riflessioni di una pedagogista sui bambini emotivamente trascurati…

Generalmente si pensa all’incuria ed alla trascuratezza di un bambino quando lo si vede sporco o malnutrito, oggi voglio invece affrontare il tema della trascuratezza emotiva anche nei confronti di quei bambini ben vestiti, belli e di buona famiglia come si diceva un tempo per classificarne la posizione sociale.

Parlo di quei bambini privati di una affettività certa e costante, impediti di riconoscere e di esprimere una emozione, costretti a regole e doveri adulto-centrici da parte di genitori che guidano auto costose ed hanno belle case ma non investono nulla nelle competenze genitoriali, perchè sono convinti che quello sia il metodo giusto di relazionarsi coi figli.

Il benessere offre numerosi agi ma non sempre la chiave per uscire dalla cella dell’ignoranza nella quale si rinchiudono volontariamente, convinti di essere liberi solo perchè sono i padroni della propria prigione.

Osservo dei bambini girovagare nella propria infanzia senza una guida emotiva tale da indirizzarli alla loro evoluzione ma solo lasciati crescere col tempo, nel flusso delle regole sociali che li educano alle regole stesse, cresciuti all’interno di una famiglia caratterizzata dalla unione di singoli egoismi mai diventati uniti nella reciprocità, meri incontri di geni non sempre ricchi di intelligenza.

Osservo dei bambini figli della depressione camuffata da benessere, fragili prede di una affettività di cui hanno fame, vulnerabili all’alleanza con le piccole cattiverie da proiettare negli altri per gestire il proprio male-stare che nemmeno comprendono.

La trascuratezza emotiva che agisce una madre è la peggiore delle torture per un bambino, perchè non ha una madre anaffettiva ma una donna incapace di emozioni in generale che cresce dei figli con il dovere delle sue regole, è così punto e basta altrimenti sono anche botte.

Bambini incapaci di quella educazione relazionale con gli altri bambini, costantemente difesi contro la prima minima osservazione o critica, perennemente a confronto con quelle famiglie più unite che tanto vorrebbero.

Bambini emotivamente rassegnati che individuano nelle piccole cattiverie la compensazione del proprio dolore, ai quali opporre i limiti della maleducazione.

Osservo bambini piangere disperatamente per comunicare il proprio malessere, raramente percepito da parte di chi individua in quel  pianto solo la fonte del disturbo che prova, contro il quale agire le misure più abituali per acquietarlo, dal gioco al cibo di qualsiasi forma o genere fino alla sberla e tutto si muta.

Bambini, prigionieri in una vita dei genitori rimasti immaturi a tal punto da non capire che il loro bene-stare economico gli potrebbe consentire di acquistare ed acquisire quel giusto confronto per essere realmente felici e, non solo, apparentemente sereni perchè non hanno l’angoscia delle scadenze…

Sara


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