l’ascolto pedagogico del disagio di un uomo tradito dalla moglie…

Il tradimento non è solo una ferita dei sentimenti ma talvolta assume il valore di linguaggio comunicativo di ciò che probabilmente non abbiamo mai voluto ascoltare e contro il quale adesso, sbattiamo le corna.

Un uomo che prende atto in modo inequivocabile che la moglie ha delle frequentazioni clandestine, ha la possibilità di comprendere se ha sposato una donna da sempre leggera e priva di reale amore oppure una moglie innamorata, la cui frustrazione nel rapporto coniugale l’ha spinta ad una compensazione trasgressiva, punitiva e piacevole allo stesso tempo come quella di cedersi ad altri uomini coi quali vivere una sessualità intensa e senza gli stessi tabù patiti col marito.

Spiegare ad un uomo addolorato, ferito nel cuore e nell’orgoglio le ragioni per le quali la moglie lo ha così mortificato, suo dire e manifestare nella richiesta di confronto, non è semplice quando si ha davanti la ragione in persona di una scelta del genere. Perchè proprio il contenuto del suo esporre il clima coniugale esprime il significato delle fotografie che un investigatore privato gli ha fornito dopo che il marito ha trovato i numerosi indizi seminati dalla “sbadata” moglie, commissionandogli l’incarico per un eventuale divorzio per giusta causa atteso la consistenza patrimoniale da tutelare.

Il matrimonio è un punto di partenza, non di arrivo. E’ l’inizio di un cammino che calza le forti scarpe dell’amore e non i calzini del divano, specialmente per una donna che investe la sua vita accanto all’uomo del quale è innamorata e rinforza con la sua vicinanza, il suo sostegno e la condivisione ad una vita di coppia, non di solo supporto alla vita del marito.

Un uomo che sceglie di navigare accanto ad una donna non dovrebbe rappresentare la quiete del matrimonio ma la tempesta dell’amore, il cui vento tira tutti i giorni anche con lievi soffi ma quando invece è calma piatta si perde il senso di quel navigare insieme, ove la donna ha le vele al vento e l’uomo dovrebbe cazzar la randa e non allascare il fiocco della passione.

Mi si perdoni questo lieve doppio senso marinaresco ma sono inquinata dalla vicinanza con quel livornesaccio di mio marito, che di tanto in tanto riesce a condizionare il mio abituale equilibrio anche verbale. Credo comunque di aver reso l’idea, forse non tramite una squisita tecnica pedagogica,  in favore di quei mariti che hanno ancora il tempo di spegnere la televisione e dedicare le attenzioni ad una moglie che, il più delle volte, diventa tifosa per condividere un momento col proprio marito e non necessariamente per la passione verso il calcio.

Di donne leggere è pieno il mondo, di mariti che si sposano senza sapere il perchè anche, per questo l’amore ha nelle sue difficoltà il coraggio delle emozioni che ha come primo requisito il riconoscimento dello spessore del sentimento e della qualità del legame che unisce due vite, senza annullarne una nell’altra bensì unendo due autonomie o, almeno così dovrebbe essere.

Spesso il commercio dei sentimenti spinge i più deboli alla vigliaccheria emotiva e relazionale e non a quella forza che invece l’amarsi dona sotto forma di confronto, colloquio, messa in discussione, scontri ed incontri senza mai dubitare non dell’altro ma di se stessi e di quel sentimento che ci ha permesso di compiere quella scelta. Altrimenti ci siamo solo venduti la solitudine per timore di viverla.

Quando ho incontrato la moglie all’interno di un tentativo mediato di ricongiungimento, non ho visto la classica donna leggera schiava del suo ego ma una trentottenne serena ed equilibrata nel suo lavoro e nel suo mondo interno, consapevole delle proprie risorse e della frustrazione vissuta in oltre dieci anni di matrimonio, durante il quale lei è cresciuta sotto tutti i profili mentre il marito è rimasto il ragazzotto del quale si era innamorata ma non è mai diventato uomo, restando di fatto assolutamente affidabile come marito, come lavoratore, come padre ma non come compagno di emozioni, di passione, di crescita in quel cammino comune che si è trasformato solo in un percorso parallelo.

Donna che ha provato in tutti i modi ad offrire al proprio marito il confronto rispetto al suo sentirsi poco amata, alle poche attenzioni ricevute rispetto al trascorrere il tempo con gli amici di sempre, col gruppo, le partitelle, le cene del dopolavoro, le domeniche sempre insieme a loro con le rispettive famiglie e mai più quei momenti loro, se non di tanto in tanto ma sempre con la riserva dei tabù, perchè certe cose le fanno le “puttane” e non le moglie e comunque “da fidanzata non hai mai espresso niente di simile”.

Si cresce, si matura, ci si evolve sotto tutti gli aspetti, specialmente una ragazza che diventa donna all’interno del matrimonio con un uomo sostanzialmente regolare, senza particolari picchi e senza rischi, il classico bravo affidabile ragazzo che però tale rimane, ragazzo.

Tale, affidabile ragazzo immaturo di quaranta anni, ho avuto di fronte a me nello spiegargli che in realtà la moglie non ha tradito lui ma se stessa. Perchè ha tradito quel coraggio che non ha più avuto delle sue emozioni, finendo con lo scindere il proprio valore fra una moglie ed una madre affidabile da dedicare al marito ed alla famiglia ed una donna da dedicare a se stessa, comunque sola anche se gratificata dall’accoglienza di un convengo carnale che termina dopo la conferenza.

Emozioni di una donna in conflitto che cerca nella punizione del marito quella mortificazione utile a prendere atto della realtà, nella quale le cosiddette corna con un evidente post it attaccato sopra hanno solo avuto il valore del messaggio, ovvero “aiutami” e, non, ti tradisco perchè sono leggera.

Il matrimonio ha anche questi rischi, quelli del naufragio ma, uso ancora dei termini marinareschi del mio buon marito, quando salta lo strallo si prende una drizza di rispetto e la si assicura alla ferramenta di prua, mettendo poi la nuova manovra in forza.

Tutto questo significa l’invito ad andare oltre l’evento traumatico, lo scoglio contro il quale abbiamo scalfito lo scafo, significa superare il pensiero del “perdono del tradimento” per raggiungere quel vento utile a spazzar via le nuvole e riprendere una navigazione serena, ricordandosi sempre che se si sposa una donna intelligente non si può aver la barca bella per lasciarla in uno stagno, perchè prima o poi affonda…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

Nota per il lettore: sei autorizzato a ri-pubblicare questo articolo nel tuo o in altri siti web oppure sulle piattaforme sociali, con la preghiera di non cambiarne la struttura ed il significato, di non farne oggetto di lucro e di citare cortesemente la fonte. 

Se desideri commentarlo puoi usare lo spazio dedicato, naturalmente nel rispetto degli argomenti trattati e della sensibilità dei lettori. Mi permetto solo di verificare i commenti prima di approvarli per prevenire lo spam e la pubblicità ma non adotto nessuna forma di censura sui contenuti che vorrai esprimere.


torna alla home page 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...