riflessioni di una pedagogista sulla responsabilità dell’intelligenza in una società dall’ignoranza polpottiana…

Un tempo era la gestione della storia da parte del potere di turno a condizionare la massa. Oggi è la massa che crede di potere fare la storia condizionando il proprio presente, spesso virtuale perchè proiettato sulle piattaforme sociali ed in una ampia impersonale rete.

Presente eterno, perchè è una massa che non matura, la cui evoluzione è espressa solo in una lunghezza cronologica ma mai in quella larghezza di esperienza e di spessore indispensabile per raggiungere la consapevolezza del significato di tempo, per questo osservo molti adulti esprimere dei pensieri sub-adolescenziali supportati dal peso dell’età che non rappresenta nessuna forma di reciprocità di pensiero, di confronto, bensì la mera imposizione del proprio.

L’intelligenza è sempre stata una responsabilità, già per il solo sapersi porre in discussione o per il desiderio di confrontarsi con la fonte originale di una informazione triangolata da più voci, ovvero di capire e, non solo, di essere stati resi edotti di un presunto sapere altrui.

L’intelligenza nella nostra attuale epoca ha invece assunto il valore quasi elitario di chi persiste a riconoscersi tale, intelligente, non saccente o supponente ma in questo modo rischia di significare agli occhi di chi non solo non ha il desiderio di capire ma evita ogni forma di confronto utile a raggiungere una minima consapevolezza della realtà.

La “colpa” dell’intelligenza non è il sapere ma il saper riconoscere, rispetto invece alla facile ignoranza che non conosce quel che potrebbe riconoscere come ignoto, se solo lo sapesse.

L’ignoranza, nella nostra attuale società, è una scelta individuale e non più una condizione sociale o una situazione territoriale. E’ la personale scelta di non voler sapere, la scelta di usufruire di un alibi condiviso in massa.

Massa che, come tutti gli ignoranti, si arroga il pensiero di educare gli intelligenti e questo rinforza solo il potere di turno, simile ad un “anno zero polpottiano” che nel nostro paese ha nella attuale Cambogia politica quella rivoluzione che rischia di trovare un incredibile numero di sostenitori.

Sostenitori ignoranti a tal punto che non sapranno riconoscere il passo successivo, quello in cui ascolteremo alla radio (unica) quel terribile messaggio di polpottiana memoria che recitava “Tenervi non comporta alcun beneficio, eliminarvi non comporta alcuna perdita”.

E Pol Pot non è un ristorante esotico ove si mangia a volontà con un prezzo unico, nel quale c’è anche il wi fi gratuito…

Sara

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