educare i figli a comprendere il valore dei compagni abilmente diversi…

Il bambino portatore di handicap fisico motorio, sensoriale, intellettivo  e relazionale è oggi fortunatamente inserito socialmente e reso degno di quella integrazione per la quale ogni sano educatore pedagogista ha lottato anche scegliendo questa professione.

In nessuna delle mie tre gravidanze ho scelto di fare degli esami preventivi per timore che uno di loro potesse nascere con qualche disabilità, come dice un caro amico già il fatto di essere figli di Fabio Piselli rappresenta un serio handicap ma, battute a parte, non ho mai vissuto l’idea di avere un bambino diversamente abile come una “condanna” da non meritarmi.

Matilde, la mia prima figlia ha avuto un parto prematuro e difficile, con qualche prospetto di eventuali problemi che nel corso della sua prima infanzia si sono ridotti, ma il retro-pensiero di una sua eventuale complicanza sia io che mio marito lo abbiamo affrontato proprio per essere capaci di affrontarne ogni possibilità.

In realtà tutti i miei parti hanno avuto un picco di emergenza ed i figli hanno scelto di anticipare i tempi ed in tutti i casi la vicinanza di mio marito mi ha consentito di affrontare anche quei momenti più brutti, nei quali vi era il rischio di una paralisi cerebrale infantile. Ecco perchè “educo” i futuri padri a stare accanto alla moglie ed alla partoriente in particolare.

A scuola i bambini abilmente diversi hanno le insegnati di sostegno, il tema della disabilità l’ho già trattato in questo articolo (leggi), e trovano nei compagni di classe una sensibilità maggiore rispetto al passato.

I miei figli sono abituati da sempre ad interagire con chi ha delle disabilità ma persisto nell’educarli al riconoscimento del valore relazionale con chi manifesta una abilità diversa, oltre quindi il solo riconoscerlo disabile.

Il valore della disabilità è tale soprattutto per il bambino cosiddetto normodotato, perchè ne può trarre un vantaggio enorme sotto il profilo relazionale ed emotivo oltre che evolutivo in generale.

Organizzare la giornata dei propri figli prevedendone l’interazione coi compagni abilmente diversi significa aiutare i figli, non solo chi patisce una disabilità.

Come pedagogista soffro quando vedo quelle espressioni di compassione nei confronti delle mamme di chi è abilmente diverso, come poco sopporto la obbligata manifestazione di dolcezza verso i loro figli, magari fatta da chi teme che lo sbavare in alcuni casi possa macchiarne il vestito.

La normalità nella relazione con il mondo dell’handicap è la risorsa primaria per strutturare qualsiasi forma di rapporto, la normalità del restare se stessi.

Consiglio fortemente tutti i genitori a regalare ai propri figli la possibilità di avere degli amici abilmente diversi, proprio per non sentirsi diversi, perchè non vi è peggiore disabilità che quella del credersi sani, perchè “normali”…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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