educare i figli a farsi amica la paura…

Nelle ultime settimane sono accaduti quegli eventi che ho descritto in alcuni articoli di questo Blog, definendole ingerenze, tali da indurre un indice di allerta maggiore rispetto al normale stare attenti in generale.

Eventi che hanno evidentemente indotto nei miei figli un senso di paura, perchè questa sera prima di andare a letto hanno voluto blindare la porta, a modo loro naturalmente, con tre cuscini di un vecchio divano, cosa che mai avevano fatto prima.

Fabio, mio marito, come tutte le notti compie il suo giro d’orizzonte intorno all’abitazione in cui attualmente viviamo, di fronte ad un campeggio con un ampio giardino che offre numerose vie di accesso difficili da monitorare interamente. Giro di controllo che somiglia molto più ad un metodo di rilassamento che ad una vera e propria opera di prevenzione ma rassicura i bambini che tanto si divertono quando si mette una lampadina nelle tasche all’altezza del sedere e finge di essere una lucciola cresciuta saltellando nel buio intorno alla porta di ingresso.

La paura è un sensore che i bambini così piccoli ancora non sanno e non debbono saper gestire, solo riconoscere come una emozione amica e non un disagio.

Per farlo adotto un metodo semplice, lasciarla esprimere nei modi spontanei,  come sentono di farlo e come meglio credono di “esorcizzarla” perchè fortunatamente rientra comunque nelle dinamiche dell’infanzia, anche se avrei preferito che avessero paura dei mostri come tutti gli altri bambini e non di chi sembra farci una visita non gradita.

Paura che faccio diventare una loro amica quando, dopo che hanno espresso le loro emozioni in tal senso, adotto un qualche racconto di rinforzo, utile a mandarli a dormire sereni come sempre.

Anche stanotte vedrò mio marito alzarsi più volte e fingere di andare a funghi in giardino, augurandomi che non incontri nessuno perchè per quanto mi abbia promesso di non andarli a cercare, rimane un Padre ed un marito che tutela la sua Famiglia contro ogni soggetto che accetti il rischio di farsi trovare alla porta di casa.

Fabio è un uomo sereno che ben conosce come controllarsi di fronte ad ogni emergenza, rimane il fatto che questa capacità di controllarsi non l’ha imparata dalle orsoline, non tanto perchè è un ex paracadutista militare ma per le esperienze che ha vissuto in ambienti ostili, come ho letto in un rapporto informativo che riguarda la sua permanenza in Bosnia nei primi anni novanta.

Ma siamo nel 2018, non siamo in Bosnia e nemmeno in Africa o in Libano o nei luoghi in cui ha vissuto esperienze compatibili col vedere “blindare” una porta.

Siamo a due metri dalla Francia, prigionieri di una realtà italiana che persiste da decenni, nella quale possiamo solo farci amica la paura, come se fossimo ancora dei bambini da rassicurare prima di andare a dormire…

Sara


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