scuola omologante o terreno collettivo di intelligenze individuali?

Chi legge questo Blog ha imparato a riconoscere l’importanza che dono al significato di autonomia interna ed esterna dei bambini ed al costante riferimento nella loro evoluzione della capacità di espressione delle proprie emozioni, per questo il titolo propone un quesito che mi auguro possa essere interessante per i lettori.

Non sono in grado di poter offrire una risposta, se non nella solita misura del buon senso, ovvero che la scuola propone degli strumenti che i bambini intelligenti sapranno trasformare in una risorsa individuale, mentre il resto si adeguerà alla mediocrità omologata.

Più o meno quello che accade nella normale giornata anche fuori dalla scuola, ove i genitori intelligenti sapranno coltivare le risorse acquisite dai propri figli e coloro invece omologati altro non faranno che gestire i figli nel perimetro dei propri confini mentali, emotivi e relazionali.

La scuola è quindi quella spugna che “rilascia acqua pulita ma non lava i bambini”, tanto per rendere chiaro il pensiero sul ruolo effettivo di una agenzia educativa, alla quale e con la quale dovrebbero essere affiancate le varie competenze genitoriali utili a creare un continuum nella formazione generale dei bambini, per mandarli puliti a scuola.

I genitori oggi delegano invece alla scuola una competenza relazionale ed emotiva che ne supera i confini perchè non appartiene ad un polo educativo strutturato su griglie e programmi che, come tali, mirano anche al processo formativo dei figli sotto il profilo interno e relazionale che conosciamo sotto il termine di socializzazione ma molto diverso dalla qualità della relazione che la famiglia dovrebbe sviluppare nel rapporto coi figli e non possiamo sempre sperare nelle e negli insegnanti sensibili, oltretutto ben consci di non poter nemmeno esprimere appieno questo aspetto.

Programmi e griglie formative che sono uniformate per tutti ma, non necessariamente per tutti, uniformanti. Questo perchè hanno previsto nei loro contenuti quella autonomia didattica che consente ai singoli istituti ed agli insegnanti una maggiore capacità di strutturare i programmi a misura di tessuto culturale sul loro territorio e, ove possibile, anche investendo sul coinvolgimento dei genitori mirando proprio a quel continuum difficile da far comprendere.

Aspettarsi dalla scuola una attività formativa individuale è impossibile se non nella misura della sensibilità dei maestri e delle maestre, più facile da riconoscere nelle classi piccole e meglio gestite rispetto a quelle più numerose e magari caratterizzate da una imposta mole di differenze di vario genere.

Attività individuale che non significa personale, non nel rapporto 1:1 per intenderci bensì che permette al singolo bambino di sviluppare le proprie capacità grazie a quel tipo di progetto rispetto al bambino che, invece, si adatta ad una griglia formativa che egli soddisfa nei termini della omologata sufficienza.

Nel primo caso avremo un bambino che porterà nella propria vita extrascolastica la competenza che ha saputo così esprimere riconoscendone il valore interno in una formazione esterna, nel secondo caso avremo solo un bambino che ha acquisito una competenza senza riconoscersi in essa, lasciandola quindi sui banchi di scuola per avere lo strumento utile per soddisfare i soli requisiti di merito.

La famiglia è importante proprio in queste dinamiche, ovvero la qualità della relazione emotiva, educativa e formativa fra genitori e figli permetterà ai bambini di attivare quello scambio e quel continuum autonomamente sviluppato tramite le loro risorse interne ed esterne, tramite l’espressione delle emozioni e grazie alla loro naturale intelligenza emotiva che nasce in loro e cresce dentro casa e, tale, si concretizza anche a scuola, non il contrario.

In molti mi chiedono cosa penso della “educazione parentale” che permette secondo alcuni di “scansare” la scuola ordinaria, credendola esclusivamente omologante e castrante nelle intelligenze individuali.

Rispondo che sono certamente favorevole alla autonomia dei genitori di applicare questa opportunità nel rispetto delle esigenze generali dei bambini, senza credere di “salvare” i figli da un sistema di gregge che ammassa perchè non è così e, ove è tale, lo è perchè i genitori stessi sono già pecore omologanti.

Certamente un bambino intelligente ed autonomo con dei genitori non mortificanti e non castranti le sue risorse interne, avrà una maggiore difficoltà a coltivare le proprie capacità in una classe in cui molti bambini sono già strutturati dalla famiglia per essere omologati, non significa però che le possa perdere o ne diminuisca il valore, grazie ai suoi genitori che faranno della risorsa offerta dalla scuola comunque una continuità indipendentemente dallo “spessore”.

Temo, al pensiero di certi genitori che si trasformano in esperti di “educazione parentale” rischiando così consegnare ai figli una laurea honoris causa in grande fratello applicato.

Allo stesso modo sono la prima a rinforzare quel padre e quella madre che investono il proprio tempo e le risorse di ogni tipo nella formazione parentale dei propri figli, non limitata alle mura domestiche ma offerta in quella meravigliosa scuola chiamata mondo.

I miei tre figli sono stati educati in tal senso per tutta la loro prima evoluzione e ne hanno tratto solo dei benefici importanti sotto tutti i profili, interni ed esterni. I due più grandi frequentano ora la scuola pubblica ma non per questo vivono una difficoltà in nessun senso, se non nel riconoscere che la propria autonomia ha avuto tempi diversi rispetto a quella di altri bambini, niente di strano o di eccezionale.

In conclusione dobbiamo osservare la scuola come una opportunità di riuscire a saper leggere e scrivere ma, poi, debbono essere i genitori a dare un senso ai contenuti di quel che leggono, scrivendo e leggendo con loro, spiegandone il significato senza mirare al solo ed esclusivo rendimento.

Un genitore che permette ai figli di riconoscere le proprie risorse ha già attivato la più elevata forma di educazione parentale, quella della formazione emotiva e relazionale, che gli consentirà di essere dei bambini sereni, anche in classe.

Il resto appartiene alle idee politiche e sociali, alle filosofie e stili di vita che riferiscono più ad un mondo adulto-centrico che al reale panorama evolutivo dei bambini.

Se, domani insieme a mio marito, decideremo di coltivare di nuovo una educazione parentale nei confronti dei nostri figli, non sarà perchè riteniamo “minore” la qualità degli insegnanti o della scuola ma solo perchè avremo ripreso a viaggiare nel mondo, donando alle competenze acquisite progressivamente dai figli quella scuola di vita dell’esperienza, del confronto, dello scambio ma soprattutto della costante applicazione dei metodi di apprendimento delle loro singole competenze, interne ed esterne.

Educazione parentale non significa far meno o far poco rispetto ai doveri scolastici, rappresenta solo un diverso metodo di acquisizione del fare e del saper fare, in cui i genitori hanno la totale piena responsabilità educativa e formativa dei figli, senza deleghe di nessun tipo…

Sara

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