dello spiegare le ragioni della scelta di essere una Madre in viaggio, in una Famiglia nello zaino…

Ringrazio i lettori di questo Blog per la gratificazione che ricevo nel vederne crescere il numero e la qualità di chi decide di seguirmi e seguirci in questa opportunità di un confronto collettivo delle singole esperienze, termine coniato da mio marito una decina di anni or sono.

Confronto sia professionale, per quanto concerne la pedagogia in ogni suo aspetto che umano, emotivo, personale rispetto alle mie esperienze di Madre in viaggio ed a quelle dell’essere una “Famiglia nello zaino”.

Nel rispondere a chi me lo chiede, desidero così oggi ben spiegare il significato del mio viaggiare, per non confonderlo con una fuga da una situazione difficile, con una inquietudine esistenziale o per un più banale “fancazzysmo” come si usa dire nelle periferie del benessere ove si crede che, chi sceglie questo stile di vita, sia un nullafacente senza fissa dimora oppure un ricco che si può permettere di non far altro e divertirsi viaggiando.

Il viaggio non rappresenta la distanza che si pone fra un posto e l’altro, rappresenta invece il percorso durante il quale si riconosce la misura emotiva, interna, di questa distanza nella sua vera essenza e non per le ragioni che mi hanno spinto a “mollare tutto” e cambiare vita che, in realtà, ha solo raffinato uno stile di vita già in essere ma mai espresso appieno almeno nel mio caso, mentre mio marito il mondo se lo era già girato quasi tutto.

Non sono contro la stanzialità o la dimora fissa ovvero la vita organizzata secondo i cosiddetti canoni normali, assolutamente, come non sposo la filosofia on the road in stile Jean Kerouac per quanto apprezzo il suo scrivere; non ho quindi un rifiuto verso la società ordinaria, in cui sostanzialmente viviamo senza l’obbligo di adeguarci ma col nostro stile di vita che non imponiamo.

Sono cosciente di non aver mai fatto parte delle dinamiche delle convenzioni e delle convenienze sociali,  quelle emotive e relazionali soprattutto, per cui ho compiuto una scelta compatibile con chi sono sempre stata, senza subire una folgorazione improvvisa sulla via del Piselli.

Ho sposato appieno la filosofia di relazione emotiva e sociale con me stessa, con la mia Famiglia e col resto del mondo, nel quale vivo e del quale faccio parte senza sentirmi “diversa” oppure “prigioniera”.

E’ un mondo piccolo ma con una grande opportunità di liberare l’espressione delle proprie emozioni, che sono talvolta effettivamente prigioniere delle convenzioni e delle convenienze sociali col risultato di una vita difesa, autoreferenziale, spesso caratterizzata dalla presenza di troppe cattive emozioni.

Quando nella primavera del 2010 ho scelto di “mollare tutto” vivevo a Roma in una casa certa e serena, con una vita relazionale ordinaria, un lavoro dedicato all’infanzia, circondata da una città che ho sempre amato e dalle stesse persone che possiamo incontrare ad ogni passo, nella loro ordinarietà e nei loro straordinari aspetti, una vita come la vostra nella gran parte dei casi.

Scegliere quindi di “mollare” quella vita non è stato facile, comprare un furgone che Fabio ha artigianalmente trasformato in un camper e mettermi in viaggio con lui e col cane non è stato un “colpo di testa” oppure un momento di incontenibile frustrazione, compensato da una scelta “trasgressiva”, bensì una ponderata opportunità di essere “me stessa”.

Quel me stessa reso concreto dalla scelta di diventare Madre, scelta compiuta per ben tre volte durante il viaggio, anche quando tutte le convenzioni sociali suggerivano il contrario se non aderendo a quelle convenienze che invece ho rifiutato cosciente delle responsabilità nel farlo e cosciente anche di aver commesso degli errori di valutazione in alcune occasioni ma, questo è il viaggio, compiere errori e comprenderne il significato, non fuggirli.

Dal camper sono passata agli appartamenti in affitto per brevi, medi o più lunghi periodi anche tornando di tanto in tanto alla casa della famiglia di origine, per confrontarmi con la scelta compiuta, quella del viaggio, tentando di capire le mie emozioni nel cercare di tornare “stanziali” e riprendere una organizzazione della giornata nei canoni ordinari.

Indipendentemente dalle difficoltà o dalle opportunità che potevano rappresentare delle variabili di scelta fra il restare in una vita ordinaria e viaggiare, il prendere lo zaino e partire ha avuto una genesi interna e non esclusivamente esterna, senza analizzarne l’economia spicciola dei vantaggi e degli svantaggi ma guardandomi dentro, oltre i conflitti od i facili rifugi.

Essere quindi una Madre in viaggio di una Famiglia nello zaino rappresenta il concentrato delle emozioni che ho scelto di preservare, di arricchire e di scambiare fra noi  Famiglia Piselli e con gli altri da me.

