pedagogia degli indirizzi di genere, quando una donna ama una donna…

Sei lesbica? Mi chiede pur sapendomi sposata e madre, una conoscente che di tanto in tanto incontro a Ventimiglia quando vado al mercato del venerdì, dopo che si è sparsa la voce che mi occupo anche di “sesso” senza approfondire oltre la natura della pedagogia in tal senso.

Dopo averle spiegato il mio lavoro indirizzando il suo smartphone su questo sito, un pò di pubblicità non guasta, ho colto l’occasione per verificare se vi è una conoscenza reale di cosa significa essere lesbica, approfondendo il discorso parlando con questa giovane donna e con una sua amica nel frattempo sopraggiunta che, come tantissime altre, ha raccontato di aver avuto delle esperienze durante i primi anni del liceo, insieme ad una compagna di classe, pur non coltivando successivamente alcuna passione sessuale o affettiva con altre donne.

Comunemente si crede che il solo fatto che una donna abbia un rapporto sessuale con un’altra donna sia classificata (brutto termine) come lesbica, o bisessuale o libertina che poco ha in comune con chi è realmente lesbica e non si riconosce in nessuna di queste classificazioni, ovvero è una donna attratta da altre donne con le quali vive una relazione sessuale, affettiva, sociale ed emotiva senza identificarsi in un genere specifico.

Il lesbismo è un mondo a parte, oltre la rappresentazione del genere maschio, femmina, etero; socialmente è inseribile nel panorama Lgbt ed in quel “pride” per la rivendicazione dei diritti degli omosessuali, oggi meno caratterizzato da una sensibilizzazione quanto da una manifestazione di quello stesso orgoglio che, talvolta, confonde la collettività fra il giusto diritto di determinazione e l’impattante corteo fatto di una espressione iper-colorata che ha nei contenuti un significato maggiore del solo parruccamento o lo sventolio di accessori in lattice.

La lesbica “pura” sembra essere immaginata dalla stessa collettività come un finto uomo, simile al maschio che si traveste da donna o si trasforma fisicamente per diventarlo, con l’aggravante che nella lesbica si individua anche il pregiudizio della sua presunta negazione della maternità, della procreazione, proprio perchè non “ha bisogno” dell’uomo e come tale ne nega anche il “genere” con tutto il valore associato di maschio.

Una amica lesbica, di quelle che negli anni settanta ha realmente combattuto le sue lotte pagandole a caro prezzo, mi diceva sempre che le lesbiche sono molto strane perchè “non gli piacciono gli uomini ma stanno sul cazzo a tutti” frase dura ma rende l’idea delle difficoltà che una lesbica vive sin da quando ne prende coscienza.

La pedagogia degli indirizzi di genere è una opportunità sociale anche per sensibilizzare la collettività al rispetto di chi vive una sessualità “diversa”, oltre che sostenere la persona nel suo percorso di confronto con la propria sessualità emotiva ed identificativa.

Nel mio lavoro può capitare di incontrare delle donne confuse fra il piacere del fare sesso con un’altra donna, magari insieme al marito, in forza delle reciproche fantasie erotiche ed il riconoscersi  invece delle “pure” lesbiche che “abbandonano” il maschio per vivere pienamente il loro indirizzo sessuale, emotivo, relazionale e comportamentale con un’altra donna, entrando così in un mondo diverso da quello libertino o gay maschile.

La lesbica nel nostro paese vive la sua vita di coppia in modo equilibrato e nella maggior parte dei casi senza il desiderio di diventare uomo, ovvero resta se stessa oltre il genere donna, ama ed è amata allo stesso modo da chi condivide con lei il percorso della vita e con la stessa cultura.

Una donna che vive il suo essere lesbica non ha i capelli a spazzola od il braccio tatuato con scritto “mamma perdonami” sul bicipite gonfio di palestra, allo stesso modo non è la segretaria soft bionda dei film pornografici che seduce la cliente in ufficio per gratificare il maschio che le “possiede”.

Niente di tutto questo, è una donna che ha sempre vissuto l’attrazione verso le altre donne, oppure è una moglie e madre che vive la sua sessualità ora in modo esclusivo dopo aver percorso un periodo di “transizione” vivendo una vita da eterosessuale anche soddisfacente.

Il resto sono donne che occasionalmente amano altre donne, sia sotto il profilo squisitamente sessuale che coltivando una relazione di maggiore spessore oltre il rapporto fisico che, già in esso, contiene una profonda comunicazione perchè aliena la figura del maschio, dell’uomo “padrone” e vincolo della riproduzione.

La politica nelle lesbiche italiane sembra avere una forte componente ma questo è presumibilmente tale per le lotte che le lesbiche hanno progressivamente fatto per rivendicare i propri diritti, anche grazie ad un circuito di incontri non più clandestini ma negli ambienti culturali e letterari di spessore, ove il tema politico caratterizzava gli anni sessanta e settanta, ovvero quelli che hanno rivoluzionato il mondo in generale.

Una donna che ama una donna non dovrebbe rappresentare uno scandalo e neppure una opportunità di un triangolo divertente per qualche “Rocco Siffredi della domenica”, che crede di individuare in due donne che si amano un varco nel quale diventare il capo di un trio, grazie al quale sperare di entrare nei club privè con lo sconto…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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