quando un figlio non vuole più andare a scuola..

Affronto in questi giorni la difficoltà di assistere al rifiuto di mio figlio di andare a scuola, contrapposto alla fierezza ed alla volontà manifestata fino a poco tempo fa di alzarsi per correre in classe insieme alla sorella Matilde, nella quale è un bambino che ha anticipato l’anno, perchè è nato ad aprile ed abbiamo voluto e dovuto mettere i due fratelli insieme per motivi di opportunità generali.

E’ importante capire che non sempre queste manifestazioni hanno una ragione specifica ma possono complementare fra loro più cause, per questo è inutile sottoporre i figli ad una sorta di interrogatorio oltre le corrette domande per capire se è “successo qualcosa” oppure se questo rifiuto appartiene alle normali dinamiche dei bambini, specialmente di chi i sei anni anagrafici li compie nel corso dell’anno scolastico.

La stanchezza generale, le troppe pause fra vacanze e stop didattici inframezzati dai ponti, qualche piccolo screzio col bulletto di turno od un rimprovero per una marachella, possono rappresentare una delle ragioni per le quali un figlio si impunta per non andare a scuola, destabilizzando gli impegni mattutini della famiglia.

Nel mio caso, stamani, ho ascoltato le ragioni che mio figlio Fabio Massimo ha provato a spiegarmi, non senza difficoltà, del perchè “non ha più voglia” rispetto al solito correre a scuola, in cui incontra delle maestre capaci e serene sotto tutti i punti di vista, non degli insegnanti mortificanti o un ambiente ostile, al contrario.

Una madre ha quindi il dovere di porsi in discussione, sia per la qualità della vita generale dei figli che per gli eventuali problemi della famiglia che rappresentano un secondario motivo di scarso stimolo ad andare a scuola.

Dopo essermi confrontata con mio marito, questa mattina Fabio ha deciso di portarsi il figlio al lavoro e di coinvolgerlo in qualcosa di esclusivo fra loro, perchè indipendentemente dalle ragioni del suo rifiuto proprio il rinforzo consente di meglio comprenderlo al contrario del forzato farglielo dire.

E’ giusto quindi avallare il rifiuto di un figlio di andare a scuola?

Seguo la politica del male minore, senza farmi impressionare da quel meraviglioso linguaggio verbale e non verbale dei bambini, anche di mio figlio quindi, che tende a indurci a credere che lo abbiano rapito gli ufo e sottoposto a terribili esperimenti per portarci a dire quel “va bene resta a casa”.

Dopo aver ascoltato le sue ragioni, dopo aver buttato qualche falso bersaglio per evidenziare il plus rispetto al reale, ho preso atto che effettivamente ha una difficoltà che gli ha ridotto lo stimolo di andare a scuola sulla quale lavorerò insieme a mio marito per capirne l’esatta natura.

Nel frattempo stamani il pisellino furbetto si è guadagnato una giornata col Padre, che gli ha dato un nuovo soprannome, il “pigrotto di mompracem”…

Blog_Famiglia_Piselli_Sara_2014
dott.ssa Sara Moi Piselli, pedagogista

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