educare le figlie alla giusta lotta contro il Padre…

Coloro che hanno avuto i genitori nati negli anni venti e trenta, fra i quali chi scrive, ben ricordano il clima autoritario che la figura del padre imponeva in casa, da quelle residuali regole di un ventennio Balilla ai doveri di evitare i rumori durante il riposo.

Guai a cercarne un confronto personale oppure a coltivare i classici conflitti adolescenziali con lui, spesso affrontati in solitaria o con la presenza della famiglia di fronte ai soli risultati errati di una esperienza sbagliata.

Oggi un padre rischia di essere trasformato in un genitore zerbino o proiettato nel ruolo del genitor-servente, ridotto quindi dello spessore necessario per rappresentare una autorità.

Ho sempre detto che un genitore, ed in particolare il padre, ha nella sua autorità emotiva tutte le risorse per sviluppare un rapporto coi figli e soprattutto con le figlie.

Una relazione emotiva profonda che possa progressivamente riconoscere e rispettarne il loro diritto di distaccarsi da quella figura che le ha accompagnate durante la crescita.

Una figlia ha quindi sia la necessità del distacco dalla famiglia che il bisogno di configgere col padre, ove la qualità del conflitto potrà rappresentare lo spessore della relazione emotiva che un genitore ha saputo crescere e far crescere nella evoluzione dei figli.

Vedere il padre di una ragazza adolescente ingerire nella sua vita con un atteggiamento vietante o vessatorio, mi sprona a scrivere questi articoli su un Blog pubblico e gratuito, con la speranza di un remoto confronto utile a capire quanto sia sbagliato “fare il padre di rincorsa”.

Rincorrere una figlia che cresce e che come tale “sfugge di mano” è del tutto errato e controproducente, sotto tutti gli aspetti.

Noi genitori sappiamo cosa ci aspetterà nel periodo della adolescenza dei nostri figli, specialmente femmine, per cui abbiamo tutta una infanzia su cui investire per affrontare le prime fasi del distacco dalla famiglia da parte dei nostri bambini che, tali, più non saranno nel giro di pochi (troppo veloci) anni.

Un padre che accompagna il processo evolutivo di una figlia è colui che non dovrà mai rincorrerne le ragioni dei conflitti contro i quali si troverà a combattere nella relazione con lei durante l’adolescenza. Giusti, sereni o meno sereni scontri generazionali, caratterizzati dai temi tipici di quella fase di età durante la quale vi è anche la trasformazione fisica della figlia e non solo una maturazione generale.

Figlia che porrà in discussione proprio la qualità della relazione col padre nei contenuti del loro rapporto attuale, che troverà nello spessore della loro relazione evolutiva di tutta una vita quella solida o meno solida base da cui affrontare il confronto del momento.

Divieti e doveri sono utili solo per i genitori, per andare a letto con l’ipocrita certezza di aver “messo in riga la figlia” senza sapere che magari in quel momento le righe messe su uno specchietto, sono ben altre.

Noi madri abbiamo perciò l’incombenza di mediare il conflitto fra le figlie femmine ed il padre, ove fino a non molto tempo fa consigliavamo di “non reagire” per non prendersi una sonante sberla oppure di “fare le cose di nascosto” sperando che ne restasse ignaro.

Il mondo è cambiato e cambiati sono i padri, non più autoritari tout court e nemmeno sempre capaci di esprimere quella autorità emotiva sul cui profondo significato tornerò con un futuro articolo.

Occorre perciò da parte di noi madri educare le figlie alla giusta lotta contro il padre, senza limitarne il valore delle ragioni degli scontri, senza impedirne le espressioni del confronto, senza mai denigrarne i contenuti.

Per farlo è necessario dare l’esempio, niente altro che l’esempio del rispetto e dell’amore, perchè quelle madri che umiliano il marito con toni e parole vessatorie, oppure ne denigrano le doti, ovvero lo mortificano per quei rancori mai elaborati non potranno mai essere un buon esempio in favore dei figli e delle figlie in particolare.

Madri controllori delle vite di tutti ed ingerenti nella manipolazione emotiva del rapporto padre-figlia, altro non trovano che il loro stesso conflitto contro le “elettre” figlie.

Una madre rappresenta per la propria figlia, nel rapporto con suo padre, un esempio importante che non muta i ruoli ma media le posizioni all’interno del rapporto con l’uomo padre e con l’uomo marito.

In assenza della capacità di questo equilibrio, il futuro conflitto adolescenziale che la figlia avrà con la famiglia e col padre in particolare, sarà condizionato anche e soprattutto dalla posizione che la madre avrà dato alla figura del padre e del marito nelle relazioni generali della famiglia evolutiva ma non necessariamente evoluta.

Ben venga il conflitto che mia figlia Matilde sarà pronta ad offrire al mio buon marito, mentre l’altra mia figlia Edda probabilmente troverà un percorso più mediato.

E’ compito mio, tutti i giorni ed in ogni momento della giornata, educare le mie figlie al conflitto col padre, ora silente e manifestato nella misura della loro età ma ben presto sfocerà con le armi della adolescenza arricchite da un carattere forte.

La qualità delle parole, dei confronti e degli scontri che ho con mio marito sarà l’esempio con cui avrò educato le mie figlie quando, in piena adolescenza, avranno il bisogno di identificarsi oltre la famiglia dalla quale iniziare quel giusto distacco.

L’autonomia interna ed esterna che sapremo offrire alla crescita dei nostri figli, permettendo loro di raggiungerla con le proprie caratteristiche, è quindi la principale risorsa della quale noi madri e mogli possiamo disporre per partecipare al percorso evolutivo dei nostri bambini serenamente.

Nulla di tutto questo potrà avvenire senza la piena coscienza del significato di autorità emotiva che il genitore ha il dovere di conoscere e di esprimere, diverso dalla figura autoritaria alla quale siamo stati abituati dai nostri padri, confusi fra il valore emotivo della carezza e la paura che il troppo amore potesse indebolire i figli.

Un padre incapace di gestire la propria frustrazione sarà intollerante verso tutto ciò che non controlla e, non c’è niente di più incontrollabile, di una figlia adolescente con un carattere tenace ed una spiccata intelligenza emotiva.

Cari padri sappiate quindi che molto dipende dalla vostra capacità di tollerare le frustrazioni, molto dallo spessore della qualità della vostra autorità emotiva e moltissimo da quanto sarete capaci di accettare quel distacco di cui una figlia necessita, proprio per non cercare un padre in ogni uomo che incontreranno…

Sara

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