educare i figli a mangiare quello che c’è…

Una delle difficoltà maggiori incontrate da parte dei genitori è quella del cibo, dal riuscire a far mangiare ai figli la frutta o la verdura fino al dover discutere con loro sul tipo di alimento da cucinare o meno.

E’ uno dei lussi del benessere che in molti non possono permettersi, motivo per il quale personalmente adotto la filosofia del “quello che c’è” arricchita dal cibo “premiante” veicolato come una sorpresa o, addirittura, un regalo.

Indipendentemente dall’indirizzo alimentare della famiglia, onnivoro, vegetariano o vegano, i bambini fanno del cibo anche un linguaggio comunicativo delle loro emozioni tramite il quale manifestare in modo unilaterale il proprio stato d’animo oppure quei messaggi più mirati nei confronti della madre in particolar modo.

Un bambino che dice questo non lo mangio o questo non lo voglio, non è un bambino viziato o capriccioso, forse sta cercando di dirci qualcosa che non riusciamo a percepire, fosse anche il solo semplice dire che quel piatto fa veramente schifo nel sapore e nel gusto e, conosco madri, che non hanno la minima concezione del cucinare.

E’ infatti molto importante da parte dei genitori riuscire a trasferire il messaggio verso i figli, sin da piccolissimi, che quanto abbiamo messo a tavola non rappresenta un “qualcosa che sfama” ma ha nel suo significato affettivo quel gesto che “ciba” soprattutto le emozioni.

Dire mangia e zitto ad un bambino che in quel momento fa i capricci, non equivale ad educare un figlio a mangiare quello che c’è, a dare perciò valore non solo al cibo come prodotto alimentare ma soprattutto al gesto di mangiare come relazione con se stesso e con la famiglia oppure con gli altri da se.

Osservo molti bambini ingurgitare il cibo quasi senza masticarlo, velocemente ed in modo ansiogeno, addentare panini con rabbia, evidenzio in questo lo stesso distacco che c’è con la madre, una forma di trascuratezza che non fa mancare nulla, ovvero la peggiore espressione dell’incuria emotiva.

Un figlio amato mangia tutto, semplice.

Questo non significa assolutamente che i bambini che non mangiano non siano amati, bensì manifestano col rifiuto o coi capricci una lacuna educativa nel “formarli” a mangiare e tale è possibile con l’amore dei genitori che educano i figli a mangiare quello che c’è, ove “quel che c’è” è proprio l’amore dei genitori nell’educarli a mangiare.

Una madre che nutre i figli con apatia verso il cibo li sfama e basta, i bambini impareranno quindi solo a mordere ed ingurgitare chiedendo qualcosa che deve sempre avere un sapore buono, ecco quindi giungere merendine industriali ipercaloriche, oppure panini americanizzanti ipergonfiati, caramelle come se piovesse e quei terribili dolcetti di ogni forma e colore che tanto fanno felici i dentisti.

I genitori che educano i figli alle emozioni del cibarsi, nutrono la relazione con e fra loro, utilizzando ora la frutta ora la verdura come agente educativo del significato del mangiare, seguito da un alimento preferito e particolarmente gradito come oggetto “premiante” e come soggetto “regalo” che ha il valore di elemento saldante di quel significato emotivo del nutrirsi.

Il resto appartiene alla cultura alimentare della famiglia ed alle possibilità di spesa per fare la spesa, ricordandoci sempre che i bambini che mangiano il filetto o il dentice tutti i giorni non sempre sono nutriti emotivamente con gli stessi ricercati ingredienti con cui sono sfamati…

Sara

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