l’autonomia ne paga il prezzo, rappresentato dal doppio impegno per ottenere la metà senza dimezzare il proprio valore.

E’ proprio la umile consapevolezza di quel valore che permette di non far cadere anche chi, di tanto in tanto, non si regge in piedi…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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