Emozioni tali da entrare in uno zaino, sempre con me e parte di noi, espressione di quel che siamo, gente semplice, paradossalmente felice di essersi complicata la vita.

Stile di vita che non è infatti semplice, non è una vita leggera come si può credere perchè viviamo di lavoro e non sempre il lavoro è tale da consentirci di vivere con la stessa serenità del tornare a casa la sera, sapendo che il giorno dopo trova nella sua organizzazione un motivo di certezza.

Essere una Madre in viaggio rappresenta il dovere di non viaggiare con la fantasia ma di restare coi piedi ben piantati alla realtà che questo stile di vita significa, ovvero essere liberi dalle convenzioni e dalle convenienze sociali ma rispettare le regole di una società organizzata e, questo, non è un controsenso ma è un minimo compromesso nella filosofia del male minore, in assenza della soluzione.

Non vi è infatti un corrispettivo sociale che rappresenta questo mio nostro stile di vita, a meno che non si scelga di fare tutto da soli, di essere fuori griglia a tal punto da staccarsi da tutto ma sarebbe ingiusto verso i nostri figli e comunque la mia è una Famiglia nello zaino ed io sono una Madre in viaggio, non una “comune” o una “setta” oppure che vive in nome di uno stile di vita dedicato al sole, in attesa dell’arrivo del mondo giusto magari da un altro pianeta.

Sono una donna ordinaria che ha fatto una scelta “straordinaria” non perchè eccezionale ma perche eccezione in una società ordinaria.

Con mio marito riflettiamo molto su ogni piccola scelta da compiere nel rispetto esclusivo degli interessi evolutivi dei nostri tre figli, da quelli emotivi e relazionali ai più pratici, fino allo sport ed alla socializzazione con gli altri bambini.

Negli anni precedenti prima di giungere a Latte, i bambini hanno socializzato col mondo intero di ogni razza e colore, hanno ricevuto una educazione parentale qualificata arricchita dalle esperienze pratiche nelle tante località che hanno potuto vivere appieno, con la più ampia espressione delle loro emozioni in ogni senso.

Insieme a Fabio ho deciso di vivere l’esperienza della scuola pubblica in favore dei primi due “gemellini” che sono in classe insieme adesso, nella primaria di Latte, un piccolo istituto molto valido e con bravissime maestre.

Scelta che certamente ha “inquinato” il nostro stile di vita ma necessaria proprio per misurarci con le esigenze dei figli, oltre il nostro stile di vita, che non vogliamo imporgli.

Il bilancio delle loro emozioni è quello che mi interessa.

La serenità interna dei miei figli è il primo risultato in pagella che osservo oltre i buoni voti.

La preservazione e la crescita delle individuali risorse interne da esprimere fra loro con noi ed in favore del mondo, è ciò che mi interessa.

Non tanto quanto siano o meno bravi a star seduti o a fare di conto che eventualmente possono imparare anche con una educazione parentale, oppure se il loro abbigliamento è apprezzato dalla società del bacchettonaggio sempre pronta a giudicare chi sembra “diverso”.

Bilancio che osservo tutti i giorni e col quale mi confronto insieme a mio marito Fabio per compiere la prossima scelta, come allo stesso modo mi confronto con la realtà del suo quadro clinico che richiede un monitoraggio di quel fibroma osseo e di quei linfonodi reattivi che stiamo facendo col suo pellegrinaggio diagnostico, non senza difficoltà per il solo essere “fuori residenza sanitaria” e senza cadere nei pensieri catastrofici.

Bilancio che mi offre una maggiore opportunità di valutazione delle maggiori opportunità, quelle che proprio l’essere una Madre in viaggio ed una Famiglia nello zaino consente di riconoscere ad ogni nuovo giorno, mai uguale al precedente nel valore delle emozioni, delle relazioni e della capacità di compattare le esperienze che affrontiamo con tutta la nostra energia.

Spiegare una scelta di vita di questo tipo significa permettere di confrontarsi non solo con il suo significato filosofico ma soprattutto con lo spessore interno di quelle risorse arricchite da una vita in questo stile, che non rientra nel quadro della qualità della vita migliore o peggiore di altre, perchè è fuori da ogni parametro.

Quando parlo di coraggio delle emozioni invito ad abbandonare i parametri, ovvero di non concentrare l’espressione ed il vivere le emozioni riferendo all’essere o meno “fuori” o “parte” di una società in cui restare o fuggire, parlo invece di emozioni e di relazioni caratterizzate dalla serenità delle proprie risorse interne da confrontare ed offrire col mondo intero, in pace col mondo interno.

Il resto è tutto uguale, le scadenze, i soldi che non bastano mai, i figli che si ammalano nel momento più sbagliato, i debiti da soddisfare ed i crediti da ottenere, con la sola differenza che tutto il malessere del mondo pratico lo lasciamo fuori dalla relazione fra noi e coi nostri figli…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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